Bulgaria, un luogo della memoria chiamato “Belene”

La grande isola nel cuore del Danubio rappresenta tutte le ingiustizie della repressione comunista nel cuore del Paese. E c’è una fondazione, lanciata da un passionista, che lavora per farne un centro della memoria

Un corridoio della memoria nell'ex campo di concentramento di Belene
Foto: Belen Island Foundation
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Si chiama Isola Persina, ed è una isola nel cuore del Danubio, vicino alla città di Belene. Persina la più grande isola bulgara, con la sua superficie di 41,1 chilometri quadrati. Ma in quel territorio si trovava anche il più grande campo di concentramento per persone considerate politicamente pericolose dal governo comunista. Per dirlo con le parole di Padre Paolo Cortesi, passionista, parroco di Belene dal 2010 “Belene è il calvario bulgaro del XX secolo, dove decine di migliaia di innocenti hanno sputato lacrime e sangue”.

Se tutti i luoghi di detenzione comunisti sono stati distrutti, o sono scomparsi dalla memoria, questo non è successo a Belene. Tanto che c’è una Fondazione che si impegna a trasformare quel campo di concentramento in un Memoriale delle Vittime dei Totalitarismi. A Belene, nel cuore della coscienza bulgara, tutti possono ritrovare la memoria. Ed è proprio per questo motivo che serve un memoriale.

Il campo di Belene era stato creato da Partito Comunista Bulgaro nel 1949. Alla fine dello stesso anno, un Secondo Sito, situato nella parte Est dell’Isola Persina, aveva già 4000 prigionieri. I primi vivevano in trincee a cielo aperto, scavate da loro, coperte con foglie. Una piccola isola vicina divenne un campo di concentramento per donne. All’inizio, l’isola era connessa alla terraferma da un ponte di legno, che poi è diventato una struttura di pontone. Non c’è tanta documentazione sul sito, perché molta di questa è stata deliberatamente distrutta dal Partito Comunista Bulgaro quando cominciarono i cambiamenti politici nella nazione.

Tutto doveva essere segreto. Anche il decreto che aprì il campo il 27 aprile 1949 era un decreto segreto, firmato dal governo del Primo Ministro Vassili Kolarov.

Le condizioni dei prigionieri erano inumane. Si moriva di fame. Decine di migliaia di persone sono morte a Belene.

Nel 1953, Stalin morì, e l’incarcerazione a motivo politico fu sospesa in Bulgaria per un breve periodo di tempo. Tuttavia, dopo la Rivoluzione Ungherese del 1956, la pratica tornò.

Nell’agosto 1959, i media occidentali pubblicarono diversi articoli sui campi esistenti in Bulgaria. Il campo di Belene fu perciò ufficialmente chiuso dal Politburo. Ma continuò nelle funzioni di campo di correzione per prigionieri politici, la maggior parte dei quali provenienti dal Sindacato Agrario del Popolo Bulgaro. Il campo fu trasformato in una prigione”.

Nel 1985, nel luogo dove c’era precedentemente il cosiddetto “Secondo Sito”, il governo aveva incarcerato più di 500 cittadini bulgari di ascendenza turca che si opponevano al cambiamento forzato dei loro nomi. Nell’aprile 1986, questi prigionieri cominciarono uno sciopero della fame, che durò 30 giorni. Nei primi giorni di maggio 1986, la maggior parte dei prigionieri del campo furono rilasciati e mandati in esilio in varie regioni della nazione.

Nel 1989, il sistema comunista crollò, e il campo di Belene divenne un luogo di commemorazione di tutte le vittime durante il giogo del Partito Comunista.

All’inizio degli Anni 2000, i membri del Partito Agrario del Popolo Bulgaro cominciarono a costruire un memoriale, e una targa fu posta su uno degli edifici.

Nell’aprile 2014, fu proprio padre Cortesi a stabilire un Comitato Organizzativo per costruire un memoriale delle vittime nel Secondo Sito.

Si calcola che siano passate dall’isola più di 300 mila persone – cattolici. ebrei, ortodossi, musulmani, protestanti, fascisti, comunisti – e che tra i 15 mila e i 30 mila siano rimasti uccisi.

Il comitato punta anche a fondare un museo nella città di Belene per le vittime dei regime totalitario, e anche investigare e organizzare la documentazione storica e le prove riguardanti i campi di concentramento nei territori bulgari tra il 1940 e il 1990.

 

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