Belgio, le cifre degli abusi. E la risposta della Chiesa

La cattedrale di Bruxelles, dedicata a San Michele e Santa Gudula
Foto: Andrea Gagliarducci / ACI Stampa
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Belgio, un buon punto per la Chiesa nei casi degli abusi: nella settimana in cui veniva presentato il Rapporto 2012/2015 sui casi di abuso sessuale nella Chiesa belga, la Santa Sede e la Chiesa in Belgio hanno affrontato a Gent una “class action” che chiedeva danni per casi di abusi sessuali da parte di sacerdoti. E ha avuto ragione.

Il tribunale di Gent ha infatti stabilito che la Corte non ha giurisdizione sulla santa Sede, e che le denunce contro i vescovi Belgi e le congregazioni religiose sono state fatte in violazione del codice Belga per la procedura civile. Per farla breve: non si può promuovere un caso “astratto” contro presunti errori nel gestire i casi da parte della Chiesa. Ogni denuncia deve essere diretta specificamente contro quanti hanno commesso l’errore, spiegando in maniera precisa in cosa consista l’errore e in che modo abbia causato danno.

Un buon punto per la Chiesa, dal momento che in Belgio il processo penale per presunti casi di abuso è ancora in corso. Un buon punto in Belgio, che fu sconvolta non solo dalla tempesta dei casi di pedofilia, ma anche da una azione spettacolare nella diocesi di Malines-Bruxelles nel 2010: la perquisizione nella sede dell’arcidiocesi mentre i vescovo della Conferenza Episcopale Belga erano riuniti lì per la loro assemblea e nella casa dell’arcivescovo emerito, il Cardinal Godfried Danneels, nonché lo scoperchiamento delle tombe di tre cardinali all’interno della cattedrale di Malines (quelle di Joseph Suenens, Jozef Ernst Van Roey e Desié-Félicien-François-Joseph Mercier). Una perquisizione che era stata dichiarata illegale dalla Corte di Appello di Bruxelles, perché non c’era nulla da cercare e soprattutto non doveva essere cercato. Le procedure erano state tutte violate.

Come erano state violate le procedure che avevano portato ad un’altra perquisizione, quella della Commissione d’inchiesta istituita dalla stessa Conferenza Episcopale Belga, e guidata da Peter Andriaenssens. Che si dimise per protesta, mostrando preoccupazione per la privacy delle vittime, le cui storie erano racchiuse in 500 files.

Ma il lavoro della Chiesa belga sul tema pedofilia non è terminato. Il vescovo Guy Harpigny di Tournai ha presentato il rapporto 2012/2015 sui casi di abuso sessuale nella Chiesa belga, e ha sottolineato che ora la priorità è “aiutare le persone che hanno sofferto e sono state ferite”.

Secondo il rapporto, tra il 2012 e il 2015 sono state 418 le vittime che si sono presentate presso i centri di contatto istituiti in tutte le diocesi e congregazioni religiose in Belgio per accogliere le persone che hanno subito abusi, ma per le quali il reato è prescritto. Altre 628 vittime si sono rivolte al centro di arbitrato, ovvero una procedura che non prevede il passaggio attraverso istituzioni ecclesiali). In tuto, 1046 denunce, per un totale di 95 nuovi dossier.

Il vescovo Harpigny ha detto che la collaborazione con la giustizia è totale, e che – qualora sia già intervenuta la prescrizione – si va incontro alle vittime attraverso i centri di contatto (dieci in ogni diocesi e due per le congregazioni religiosi), cui si è aggiunto un Comitato di Sorveglianza composto da persone esterne alla Chiesa che possono aiutare i vescovi a capire cosa fare e come intervenire in casi di preti che hanno commesso abusi.

L’80 per cento delle denunce ha avuto comunque luogo più di 30 anni fa. Il 71 per cento delle vittime erano uomini, e gli abusatori sono stati praticamente sempre (nel 95 per cento dei casi) uomini. Il 38 per cento di quanti hanno commesso abusi sono già deceduti. L’80 per cento dei casi poi proviene dalla regione fiamminga. Delle 418 vittime che si sono rivolti ai punti di contatto, 148 hanno ricevuto una compensazione finanziaria. In totale, i punti di contatto hanno pagato in questi quattro anni 1.218.201 euro, che si aggiungono ai 2.693.751 euro versati nelle procedure aperte ai centri di arbitrato per i reati prescritti che non possono più essere trattati dai tribunali.

Un impegno a tutto campo, insomma. Ma – sembrerà incredibile – il Belgio aveva avviato da tempo il suo lavoro di pulizia. Perché il Belgio aveva già avuto il suo mostro, quel Marc Dutroux che aveva abusato e ucciso in una decina di anni sei ragazze tra gli 8 e i 19 anni.

In seguito allo scandalo Dutroux, era nata la commissione indipendente della Chiesa belga. Era il 1995. La commissione intendeva trattare tutti i casi che non cadevano più sotto la giurisdizione civile perché prescritti. La linea della tolleranza zero aveva portato ad accumulare decine di dossier. Una operazione verità dolorosa, ma salutare, che esplode lentamente, perché è difficile per le vittime raccontare quello che hanno subito. Vero è che i casi venuti fuori in Belgio sono dovuti in gran parte al gran lavoro fatto dalla Chiesa.

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