Budapest, il Congresso Eucaristico e i luoghi del Cardinale Mindszenty

Il Congresso Eucaristico è anche l’occasione per respirare la vita e la memoria del Cardinale Mindszenty. A partire da quello che successe nel 1938

La cella della prigionia del cardinale Mindszenty a utca Conti, a Budapest
Foto: pd
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L’altare era più in alto delle statue, la vigilia c’erano stati 100 mila uomini in adorazione davanti all’Eucarestia, e il Cardinale Pacelli, dopo la Messa conclusiva, volle persino rendere omaggio alla corona di re Stefano. Ma nel Congresso Eucaristico Internazionale che ebbe luogo a Budapest nel 1938 c’era anche un qualcosa che stava fiorendo, un seme di santità: era il Cardinale Mindszenty, allora semplice sacerdote. Sulla strada Andrássy, c’era anche lui tra i confessori che instancabilmente ricevevano fedeli.

Quel Congresso Eucaristico rappresentò forse l’ultimo seme di speranza in una Europa in cui spiravano venti di guerra. Mindszenty aveva già abbandonato il suo cognome, di origini tedesche, in opposizione con la pressione germanofila delle autorità asburgiche, assumendo quello che ricordava il suo Paese di origine. Tra via Andrássy e piazzale degli Eroi, dove si celebrava la Messa, forgiò in qualche modo la sua identità cristiana. Nel 1944, Pio XII lo avrebbe nominato vescovo di Veszprem nel 1944, e poi promosso alla sede primaziale di Esztergom nel 1945 e creato cardinale nel 1946.

Era stato arrestato come sacerdote dai comunisti di Bela Kun già nel 1919, e fu arrestato di nuovo dai nuovi dominatori sovietici, trascorrendo in prigione tra il 1949 e il 1954. La prigione di Via Conti è un altro dei luoghi di Mindszenty a Budapest. Lì visse gli anni più pesanti della sua vita, incarcerato dopo essere stato costretto a rendere una confessione che non aveva basi.

E fu in quella cella che avvenne la bilocazione di padre Pio. Mindszenty non poteva celebrare Messa, non poteva avere libri sacri, le guardie avevano l’ordine di fermarlo ogni volta che lo avessero visto pregare.

Padre Pio fu lì con lui, celebrò la Messa, gliela servì, e parlò un po’ con lui. La storia è stata raccontata da Stefano Campanella, direttore di Tele Radio Padre Pio, nel libro Padre Pio. La sua chiesa, i suoi luoghi, tra devozione, storia e opere d’arte (Edizioni Padre Pio da Pietrelcina), che narra i ricordi di Angelo Battisti, che era uno stretto collaboraore del Sano

Battisti chiese poi a padre Pio se Mindszenty lo avesse riconosciuto. Dopo una prima reazione inconsulta, Padre Pio rispose: “Che diamine, ci siamo visti e ci siamo parlati, vuoi che non mi abbia riconosciuto?”. Poi si fece mesto e soggiunse: “Il diavolo è brutto, ma lo avevano ridotto più brutto del diavolo!”. E concluse: “Ricordati di pregare per questo grande confessore della fede, che ha tanto sofferto per la Chiesa”.

Il cardinale Mindszenty fu poi mandato agli arresti domiciliari, e liberato dalla Guardia Nazionale durante la Rivoluzione del 1956.

Quindi, c’è la Cappella dell'Espiazione a Kútvölgy. In quella chiesa, c’è una cappella dedicata alla devozione del Cardinale Mindszenty. È una cappella del XVIII secolo, ricostruita nel 1990 dopo la distruzione comunità. E in quella cappella, c’è una ampia sala commemorativa del Cardinale Mindszenty.

E come dimenticare l’Ambasciata degli Stati Uniti a Budapest? Fu lì che il cardinale si rifugiò, dopo il fallimento della Rivoluzione del 1956, e vi rimase fino al 1971.

Ma tutto riporta a piazzale degli Eroi, dove si trova anche l’ambasciata Serba presso l’Ungheria. Dopo la Rivoluzione e l’arrivo dei carri armati sovietici, Imre Nagy trovò rifugio lì. Era stato uno dei comunisti più sanguinari, appoggiò le riforme. E trovò l’appoggio anche del Cardinale Mindszenty, che lo sostenne in un discorso in radio. Ma da quell’ambasciata Nagy fu fatto uscire con un pretesto, catturato e poi giustiziato. In qualche modo, anche quel luogo si lega al cardinale.

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