Ancora una volta, dalle Nazioni Unite un attacco dalla Santa Sede

Un gruppo di esperti ONU punta il dito contro la Santa Sede in tema di abusi. La posta in gioco

Consiglio dei Diritti Umani, Ginevra
Foto: ADF
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È ancora ONU contro Santa Sede. L’ultimo attacco è venuto da un gruppo di esperti delle Nazioni Unite, che il 21 giugno, in concomitanza con l’inizio di una nuova sessione del Consiglio dei Diritti Umani, hanno reso pubblica una lettera di 11 pagine inviata in Vaticano lo scorso aprile. Nella lettera, si attacca la Santa Sede per la gestione dei casi di abuso, facendo una lista che arriva fino a casi degli Anni Novanta, e si arriva a chiedere che la Santa Sede ora implementi nel diritto canonico (non viene scritto esplicitamente, ma è la naturale conclusione del ragionamento) alcune normative civili, ponendo fine – si scrive – a un clima di “ostruzionismo” contro ogni processo o indagine di abuso.

In cosa consiste l’ultimo attacco? In una nota alla stampa, gli esperti fanno riferimento alla lettera inviata alla Santa Sede ad aprile, in cui esprimevano “grandissima preoccupazione riguardo le numerose accuse nel mondo di abusi sessuali e violenze commesse da membri della Chiesa Cattolica contro bambini, e riguardo le misure prese dalla Chiesa Cattolica per proteggere presunti abusatori, coprire crimini, bloccare la definizione delle responsabilità dei presunti abusatori ed evitare la dovuta riparazione alle vittime”.

Gli esperti si sono lamentati anche che i concordati e gli accordi della Santa Sede “limitano l’abilità dell’autorità civile di fare domande, obbligare a fornire documenti, o mettere sotto inchiesta persone associate con la Chiesa cattolica”. Hanno dunque chiesto alle autorità della Santa Sede di “evitare queste pratiche ostruttive e di cooperare pienamente con le autorità civili e con le autorità giudiziarie delle nazioni interessate”.

Gli esperti menzionano anche il recente processo in Vaticano per presunti abusi nel Preseminario – il collegio per chierichetti che si trova in Vaticano – e chiedono che ci siano altri processi del genere per casi di tutto il mondo, secondo il principio che gli Stati devono assicurare “giustizia, verità, riparazione e garanzie che i crimini commessi non avvengano di nuovo come risposta a gravi posizioni sui diritti umani”.

Per sostenere il loro ragionamento, gli esperti fanno una lunga lista di diversi casi. dai rapporti sugli abusi della Conferenza Episcopale Tedesca e quella Cilena, ai casi messi in luce dall’arcidiocesi di Bogotà, ma anche alla situazione delle scuole residenziali canadesi di cui il Papa ha parlato nell’Angelus del 13 giugno, fino a risalire al caso dell’Istituto Provolo in Argentina e ai casi all’interno dei Legionari di Cristo.

Che peso hanno queste accuse?

La lettera è parte delle procedure che gli esperti utilizzano per chiedere conto di alcune questioni specifiche, e queste lettere vengono poi tutte pubblicate. Non si tratta, dunque, di una pratica inusuale. Inusuali, però, sono le richieste. E sono inusuali per due motivi: perché vanno al di là delle competenze degli esperti; e perché arrivano a chiedere alla Santa Sede di modificare la struttura dello Stato di Città del Vaticano o di cambiare persino la dottrina per permettere ai sacerdoti di essere più facilmente perseguibili.

Gli esperti delle Nazioni Unite sono indipendenti, non lavorano per nessuno Stato, e lo fanno su base volontaria. I loro pareri non sono vincolanti. Eppure, entrando nel sistema delle Nazioni Unite e adoperandosi come “special rapporteur”, hanno un ruolo non secondario nell’indirizzare relazioni o testi. Non si tratta mai di testi vincolanti. Eppure lo diventano, perché, una volta approvati, la terminologia che utilizzano diventa parte della terminologia delle Nazioni Unite, entra in altri documenti ufficiali e diventa uno strumento per fare leva sugli Stati per prendere o non prendere alcune posizioni.

Anche la Santa Sede è nel sistema delle Nazioni Unite, pur non essendo uno Staot membro, e per questo firma e ratifica convenzioni e trattati internazionali, portando il suo peso morale nei testi e certificando con la sua sola presenza l’importanza di portare avanti un impegno.

Da queste convenzioni passano gli attacchi alla Santa Sede. Due esempi concreti: la Santa Sede ha firmato la Convenzione sui Diritti del Fanciullo e la Convenzione contro la Tortura. Come tutte le convenzioni ONU, l’applicazione delle convenzioni negli Stati viene valutata da un Comitato di esperti, che si riunisce periodicamente per cicli di valutazione.

Nel caso della Santa Sede, i comitati sono andati oltre il loro compito, e hanno considerato non solo lo Stato di Città del Vaticano, ma le situazioni della Chiesa in tutto il mondo. Così, nel febbraio 2014 il Comitato della Convenzione ONU per i Diritti del Fanciullo arrivò persino a chiedere di cambiare l’insegnamento della Chiesa sulla sessualità umana e sul diritto canonico, definendo la confessione come una sorta di “codice del silenzio”. Addirittura, il rapporto lamentava che “la Santa Sede continua a porre enfasi sulla promozione della complementarietà e dell’eguaglianza in dignità, due concetti che differiscono dall’eguaglianza per legge e per pratica delineata nell’articolo 2 della Convenzione e che sono spesso usati per giustificare legislazioni e politiche discriminatorie”.

Nel maggio 2014, il Comitato sulla Convenzione ONU contro la Tortura cercò di far definire come tortura anche l’abuso su minori, per poter così includere il tema nel rapporto sulla Santa Sede. La Santa Sede rispose alle accuse, fornì persino i dati della lotta agli abusi (848 sacerdoti ridotti allo stato laicale per casi di abusi, 2572 puniti su 3420 casi di credibili abusi sui minori venuti fuori nell’ultimo decennio), ma sottolineando sempre non si poteva andare oltre i termini della Convenzione.

Nel dicembre 2019, dopo la decisione di Papa Francesco di non applicare il segreto pontificio alle procedure legali sugli abusi, Maud de Boer-Buquicchio, special rapporteur ONU sulla vendita e lo sfruttamento sessuale dei bambini, aveva preso una posizione ufficiale, lodando la decisione del Papa, ma allo stesso tempo chiedendo di “stabilire la denuncia obbligatoria di tutti i sacerdoti e officiali vaticani che hanno conoscenza di questi atroci atti”.

In tutti questi casi, sono stati messi in discussione due principi. Il primo è quello del segreto della confessione, così sotto attacco in tutto il mondo che l’1 luglio 2019 la Penitenzieria Apostolica – il supremo tribunale della Chiesa cattolica – ha pubblicato una nota ufficiale per ribadire che il segreto della confessione è inviolabile.

Il secondo principio in discussione è quello della Sovranità della Santa Sede. La distinzione tra Santa Sede e Stato di città del Vaticano assicura la protezione della libertà religiosa. Vero è che lo scandalo degli abusi è stato enorme. Vero è anche che molte accuse sono state ingiuste, e che la Chiesa da sempre deve proteggere i suoi membri da attacchi che possono essere ingiusti e politicamente orientati. Sono attacchi, tra l’altro, che puntano proprio ad indebolire l’insegnamento della Chiesa.

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