Cambio di guardia al CCEE: nominato il nuovo segretario generale

Padre Martin Michalíček, eletto nuovo segretario generale del CCEE
Foto: Episkopat.pl
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Il nuovo segretario generale del consiglio della Conferenze Episcopali Europee proviene dal blocco ex sovietico, e cadrà durante il suo mandato il cinquantenario della fondazione del Consiglio. Padre Martin Michalicek è stato eletto oggi dai membri del CCEE, riuniti a Poznan (Polonia) per la loro plenaria dal 13 al 16 settembre.

Una plenaria tutta dedicata al tema dello spirito della solidarietà in Europa. Uno studio presentato ai presidenti di conferenze episcopali e delegati di 45 Paesi europei ha sottolineato che sono oltre 100 milioni gli adulti coinvolti nel volontariato in Europa, il 22-23 per cento delle popolazione dell’Unione. E grande impatto hanno le organizzazioni cattoliche, presenti ovunque, considerati dallo Stato come uguali dal punto di vista legale alle organizzazioni civili non governative e alle organizzazioni non profit.

La preoccupazione è che il volontariato, con la professionalizzazione, diventi sempre più considerato sempre più una merce che un atto di gratuità. Ed è stato uno dei temi di discussione dei vescovi nella giornata di oggi.

Ma i vescovi hanno anche lavorato sui temi amministrativi, approvato il budget e approvato il nuovo segretario generale, dopo che monsignor Duarte da Cunha ha terminato il suo secondo mandato: è rimasto al CCEE per 10 anni, ed è stato ringraziato dalla presidenza per il suo lavori.

Chi è padre Martin Michalicek? Classe 1974, slovacco, sacerdote dal 1999 con studi a Roma e a Salisburgo, è vice segretario generale del CCEE dal 2018, dopo aver servito dal 2015 al 2018 come moderatore della curia episcopale di Nitra. È il quinto segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee.

Nelle sue prime parole da segretario generale, padre Michalicek ha sottolineato che le sfide europee non sono poche e non sono piccole, specialmente nei Paesi dell’Est, dove “in 14 anni si percepisce che l’unità sulla quale si contava tanto negli anni di adesione all’Europa non è mica un compito facile”, e che “compito della Chiesa cattolica è “servire l’unità del continente europeo”, chiamata ad essere “in aiuto del processo di unificazione”, ma senza “essere legata alle politiche dei Paesi”.

Il suo mandato sarà nel segno della continuità, perché – ha detto – “tutto quello che nella Chiesa avviene, avviene nella continuità, perché la tradizione non è una ricchezza e non è un peso, ed è una ricchezza da cui si può sempre prendere ispirazione”.

La giornata è cominciata con una Messa officiata dal Cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione dei Vescovi. Nel giorno dell’esaltazione della croce, il Cardinale Ouellet si è chiesto “come credere oggi al mistero della Croce, dopo Auschwitz e i gulag, e come trasmettere questa fede ai nostri contemporanei? Chi può rendere la nostra vita attraente, contagiosa, piena di significato per la vita presente e futura?”

Il Cardinale ha sottolineato che “i santi sono le nostre guide”, come San Massimiliano Kolbe che “ha dato una risposta ad Auschwitz”, e che ci aiutano anche le Sacre Scritture e “un corpus di dottrine certe, elaborate nel corso dei secoli”, mentre “la Chiesa come mistero di comunione è una risorsa importante per mostrare la fecondità della Croce, anche se spesso è denigrata e incompresa”.

Ma – ha aggiunto – “i martiri contemporanei ci dimostrano che la fede è ancora viva, che la speranza non delude, che la Chiesa ha un ruolo da giocare sulla scena del mondo, per conservare la fiamma della speranza nel cuore dell’umanità, per impedire che i poveri siano dimenticati e per proteggere la casa comune minacciata dall’avidità e dalla negligenza umana”.

Oggi cade anche il primo mese dal crollo del Ponte Morandi a Genova. Il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente del CCEE e arcivescovo di Genova, parlando con i giornalisti a margine dell’assemblea ha notato che la Chiesa ha messo a disposizione strutture per ospitare quanti sono rimasti senza casa, e chiesto che il nuovo ponte sia “genovese”, ovvero fatto da imprenditori di Genova, e “bello”, perché rappresenti la città.

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