Benedetto XVI, il primato della preghiera

Benedetto XVI in preghiera
Foto: Credit: Bento XVI/Vatican Media
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“Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”. Con queste parole Papa Benedetto XVI concludeva - tra lo stupore dei cardinali presenti - l’annuncio della sua rinuncia al ministero petrino.

Era l’11 febbraio 2013, sono passati esattamente 6 anni da quell’annuncio in latino che ha lasciato il mondo - credenti e non credenti - senza parole. 

6 anni dopo, Benedetto XVI continua la sua missione, in maniera diversa da come eravamo abituati a vederlo per quasi 8 anni, ma sempre in maniera efficace: con una vita dedicata alla preghiera. Una preghiera costante per il Papa, il suo successore, per la Chiesa, per il popolo di Dio. 

E nel suo pontificato, Benedetto XVI ha sempre ricordato ai fedeli l’importanza della preghiera. Tra le tante volte, vogliamo ricordarne una in particolare: l’udienza generale dell’8 agosto 2012, dedicata alla catechesi su san Domenico di Guzman, fondatore dei domenicani.

Il Papa elencò i nove modi di pregare tipici di san Domenica, soffermandosi però su due in particolare: “innanzitutto la meditazione personale, dove la preghiera acquista una dimensione ancora più intima, fervorosa e rasserenante. Al termine della recita della Liturgia delle Ore, e dopo la celebrazione della Messa, san Domenico prolungava il colloquio con Dio, senza porsi limiti di tempo. Seduto tranquillamente, si raccoglieva in se stesso in atteggiamento di ascolto, leggendo un libro o fissando il Crocifisso. Viveva così intensamente questi momenti di rapporto con Dio che anche esteriormente si potevano cogliere le sue reazioni di gioia o di pianto. Quindi ha assimilato a sé, meditando, le realtà della fede. I testimoni raccontano che, a volte, entrava in una sorta di estasi con il volto trasfigurato, ma subito dopo riprendeva umilmente le sue attività quotidiane ricaricato dalla forza che viene dall’Alto. Poi la preghiera durante i viaggi tra un convento e l'altro; recitava le Lodi, l'Ora Media, il Vespro con i compagni, e, attraversando le valli o le colline, contemplava la bellezza della creazione. Allora dal suo cuore sgorgava un canto di lode e di ringraziamento a Dio per tanti doni, soprattutto per la più grande meraviglia: la redenzione operata da Cristo”.

Papa Benedetto, dunque, ricordava il primato della preghiera: “all’origine della testimonianza della fede, che ogni cristiano deve dare in famiglia, nel lavoro, nell’impegno sociale, e anche nei momenti di distensione, sta la preghiera, il contatto personale con Dio; solo questo rapporto reale con Dio ci da la forza per vivere intensamente ogni avvenimento, specie i momenti più sofferti. Questo Santo ci ricorda anche l’importanza degli atteggiamenti esteriori nella nostra preghiera. L’inginocchiarsi, lo stare in piedi davanti al Signore, il fissare lo sguardo sul Crocifisso, il fermarsi e raccogliersi in silenzio, non sono secondari, ma ci aiutano a porci interiormente, con tutta la persona, in relazione con Dio. Vorrei richiamare ancora una volta la necessità per la nostra vita spirituale di trovare quotidianamente momenti per pregare con tranquillità; dobbiamo prenderci questo tempo specie nelle vacanze, avere un po' di tempo per parlare con Dio. Sarà un modo anche per aiutare chi ci sta vicino ad entrare nel raggio luminoso della presenza di Dio, che porta la pace e l’amore di cui abbiamo tutti bisogno”. 

E gli insegnamenti di san Domenico Papa Benedetto non li ha suggeriti solo ai fedeli, ma li ha assimilati lui per primo. E la sua vita “sul monte” di questi anni, ne sono una luminosa e credibile testimonianza. 

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