Benedetto XVI, la musica e la liturgia

L'ultima Messa pubblica di Papa Benedetto XVI, 13 febbraio 2013
Foto: Stephen Driscoll
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Nel suo articolato discorso di ringraziamento per il conferimento del dottorato honoris causa da parte della Pontificia Università Giovanni Paolo II e dell’Accademia di Musica di Cracovia, il Papa Emerito Benedetto XVI si è soffermato su tre parole chiave: musica, liturgia e Concilio Vaticano II.

Nel corso del suo Pontificato, Papa Benedetto ha sottolineato a più riprese l'importanza della liturgia. In occasione dell'udienza ai partecipanti al Convegno promosso dal Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, nel 2011, aveva sottolineato come la celebrazione liturgica realizzasse "contemporaneamente un'epifania del Signore e un'epifania della Chiesa, due dimensioni che si coniugano in unità nell'assemblea liturgica, ove il Cristo attualizza il Mistero pasquale di morte e di risurrezione e il popolo dei battezzati attinge più abbondantemente alle fonti della salvezza. Nell'azione liturgica della Chiesa sussiste la presenza attiva di Cristo: ciò che ha compiuto nel suo passaggio in mezzo agli uomini, Egli continua a renderlo operante attraverso la sua personale azione sacramentale, il cui centro è costituito dall'Eucaristia". "La Liturgia cristiana – aveva aggiunto Benedetto XVI - è la Liturgia della promessa compiuta in Cristo, ma è anche la Liturgia della speranza, del pellegrinaggio verso la trasformazione del mondo, che avrà luogo quando Dio sarà tutto in tutti".

"La liturgia - spiegava il Papa nell'udienza generale del 3 ottobre 2012 - non è una specie di auto-manifestazione di una comunità, ma è invece l’uscire dal semplice essere-se-stessi, essere chiusi in se stessi, e l’accedere al grande banchetto, l’entrare nella grande comunità vivente, nella quale Dio stesso ci nutre. La liturgia implica universalità e questo carattere universale deve entrare sempre di nuovo nella consapevolezza di tutti. La liturgia cristiana è il culto del tempio universale che è Cristo Risorto, le cui braccia sono distese sulla croce per attirare tutti nell’abbraccio dell’amore eterno di Dio. E’ il culto del cielo aperto. Non è mai solamente l’evento di una comunità singola, con una sua collocazione nel tempo e nello spazio. E’ importante che ogni cristiano si senta e sia realmente inserito in questo noi universale, che fornisce il fondamento e il rifugio all’io, nel Corpo di Cristo che è la Chiesa".

Nella musica e nella sua bellezza e armonia, Benedetto XVI vedeva la bellezza e l'armonia della Chiesa stessa. In occasione - nel corso del Viaggio in Baviera del 2006 - della benedizione del nuovo organo della Basilica della Alte Kapelle di Ratisbona, il Papa usò la metafora dell'organo per sottolineare come "le numerose canne e i registri devono formare un'unità. Se più canne non sono più ben intonate, allora si hanno delle stonature e la cosa comincia a divenire insopportabile. Anche le canne di quest'organo sono esposte a cambiamenti di temperatura e a fattori di affaticamento. È questa un'immagine della nostra comunità nella Chiesa. Come nell'organo una mano esperta deve sempre di nuovo riportare le disarmonie alla retta consonanza così dobbiamo anche nella Chiesa, nella varietà dei doni e dei carismi, trovare mediante la comunione nella fede sempre di nuovo l'accordo nella lode di Dio e nell'amore fraterno".

"La musica sacra - era ed è la convinzione di Papa Benedetto espressa nel 2012 all'Associazione Italiana Santa Cecilia - può favorire la fede e cooperare alla nuova evangelizzazione. La partecipazione attiva dell’intero Popolo di Dio alla liturgia non consiste solo nel parlare, ma anche nell’ascoltare, nell’accogliere con i sensi e con lo spirito la Parola, e questo vale anche per la musica sacra".

Più volte, specialmente nell'Anno della Fede, Benedetto XVI ha fatto riferimento alla costituzione del Concilio Vaticano II sulla liturgia. Attraverso la musica sacra molte "persone sono state toccate nel profondo dell’animo e si sono sentite nuovamente attirati verso Dio dalla bellezza della musica liturgica". Musica e liturgia nella Chiesa sono dunque per Benedetto due potenti strumenti di evangelizzazione, e non due accessori facoltativi.

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