Ultime Notizie: Cardinale Mindszenty

La tomba del Cardinale Mindszenty nella basilica di Esztergom / Wikimedia Commons

Chi sono i nuovi santi di Ungheria?

Nel suo viaggio a Budapest, ci sono due momenti in cui Papa Francesco ha toccato con mano la storia dei santi recenti di Ungheria. Il primo, nel discorso alle autorità. Il secondo, quando ha incontrato sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose nella cattedrale di St. Istvan (Santo Stefano).  

La cella della prigionia del cardinale Mindszenty a utca Conti, a Budapest / pd

Budapest, il Congresso Eucaristico e i luoghi del Cardinale Mindszenty

L’altare era più in alto delle statue, la vigilia c’erano stati 100 mila uomini in adorazione davanti all’Eucarestia, e il Cardinale Pacelli, dopo la Messa conclusiva, volle persino rendere omaggio alla corona di re Stefano. Ma nel Congresso Eucaristico Internazionale che ebbe luogo a Budapest nel 1938 c’era anche un qualcosa che stava fiorendo, un seme di santità: era il Cardinale Mindszenty, allora semplice sacerdote. Sulla strada Andrássy, c’era anche lui tra i confessori che instancabilmente ricevevano fedeli.  

Il cardinale Czerny celebra Messa in memoria del Cardinale Mindszenty / AG / ACI Group

Cardinale Czerny: “Repressione e persecuzione non annientarono Mindszenty”

Il Cardinale Mindzenty “ha incarnato l’intero dramma del popolo ungherese”, non fu annientato da “persecuzione e repressione”, ma piuttosto la trascese. Il Cardinale Michael Czerny, sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ricorda la figura del Cardinale Jozef Mindszenty, che morì a Vienna, in esilio, il 6 maggio 1975. È stato recentemente proclamato venerabile, e ogni giorno si elevano per lui un milione e mezzo di preghiere per lui: il Cardinale Mindszenty è un martire della Chiesa del silenzio, un eroe che si oppose prima al nazismo (cambiò il suo cognome di origine tedesca e prese quello del villaggio da cui proveniva per non avere legami con la Germania) e poi al comunismo, e il cui esempio arrivò fino in Canada, nelle comunità di rifugiati di cui faceva parte anche il Cardinale Czerny, che lasciò la Cecoslovacchia da bambino con la sua famiglia nel 1948, subito dopo la guerra.  

Una immagine del Cardinale Jozef Mindszenty / Terrorhaza.hu

Ungheria, un modello per la Ostpolitik di oggi?

Non era solo il Paese del Cardinale Jozef Mindzenty costretto in esilio nell’ambasciata degli Stati Uniti di Budapest. L’Ungheria del periodo della Cortina di Ferro è stato anche il laboratorio della diplomazia della Santa Sede per i Paesi del blocco sovietico. Una politica che è stata descritta come Ostpolitik, con molte accezioni negative. Ma che in realtà era frutto del paziente lavoro di Agostino Casaroli, al tempo viceministro degli Esteri vaticano, che al termine di Ostpolitik non si abituò mai e non lo chiamò nemmeno martirio della pazienza, come invece fu chiamata la sua biografia.  

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1949, Pio XII incoraggia i Vescovi perseguitati d'Ungheria

Dopo l'arresto da parte del regime comunista ungherese del Cardinale primate Mindszenty, Papa Pio XII decise all''inizio del 1949 di scrivere una lettera ai Vescovi ungheresi.

San Paolo VI riceve il cardinale Joszef Mindszenty  / Twitter @EduardHabsburg

È venerabile il Cardinale Jozsef Mindszenty, apostolo della chiesa del Silenzio

Quando è arrivata la notizia che Papa Francesco aveva riconosciuto le virtù eroiche del Cardinale Josef Mindzenty, a Budapest la Fondazione dedicata a lui stava tenendo nel Parlamento Ungherese una conferenza a settanta anni dal processo farsa che lo condannò. E l’annuncio è stato una esplosione di gioia totale.  

Il Cardinale Walter Brandmueller benedice la targa in onore del Cardinale Mindszenty, Roma, Santo Stefano Rotondo, 4 novembre 2016 / AG / ACI Stampa

Una targa e una mostra per il Cardinale Mindszenty

Nel giorno in cui si ricordano le vittime della Rivoluzione ungherese del 1956, l’Ambasciata di Ungheria presso la Santa Sede ha voluto anche benedire una targa dedicata al Cardinale Jozsef Mindszenty, arcivescovo di Esztergom e primate di Ungheria, prima imprigionato dal regime comunista, poi costretto a vivere nei locali dell’ambasciata americana a Budapest fino a quando poté lasciare per sempre la sua patria.