Annuario pontificio, che fine ha fatto la “Commissione sanità” del Vaticano?

I nuovi membri sono stati nominati a giugno 2020. Ma nell’annuario pontificio non c’è traccia della commissione, che pure è considerato come un organismo di Curia

Uno scorcio di San Pietro visto da Santa Marta
Foto: Bohumil Petrik / ACI Group
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È stata costituita come organo della Curia, e con un regolamento proprio, la Pontificia Commissione per le Attività del Settore Sanitario delle persone giuridiche pubbliche della Chiesa. I suoi membri sono stati rinnovati nel giugno 2020, per un mandato triennale, come da statuti. Eppure, di questa commissione non c’è alcuna traccia nell’Annuario Pontificio 2021, e nemmeno sulla pagina della Curia Romana del sito del Vaticano, dove tra l’altro si trova anche la Rete Mondiale di Preghiera del Papa, recentemente costituita come fondazione di diritto pontificio (a onor del vero, poi la commissione si ritrova tra le pagine interne).

Tra curiosità, nomine e assenze dell’annuario pontificio, spicca dunque l’assenza di questa commissione stabilita a fine 2015. L’obiettivo della commissione era di fungere da controllo e vigilanza su come le strutture sanitarie gestite dalle Congregazioni religiose gestiscono denaro e beni.

La commissione nasce quando ci sono diversi casi da gestire. Il più importante è noto è quello del crack dell’IDI, Istituto Dermopatico dell’Immacolata che si era ritrovato con 800 milioni di euro di debiti a causa di una sistematica appropriazione indebita dei fondi da parte di alcuni amministratori, e aveva dovuto dichiarare bancarotta nel 2012. Proprio nel 2015, la Segreteria di Stato vaticana ha acquisito l’ospedale, tirandolo fuori dalla bancarotta amministrata dallo Stato italiano, attraverso una partnership for profit con l’ordine religioso che aveva posseduto e gestito l’ospedale.

Ma c’è anche il caso, più recente, dell’Ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina, che rischia di essere venduto per un altro crack finanziario. Senza contare il caso dei Camilliani, ordine che gestisce 114 ospedali nel mondo, fondato da San Camillo de Lellis nel XVI secolo con il compito preciso di “dare servizio completo alla persona inferma” ed “essere scuola di carità per coloro che condividono il compito di assistenza agli infermi”. Proprio sul controllo di un ospedale, quello di Santa Maria della Pietà a Casoria, vicino Napoli, si è consumata una vicenda che ha portato nel 2012 all’arresto del superiore dei Camilliani, padre Renato Salvatore, condannato a tre anni di reclusione nel 2019.

Sono dati che non vogliono dimostrare che nella Chiesa ci sono gli scandali, ma piuttosto che quando le gestioni diventano solo manageriali e perdono di vista il loro carisma fondante, perdono con il carisma anche la capacità della corretta amministrazione. Ed era questo lo scopo della commissione.

La commissione era infatti stata stabilita a dicembre 2015 da Papa Francesco, con lo scopo di “contribuire alla più efficace gestione delle attività e della conservazione dei beni mantenendo e promuovendo il carisma dei fondatori”.

La nuova membership era stata delineata nel segno della continuità: Monsignor Luigi Mistò, che è presidente del Fondo di Assistenza Sanitaria della Santa Sede, è presidente. È entrato nella commissione monsignor Segundo Tejado Muñoz, sottosegretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, al posto di monsignor Jean-Marie Mupendawatu, segretario del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari che è stato ora assorbito dal dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale.

Non era stata confermata di Mariella Enoc, presidente del Consiglio d’Amministrazione dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di proprietà della Santa Sede, ma era entrato nella commissione l’avvocato Giovanni Barbara, professore di Diritto Commerciale, che di Mariella Enoc è stato consulente che aveva operato con il Bambino Gesù anche nella vicenda del pagamento dell’appartamento del Cardinale Tarcisio Bertone.

Altri nomi: Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e già ministro della Salute nel governo Monti; Fabrizio Celani, presidente nazionale dell’Associazione Cattolica degli Operatori Sanitari; Maurizio Gallo, imprenditore nel settore della consulenza e delle relazioni istituzionali e coinvolto anche nella Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice; e Saverio Capolupo, magistrato tributario, che Papa Francesco ha nominato il 16 febbraio 2019 come consulente dello Stato di Città del Vaticano, e in particolare delle strutture previste dall’ordinamento dello Stato in materia economica, tributaria e fiscale. Capolupo, tra l’altro, è stato chiamato a presiedere la Fondazione Luigi Maria Monti, che gestisce appunto l’IDI, dopo che per un periodo brevissimo la fondazione era stata guidata da un figlio della Congregazione dell’Immacolata Concezione che aveva fondato l’ospedale, padre Giuseppe Pusceddu,

Suor Annunziata Remossi, officiale della Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, è stata confermata come segretario della Commissione, mentre don Marco Belladelli, assistente ecclesiastico dell’Unione Cattolica Farmacisti Italiani, è stato nominato direttore dell’Ufficio della Commissione, “con diritto a partecipare, con voce e voto, alle attività della medesima”.

Tutti nomi che stavano a testimoniare come il lavoro della Commissione dovesse proseguire, e proseguire con esperti.

Ci sono varie ipotesi per cui la commissione non sia inclusa nell’Annuario Pontificio, tutte speculazioni, in fondo.

La prima ipotesi è che, essendo una commissione attiva finché il Papa non disporrà altrimenti, non venga considerata un organo di Curia a tutti gli effetti, nonostante gli Statuti dicano il contrario.

La seconda ipotesi è che non si vuole pubblicizzare troppo il lavoro della commissione, considerato che deve andare ad intervenire in situazioni particolarmente difficili e complesse.

La terza è che la commissione non è considerata in attività perché le riunioni quasi non ci sono state, mentre casi spinosi come quelli dell’IDI sono stati risolti all’interno dei “grandi dicasteri”, e non certo riunendo la commissione.

Resta un mistero, comunque, perché un organo così costituito non sia presente nell’annuario pontificio 2020.  

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