Belgio: la religione neutralizzata a scuola

Un dettaglio della Cattedrale di Bruxelles
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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È il Paese delle grandi cattedrali che guardano verso il cielo, e un baluardo di resistenza cattolica circondato dalla secolare Francia e dal mondo protestante fiammingo. Ma da tempo il Belgio ormai vive una ondata di secolarizzazione che non colpisce solo il cattolicesimo, ma anche tutte le altre religioni. Una ondata si è recentemente concretizzata nei “corsi di cittadinanza”, destinati a tagliare le ore di religione a scuola, con l’obiettivo di rendere “neutrali” gli insegnanti della materia.

 I corsi di cittadinanza (il nome completo è corso di filosofia e cittadinanza, sigla EPC) sono stati introdotti in Belgio con una decreto dello scorso 7 luglio, dopo una lunga battaglia che ha visto scendere in campo molte organizzazioni di professori. 

Il decreto sarà applicato a partire dall’ottobre del 2016 per le scuole primarie e a partire dall’ottobre 2017 per le scuole secondarie. Dato interessante, riguarda solamente l’insegnamento di lingua francese in Belgio, organizzato dalla Comunità di Vallonia Bruxelles.

Il corso EPC non nasce dal nulla. E’ stato il frutto di un cambiamento di paradigma che passo dopo passo si è fatto strada nelle scuole del Belgio. L’ultimo passaggio è stato quello, nell’ultimo anno scolastico, di introdurre nei curricula il corso EPA, ovvero encadrement pedagogique alternative (ovvero: inquadramento pedagogico alternativo).

I giornali belgi hanno chiamato i corsi EPA “corsi del niente”, ma la sintesi non è proprio felice. Proprio perché chiamati così, molti studenti li hanno provati, pensando di non fare nulla.

Così è stata avviata la transizione verso gli EPC,  che dovrebbe essere un insegnamento di tipo neutrale, svolto da professori considerati "neutri", ovvero senza alcun tipo di formazione religiosa (che sia anche una laurea in una università non statale) alle spalle. 

La verità - raccontano alcuni dei professori in prima linea in Belgio - è che queste due ore di cittadinanza sono state riempite con temi ideologici: teoria del gender, valorizzazione dell’omosessualità, argomenti pro eutanasia e aborto. Il tutto in una nazione dove da poco è consentita l’eutanasia anche per i bambini bambini, per fare un esempio.

Insomma, si tratta di un vero e proprio indottrinamento ideologico. Per inserire questo corso nei curricula scolastici, è stata tagliata una ora delle due destinate ai corsi di religione protestante, cattolica, ortodossa, musulmana, ebrea, o al corso di morale laica. In pratica, non solo le religioni, ma anche il pensiero morale (seppur laicizzato, secondo una formula che è stata sperimentata anche nella revolution tranquille del Quebec, in Canada) vengono messe da parte.

La cosa non è stata presa bene, né da studenti né da professori. Il 97 per cento degli studenti, interpellati, ha chiesto di mantenere i corsi di religione: non sono stati rispettati. E i nuovi curricula mettono in difficoltà gli stessi professore di religione e morale. Per questo, un collettivo di cinquanta professori sta attualmente facendo appello alla Corte Costituzionale, compresi quelli di morale. I professori di morale sostengono che il loro corso è specifico e già copre i temi del corso di cittadinanza. E anche i professori di religione rivendicano la loro specificità.

Alla fine, si è ottenuto semplicemente di difendere il regime combinato, che prevede una ora di religione o di morale e una di EPC nei curricula delle scuole.

Si è trattato dell’unico compromesso possibile, ed è quello che i professori di religione e morale stanno difendendo in questo momento. Non sono riusciti a fare di più, nonostante fossero forti del sostegno del 97 per cento degli studenti. Dall’altra parte, però, c’era una maggioranza schiacciante da parte dei partiti politici. In Belgio, anche i partiti tradizionalmente moderati e vicini alle istanze cattoliche stanno venendo tagliati fuori da un bipolarismo sempre più esasperato.

Ma il problema non viene rappresentato solo dai nuovi curricula. I professori di religione sono fortemente penalizzati dal taglio delle ore. Sebbene il governo abbia garantito che avrebbero mantenuto il posto, non è così.

I professori di ruolo avranno il loro orario garantito per un anno. Dal secondo anno, sono chiamati a formarsi alla “neutralità”, vale a dire che dovranno dedicare una delle loro ore al corso di cittadinanza. I professori non di ruolo, ovvero precari, spariranno per mancanza di ore. E i precari sono quasi sempre i rappresentanti delle minoranze religiose.

Tra l’altro, il governo non considera gli studi compiuti negli istituti religiosi alla pari con gli studi nelle istituzioni “statali”: solo la formazione in questi ultimi dà diritto ai professori ad essere formati in modo da poter insegnare il corso di “cittadinanza”, annullando così di fatto tutti quei professori di ruolo che hanno acquisito competenze negli Istituti religiosi. Competenze che non vengono considerate valide, perché i professori vengono considerati “non neutri”.

I vescovi del Belgio, dal canto loro, hanno semplicemente “preso nota” delle decisioni del governo, chiedendo comunque di continuare a iscrivere i ragazzi ai corsi di religione, quando questi sono previsti. Si attende che prendano una posizione più netta.

Così avviene il processo di neutralizzazione della classe educatrice del Belgio. Una nazione che si trova ad affrontare un processo di scristianizzazione che diventa sempre più violento, e che potrebbe rappresentare il laboratorio dell’Europa che sarà. Non a caso, le violazioni alla libertà religiosa in Europa – e in particolare proprio per quanto riguarda l’educazione dei figli – sono considerate in crescita da vari rapporti sulla libertà religiosa nel mondo.

 

 

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