Bulgaria, libertà religiosa a rischio?

Cattedrale Alexander Nevsky, Sofia, Bulgaria
Foto: Wikimedia Commons
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Ci sono due proposte di legge in Bulgaria che rischia di mettere a repentaglio la libertà religiosa. Entrambe sono di marca tutta socialista. La prima è stata proposta dal parlamentare Georgi Kadiev come un emendamento al cosiddetto “Atto delle Denominazioni”, conosciuto anche come “legge sulle Confessioni Religiose. Era il 1 marzo. Due settimane dopo, l'intero Partito Socialista cui Kadiev faceva riferimento ha fatto una proposta praticamente identica.

Le due leggi sono molto esplicite nel chiedere un controllo di Stato completo sulla Chiesa. “Se accettate – dichiara Robert Clarke, direttore della Advocacy International del gruppo internazionale di avvocati Alliance for Defending Freedom – le due proposte porterebbero l’orologio indietro a un tempo in cui lo Stato, in maniera spietata, metteva i piedi in faccia a fondamentali diritti umani”.

Tra le questioni della proposta, l’abrogazione di libertà che sono comunemente associate alla libertà religiosa, come la libertà di parola e la libertà di fare assemblea. Prosegue Clarke che “le Chiese che rifiutano di registrarsi al governo sarebbero forzate ad diventare clandestine e incontrarsi in segreto. Anche quelle chiese che intendono registrarsi possono non avere possibilità di farlo, perché la registrazione delle Chiese sarebbe limitata a quelle ‘familiari alla Bulgaria’.”

Una situazione difficile per il cattolicesimo in Bulgaria. Lì, il cattolicesimo è la terza religione del Paese, dopo la Religione ortodossa e l’Islam. È divisa in sole tre diocesi, discende da ceppi tedesco, slavo-dalmatico e parzialmente di convertiti bulgari, e conta una popolazione di 43811 persone (dati al Censimento del 2001), quasi tutti di origine bulgara, a parte una minoranza forte di origine turca.

Ma è una situazione ancora più difficile per le altre denominazioni cristiane non ortodosse, sicuramente meno radicate della Chiesa cattolica nel territorio bulgaro.

L’obbligo di registrazione, e la discrezionalità dello Stato alla registrazione, potrebbe portare ad una situazione simile a quella che ha vissuto la Chiesa cattolica in Cina. È il timore di Alliance for Defending Freedom, che non ha mancato di notare i legami con il periodo sovietico, quando le religioni erano strettamente sotto controllo.

Anche finanziario. E infatti la nuova proposta di legge prevede anche un monitoraggio continuo delle risorse delle Chiese, che saranno limitate. Le Chiese potrebbero così dover fornire al governo una lista di tutti i donatori che danno più del salario nazionale minimo. La possibilità di fare donazioni potrebbe essere consentita ai membri delle Chiese locali e ai sussidi dei governi.

I cristiani in Bulgaria sono preoccupati. Sono specialmente le Chiese evangeliche a sentirsi a rischio, tanto che 70 rappresentanti di denominazioni e organizzazioni evangeliche si sono incontrate a Sofia lo scorso 18 marzo. La loro dichiarazione di protesta è stata sottoposta al Parlamento Bulgaro, ma anche ad altre istituzioni europee.

Mentre i riflettori del mondo si concentrano sulle guerre, c’è così un modo “legalizzato” di mettere il bavaglio alle Chiese, mettendo a rischio il tema della libertà religiosa. Avviene con tutte le piccole comunità religiose.

Una situazione che fu affrontata anche dal Cardinal Dominique Mamberti, quando era ancora arcivescovo e “ministro degli Esteri” vaticano. Prendendo spunto da due casi allora in corso, l’arcivescovo spiegò “La libertà e l’autonomia istituzionale della Chiesa” di fronte alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. È anche in questi termini che si difende la libertà religiosa.

 

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