Benedetto XVI: il sacerdozio e l'audacia di Dio

Oggi ricorre la giornata per la santificazione dei sacerdoti nella Solennità del Sacro Cuore di Gesù

Papa Benedetto XVI
Foto: Ernesto Gygax CNA
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Nel giorno dedicato alla solennità del Sacro Cuore di Gesù la Chiesa Cattolica celebra la giornata per la santificazione dei sacerdoti. E in questo giorno particolare vogliamo ricordare le parole rivolte dall'allora Papa Benedetto XVI ai sacerdoti nella omelia - pronunciata 10 anni fa - nella Messa conclusiva dell’Anno Sacerdotale.

"Il sacerdote - ricordava il Papa - non è semplicemente il detentore di un ufficio, come quelli di cui ogni società ha bisogno affinché in essa possano essere adempiute certe funzioni. Egli invece fa qualcosa che nessun essere umano può fare da sé: pronuncia in nome di Cristo la parola dell’assoluzione dai nostri peccati e cambia così, a partire da Dio, la situazione della nostra vita. Pronuncia sulle offerte del pane e del vino le parole di ringraziamento di Cristo che sono parole di transustanziazione – parole che rendono presente Lui stesso, il Risorto, il suo Corpo e suo Sangue, e trasformano così gli elementi del mondo: parole che spalancano il mondo a Dio e lo congiungono a Lui. Il sacerdozio è quindi non semplicemente ufficio, ma sacramento: Dio si serve di un povero uomo al fine di essere, attraverso lui, presente per gli uomini e di agire in loro favore".

"Questa audacia di Dio, che ad esseri umani affida se stesso; che, pur conoscendo le nostre debolezze, ritiene - proseguiva Papa Benedetto - degli uomini capaci di agire e di essere presenti in vece sua – questa audacia di Dio è la cosa veramente grande che si nasconde nella parola sacerdozio".

"Dio - spiegava ancora Benedetto XVI - vuole che noi come sacerdoti, in un piccolo punto della storia, condividiamo le sue preoccupazioni per gli uomini. Come sacerdoti, vogliamo essere persone che, in comunione con la sua premura per gli uomini, ci prendiamo cura di loro, rendiamo a loro sperimentabile nel concreto questa premura di Dio. E, riguardo all’ambito a lui affidato, il sacerdote, insieme col Signore, dovrebbe poter dire: Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Conoscere, nel significato della Sacra Scrittura, non è mai soltanto un sapere esteriore così come si conosce il numero telefonico di una persona. Conoscere significa essere interiormente vicino all’altro. Volergli bene. Noi dovremmo cercare di conoscere gli uomini da parte di Dio e in vista di Dio; dovremmo cercare di camminare con loro sulla via dell’amicizia di Dio".

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