Benedetto e Francesco omaggiano Bartolomeo, apostolo e visionario

Un ritratto del Patriarca Bartolomeo
Foto: Alan Holdren / CNA
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Con due testi molto personali, Papa Francesco e il Papa emerito Benedetto XVI rendono omaggio alla figura di Bartolomeo, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli. “Un uomo che cammina nella fede”, lo descrive Papa Francesco. “Un patriarca davvero ecumenico, in tutti i sensi del termine”, lo definisce Benedetto XVI, che rivela che il Patriarca lo è anche andato a trovare nel monastero Mater Ecclesiae, dove si è ritirato dopo la rinuncia al pontificato, e che lo stesso monastero è pieno di ricordi personali e regali del Patriarca. Sono due testimonianze che compaiono – come prefazione e riflessione – nel libro Bartholomew. Apostle and Visionary, curato da John Chrissavgis, portavoce del Patriarca. Si tratta di un omaggio a Bartolomeo nel 25esimo anniversario della sua elezione, con vari contributi importanti. Tra cui quelli del Papa e del Papa emerito.

Nella prefazione, Papa Francesco ricorda gli incontri con il Patriarca Bartolomeo, a partire da quello al termine della messa di inizio del ministero petrino del 19 marzo 2013: era la prima volta dal Grande Scisma che il Patriarca ecumenico partecipava all’insediamento di un Papa. Era l’inizio di un percorso che Papa Francesco ripercorre passo dopo passo, con gli incontri a Gerusalemme, poi a Roma per la Preghiera per la Pace nei Giardini vaticani, quindi a Costantinopoli durante il viaggio di Papa Francesco in Turchia – curiosamente non viene citato l’incontro nell’isola di Lesbos del marzo di quest’anno.

Incontri – afferma Papa Francesco – che “hanno non soltanto rafforzato la nostra affinità spirituale, ma soprattutto resa più profonda la nostra consapevolezza condivisa della responsabilità pastorale comune che abbiamo in questo momento della storia, dinanzi alle sfide urgenti che i cristiani e l’intera famiglia umana devono affrontare oggi”.

Papa Francesco sottolinea che il legame tra Roma e il Fanar è così “profondo e antico” che nemmeno “secoli di silenzio e malintesi sono riusciti a spezzare”, e mette in luce che la missione che il Papa e il Patriarca hanno ereditato – nel percorso cominciato dal Beato Paolo VI e Atenagora – è quello di “percorrere a ritroso il cammino che ha portato alla separazione delle nostre Chiese, sanando le fonti del nostro reciproco allontanamento”.

L'obiettivo è quello di avere Oriente e Occidente finalmente uniti. C'è già un impegno comune: quello di "costruire un mondo più giusto e più rispettoso delle dignità e delle libertà fondamentali, la più importante delle quali è la libertà di religione”, cui Papa Francesco fa seguire anche “l’impegno per la salvaguardia del creato” – sottolineato tra l’altro anche da Benedetto XVI nella sua riflessione.

In sintesi, Papa Francesco vede nella lotta contro “quel grave peccato contro Dio che è la globalizzazione dell’indifferenza” la missione comune di Roma e Costantinopoli, e sottolinea che “le voci dei nostri fratelli e delle nostre sorelle, ora al punto di estrema angoscia, ci obbligano a procedere più rapidamente nel cammino della riconciliazione e della comunione tra cattolici e ortodossi”. Resta qui sullo sfondo il tema dell’ecumenismo del sangue, che è uno dei leit motiv di Papa Francesco.

Di certo, il cammino è partito da lontano. Nella sua riflessione – che è nel I capitolo del volume – Benedetto XVI parte da lontano, ricorda il primo incontro che ebbe con il Patriarca già nel 2002, racconta di essere rimasto colpito dalla cultura e dal fatto che padroneggiasse varie lingue, inteso il tedesco, l’italiano e il latino, e che avesse una formazione che andava al di là dalla tipica formazione ortodossa.

“Alla diversità di lingue – nota Benedetto XVI – corrisponde, di conseguenza, anche una diversità di culture nelle quali egli si muove. Così il suo pensiero è, dal profondo, un viaggio con gli altri e verso gli altri”. Ma un viaggio con una direzione, perché – afferma il Papa emerito - “l’essere in cammino semplicemente non porterebbe da nessuna parte”, mentre “essere profondamente radicati nella fede in Gesù Cristo, figlio del Dio vivente e nostro redentore, non ostacola l’apertura verso l’altro perché Gesù Cristo porta in sé tutta la verità”.

È, questo, uno dei leit motiv di Benedetto XVI, che da sempre sottolinea come il radicamento in Gesù Cristo, nella verità, è la base più profonda del dialogo con l’altro, perché “questo radicamento ci protegge dallo scivolare nella futilità e da un vuoto gioco di vanità, perché ci mantiene nella verità, che appartiene a tutti e vuole essere la via di tutti”.

Sono queste considerazioni che portano Benedetto XVI a fare un ritratto della personalità del patriarca, in tre punti: vivere in cammino verso una meta; vivere nelle molti dimensioni delle grandi culture; vivere nell’incontro, sostenuto dall’incontro fondamentale, con la verità che è Gesù Cristo.

La meta finale di tutti questi incontri è “l’unità in Gesù Cristo”. Dei multiformi aspetti del ministero di Bartolomeo, Benedetto XVI sceglie “il suo amore per il creato e il suo impegno perché venga trattato conformemente a questo amore, nelle questioni grandi e piccole” dato che “un pastore del gregge di Gesù Cristo non è mai orientato soltanto alla cerchia dei propri fedeli”, ma “la comunità della Chiesa è universale anche nel senso che include tutta la realtà”.

Perché Benedetto XVI sceglie la salvaguardia del creato? Lo spiega con un esempio: la liturgia - dice - “non indica soltanto la commemorazione e il compimento degli atti salvifici di Gesù Cristo”, ma è un cammino “verso la redenzione dell’intera creazione”, e per questo si guarda ad oriente, mostrando che “i cristiani, insieme al Signore, desiderano procedere verso la salvezza del creato nella sua interezza”. E così la fede – chiosa - è “sempre diretta verso la totalità del creato”. Per questo - conclude - “il patriarca Bartolomeo realizza un aspetto essenziale della sua missione sacerdotale proprio con questo impegno verso il creato”.

Insomma, “Sua Santità Bartolomeo è un patriarca in tutti i sensi del termine” e “in solidarietà fraterna con Papa Francesco sta compiendo ulteriori importanti passi sul cammino dell’unità”.

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