Cantalamessa: la "gender revolution" ha portato proposte folli

Padre Cantalamessa predica nella Redmptoris Mater
Foto: Osservatore Romano
Facebook Twitter Google+ Pinterest Addthis

É stata dedicata alla famiglia la quarta predica di Quaresima di Padre Catalamessa nella cappella "Redemptoris Mater" in Vaticano.Come riferisce la Radio Vaticana il predicatore ha parlato della “gender revolution”  dello “scempio del dono della sessualità”. Alla luce della Gaudium et Spes, il francescano ha ribadito il valore del matrimonio come comunione di vita tra uomo e donna, uniti e distinti a immagine di Dio Uno e Trino, Sacramento fondato sul dono reciproco che, non è atto passeggero, ma “permanente”.

Cantalamessa ha detto che “aprirsi all’altro sesso è il primo passo per aprirsi all’altro che è il prossimo, fino all’Altro con la lettera maiuscola che è Dio. Il matrimonio nasce nel segno dell’umiltà, è riconoscimento di dipendenza e quindi della propria condizione di creatura. È un farsi mendicante e dire all’altro: 'Io non basto a me stesso, ho bisogno di te'".

Diversi gli “oscuramenti” subiti nel tempo dal progetto biblico, fino all’“attuale contestazione” da affontare con dialogo e autocritica, spiega padre Cantalamessa.

“Nei rappresentanti della cosiddetta ‘Gender revolution’, rivoluzione dei generi, questa istanza ha portato a proposte folli, come quella di abolire la distinzione dei sessi e sostituirla con la più elastica e soggettiva distinzione dei 'generi' (maschile, femminile, variabile), o quella di liberare la donna dalla ‘schiavitù della maternità’ provvedendo in altri modi, inventati dall’uomo, alla nascita dei figli. In questi ultimi mesi è un rincorrersi di notizie di uomini che fra poco potranno diventare incinti e dare alla luce un figlio. 'Adamo dà alla luce Eva', si scrive sorridendo, mentre ci si sarebbe da piangere. Gli antichi avrebbero definito tutto ciò con un termine: hybris, arroganza dell’uomo nei confronti di  Dio".

Il modello degli sposi nel matrimonio, ha spiegato il francescano, è Sacramento del "dono totale e reciproco di sè", non "atto passeggero" ma " permanente". Una valenza religiosa, questa, che "lo scempio del dono di Dio della sessualità in atto nella cultura e nella società di oggi" ha completamente perso. “La spiegazione è che l’unione sessuale non è vissuta nel modo e con l’intenzione intesa da Dio. Questo scopo era che, attraverso questa estasi e fusione d’amore, l’uomo e la donna si elevassero al desiderio e avessero una certa pregustazione dell’amore infinito, si ricordassero da dove venivano e dove erano diretti”.

Ti potrebbe interessare