Aspettiamo l'arrivo del Papa in Kazakistan oggi luogo di dialogo

Parla Tomasz Peta, Arcivescovo di Maria Santissima ad Astana, Kazakistan

Tomasz Peta, Arcivescovo di Maria Santissima ad Astana, Kazakistan.
Foto: EWTN
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"Questa visita è molto importante per la Chiesa cattolica, che rappresenta un piccolo gregge in Kazakistan, e per lo Stato. Tutto il Kazakistan aspetta il Papa con grande speranza, grandi preparativi sono in corso e anche la Chiesa attende con speranza perché ci aspettiamo una grande benedizione sia per la Chiesa che per la società." Così commenta l'annuncio ufficiale delle visita di Papa Francesco in Kazakistan Tomasz Peta, Arcivescovo di Maria Santissima ad Astana, Kazakistan. Ordinato sacerdote dal beato Stefan cardinal Wyszyński, e  ordinato vescovo da Giovanni Paolo II ci spiega quale messaggio si attende dal Papa. 

"Il Papa è messaggero di pace e di unità, e tutti coloro che lo aspettano e che lo accoglieranno vogliono essere messaggeri di pace e di unità. Il Papa ha accettato l'invito al Congresso delle Religioni Tradizionali Mondiali che si svolge dal 2003 in Kazakistan su iniziativa del Primo Presidente Nursultan Nazarbayev,  e questa è l'occasione del viaggio. 

In Kazakistan vivono circa 130 diverse nazionalità e gruppi etnici. Il gruppo principale è costituito da kazaki, il 70%, e il restante 30% sono altre 130 nazionalità diverse.

Il Kazakistan é un paese che ha sofferto molto. La gente ha sofferto qui, di nazionalità diverse. E così, su questo terreno è cresciuta solidarietà, e pace. Ci sono stati i campi di concentramento,, dopo la Rivoluzione russa metà del popolo kazako è stato fu sterminato. Tutto questo dolore ha portato oggi alla voglia di pace". 

Quali sono le origini del cristianesimo in Kazakistan?

"La storia del cristianesimo e la storia della Chiesa cattolica in Kazakistan è molto antica. Non è dai tempi della deportazione, ma molto prima, nei primi secoli, poiché la Via della Seta passava attraverso il sud dell'odierno Kazakistan, c'erano già dei cristiani. Poi quando arrivò l'Islam, le altre religioni scomparvero in questa zona, ma apparvero soprattutto durante la deportazione.

Già durante il periodo zarista, qui venivano deportate persone dall'Europa, dalla Lituania, dalla Polonia, da altri paesi, e qui pregavano, quando c'erano opportunità prima della Rivoluzione d'Ottobre, costruivano chiese. Ci sono molte chiese in Russia da prima della rivoluzione.

E in effetti, le deportazioni durante la Russia zarista, e ancor di più durante Stalin. Erano una specie di "Plantatio Ecclesiae" che fondavano chiese qui, anche se quello non era il piano di Stalin.

30 anni fa c'erano un milione di tedeschi e di altre nazionalità in Kazakistan. Ebbene, quando è arrivata l'indipendenza, diversi milioni di persone hanno lasciato il Kazakistan e pensiamo che se ne siano andati anche diverse centinaia di migliaia di cattolici.

Quindi la domanda è: chi sono i cattolici in Kazakistan adesso? E la risposta è che non solo queste nazionalità che tradizionalmente si considerano cattoliche come noi polacchi, baltici, tedeschi. Ora è diventato più internazionale più cattolico, per così dire, perché decine di nazionalità appartengono alla Chiesa cattolica in Kazakistan, compresi i rappresentanti del popolo kazako".

Qual è il ruolo del Kazakistan per l'intera Chiesa cattolica in Asia centrale?

"Nell'aprile di quest'anno, 2022, si è svolto il primo incontro della nuova conferenza episcopale. Si chiama Conferenza episcopale dell'Asia centrale. Finora c'è stata una conferenza dei vescovi cattolici in Kazakistan. Dal 2003 e ora per decisione della Santa Sede c'è una conferenza per l'Asia centrale, oltre al Kazakistan, appartengono a 4 ex repubbliche sovietiche: Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan, Turkmenistan e ancora Mongolia e Afghanistan insieme a 7 paesi.

lo penso che il piano di Dio per il Kazakistan, la Terra della Sofferenza in passato, come ho già detto, l'Oceano di Sangue e di Lacrime sia che oggi è diventato un luogo di speciale preghiera per la pace. La pace non può essere fornita solo dai politici, non importa quanto ci provino. La pace nasce, prima di tutto, nel cuore degli uomini e anche lì inizia la guerra, proprio come Gesù ci ha insegnato. E quindi è anche una guerra spirituale, e più c'è preghiera, più speranza e pace ci saranno".

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