Artemide Zatti, l'infermiere santo innamorato di Don Bosco

Il postulatore generale dei salesiani, don Pierluigi Cameroni racconta la vita del nuovo santo

Artemide Zatti in farmacia
Foto: Archivio storico dei salesiani
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Artemide Zatti nacque a Boretto, in provincia di Reggio Emilia, il 12 ottobre 1880, da Luigi Zatti e Albina Vecchi, una famiglia di agricoltori. Fin da piccolo fu abituato al lavoro e al sacrificio. A 9 anni già si guadagnava la giornata da bracciante. Nel 1897 la famiglia Zatti, costretta dalla povertà, emigra in Argentina per stabilirsi a Bahía Blanca. Qui Artemide comincia a frequentare la parrocchia retta dai salesiani e diventa collaboratore del parroco, don Carlo Cavalli, con il quale spesso condivide lavoro e preghiera. Domenica 9 ottobre sarà canonizzato.

Innamorato dell’opera di don Bosco, Artemide Zatti sta per prendere i voti nella casa salesiana di Bernal quando, proprio da un confratello, contrae la tubercolosi e questo fa saltare tutti i suoi piani. Don Cavalli gli suggerisce, allora, di pregare Maria Ausiliatrice promettendole, una volta guarito, di dedicarsi ai malati. Artemide acconsente e così rinuncia alla sua vocazione sacerdotale partendo per la casa salesiana di Viedma, dove serve aiuto all’ospedale missionario, come ha spiegato il postulatore generale dei salesiani, don Pierluigi Cameroni: “La sua grandezza fu non nell’accettare, ma nello scegliere il disegno che Dio aveva su di lui e la radicalità evangelica con cui si mise alla sequela di Cristo, con lo spirito di Don Bosco, cioè senza che venissero mai meno la gioia e il sorriso che derivano dall’incontro con il Signore”.

 

A lui chiediamo di spiegarci il motivo per cui papa Francesco ha deciso di canonizzarlo: “Papa   Francesco il 9 aprile scorso ha autorizzato la promulgazione del decreto relativo al miracolo

attribuito all’intercessione del Beato Artemide Zatti, salesiano coadiutore, nato il 12 ottobre 1880 a Boretto (Italia) e morto il 15 marzo 1951 a Viedma (Argentina). Successivamente il papa stesso ha fissato, nel corso del Concistoro del 28 agosto, per la domenica 9 ottobre la data della

canonizzazione. Al 2016 risale il miracolo riconosciuto per la canonizzazione. Il fatto riguarda la guarigione di un filippino, ridotto in fin di vita da un grave ictus ischemico, aggravato da una forte emorragia. La famiglia non avendo i mezzi per sottoporlo a intervento, lo riporta a casa, ma il 24 all’improvviso l’uomo si toglie il sondino naso-gastrico con cui era alimentato e l’ossigeno e chiede di poter mangiare; quindi, nei giorni successivi riprende la vita normale. Ad invocare la guarigione dell’uomo era stato suo fratello, un coadiutore salesiano, che lo stesso giorno del ricovero in ospedale aveva iniziato a pregare chiedendo intercessione del beato Artemide Zatti”.

Quale spiritualità aveva Artemide Zatti?

“Artemide Zatti ha consacrato la sua vita a Dio nel servizio ai malati, ai poveri. Responsabile dell'ospedale San José in Viedma, allarga la cerchia dei suoi assistiti raggiungendo, con la sua inseparabile bicicletta, tutti i malati della città. Amato e stimato dai medici che gli danno la massima fiducia, e si arrendono all'ascendente che scaturisce dalla sua santità: ‘Quando sto con Zatti, non posso fare a meno di credere in Dio’, esclama un giorno un medico che si proclamava ateo. Il segreto di tanto ascendente? Per lui ogni ammalato era Gesù in persona. Da parte dei superiori fu raccomandato un giorno di non superare, nelle accettazioni, il numero di 30 ammalati.

Lo si sente mormorare: ‘E se il 31° fosse Gesù in persona?’ Spesso la suora guardarobiera si sente interpellare: ‘Ha un vestito per un Gesù di 12 anni?’ Da parte sua non ci sono dubbi: tratta ciascuno con la stessa tenerezza con cui avrebbe trattato Gesù stesso, offrendo la propria camera in casi di emergenza, o collocandovi anche un cadavere in momenti di necessità”.

Perché si è dedicato ai malati?

“Quando Artemide era aspirante ebbe l’incarico di assistere un giovane sacerdote ammalato di tubercolosi, contraendo la malattia. Fu perciò inviato nell’ospedale di san José a Viedma. Qui egli fu particolarmente seguito dal sacerdote e medico, p. Evasio Garrone. Insieme a lui, chiese e ottenne da Maria Ausiliatrice la grazia della guarigione con la promessa, da parte sua, di dedicare tutta la vita alla cura degli ammalati. Guarì e mantenne la promessa. Nel 1908 emise la professione perpetua. Prima cominciò ad occuparsi della farmacia annessa all’ospedale. In seguito, ebbe la totale responsabilità dell’ospedale, che divenne la palestra della sua santità”.

 Per quale motivo è stato scelto il motto ‘Credetti, promisi, guarii’? 

“I tre verbi ‘credetti, promisi, guarii’ esprimono la benedizione e la consolazione che hanno toccato la vita di Artemide, quando ricette la guarigione dalla tubercolosi per intercessione di Maria Ausiliatrice. Testimoniò: Se sto bene e sano e in stato di poter fare del bene al mio prossimo ammalato, lo devo a padre Garrone Dottore, il quale, vedendo che la mia salute peggiorava ogni giorno, poiché soffrivo di tubercolosi con frequenti emottisi, mi disse che se non volevo finire come tanti altri, facessi la promessa a Maria Ausiliatrice di stare sempre al suo fianco, aiutandolo a curare i malati e che lui, confidando in Maria, mi avrebbe guarito. credetti, perché sapevo per fama che Maria Ausiliatrice lo aiutava in forma visibile. promisi, perché è sempre stato mio desiderio di essere utile in qualcosa al mio prossimo. E avendo Dio ascoltato il suo servo guarì”.

 Come essere lievito nella famiglia umana oggi?

“La testimonianza di vita consacrata e di donazione di Artemide Zatti è un messaggio e un seme di speranza per il tempo drammatico che stiamo vivendo segnato dalla pandemia e soprattutto da tante guerre, in particolare quella in Ucraina, che portano morte, dolore e distruzione. Artemide Zatti ci  incoraggia a vivere la speranza come virtù e come atteggiamento di vita in Dio. Il cammino verso la santità richiede molto spesso un cambio di valori e di visione. Questo è stato il cammino vissuto da Artemide che nelle prove della vita ha scoperto nella Croce la grande opportunità di rinascere a una nuova vita”.

Nel messaggio per la Giornata missionaria papa Francesco ha chiesto di ‘essere testimoni’ come è stato Artemide Zatti: in quale modo oggi la congregazione è erede di questa consegna?

“Per la Congregazione e la Famiglia Salesiana la canonizzazione di Artemide Zatti è un dono e una provocazione a testimoniare il ‘carisma della visitazione’, di annunciare la Buona notizia, senza aspettare che siano gli altri a venire da noi, andando in spazi e luoghi abitati da tante persone per le quali una parola gentile, un incontro, uno sguardo pieno di rispetto può aprire i loro orizzonti verso una vita migliore. Artemide Zatti è stato un uomo della Visitazione, portando Gesù nel suo cuore, riconoscendolo e servendolo nei fratelli ammalati e poveri con gioia e generosità”.

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