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Benedetto XV, la prima enciclica in tempo di pace

Nella Quod iam diu Benedetto XV invita anche a pregare per i partecipanti alla conferenza di pace convocata dopo la fine della Prima Guerra Mondiale

Papa Benedetto XV |  | Wikicommons Papa Benedetto XV | | Wikicommons

Dopo 4 anni di combattimenti e milioni di vittime, l’11 novembre 1918 si conclude ufficialmente la Prima Guerra Mondiale. Fin dall’inizio del pontificato Benedetto XV aveva esortato in ogni modo possibile alla cessazione delle ostilità in quella che aveva definito una inutile strage.

In occasione della fine della guerra, il Papa decise di scrivere una breve enciclica – firmata il 1° dicembre 1918 – dal titolo Quod iam diu.

“Il giorno che il mondo intero aspettava ansiosamente da tanto tempo e che tutta la cristianità implorava con tante fervide preghiere, e che Noi, interpreti del comune dolore, andavamo incessantemente invocando per il bene di tutti, ecco, in un momento è arrivato: tacciono finalmente le armi”, è l’incipit di Benedetto XV.

Dopo aver ringraziato Dio per la fine dei combattimenti, il Papa guarda oltre. “Resta ora da impetrare dalla divina clemenza – scriveva il Pontefice - che il gran dono elargitoci abbia il suo coronamento. Fra poco i delegati delle varie nazioni si aduneranno a solenne congresso per dare al mondo una pace giusta e duratura. Dovranno pertanto prendere deliberazioni così gravi e complesse, quali non furono mai prese da un’umana assemblea”.

“Poichè si tratta di decisioni che interessano sommamente il bene di tutta l’umanità, senza dubbio i cattolici, che debbono per coscienza favorire ordine e progresso civile, hanno il dovere – sottolineava Benedetto XV - di invocare su coloro che parteciperanno alla Conferenza della pace la sapiente assistenza del Signore”.

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“Affinché frutto dell’imminente Congresso sia quel gran dono di Dio che è una vera pace fondata sui principî cristiani della giustizia, allo scopo di implorare su di esso i lumi del Padre celeste, sarà premura vostra – era l’appello rivolto a vescovi - indire in ciascuna parrocchia delle vostre diocesi pubbliche preghiere nella forma che stimerete opportuna”.