Cardinale Comastri, tre conversioni di misericordia per la fine del mese mariano

Il Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, pronuncia l'omelia nella Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani, 31 maggio 2018
Foto: Julia Wächter / ACI Group
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Le conversioni di Alexis Carrel, Edith Stein e André Frossard, nate da atti di misericordia, sono le tre storie tratteggiate dal Cardinale Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, al termine della processione con rosario meditato, che, come tradizione, ogni ultimo giorno di maggio si snoda nei Giardini Vaticani fino alla Grotta di Lourdes, per salutare il mese mariano.

L’appuntamento è alle 20, davanti la chiesa di Santo Stefano degli Abissini, appena dietro la Basilica Vaticana. Lì, i dipendenti vaticani, con religiosi, amici, persone desiderose di pregare si riuniscono per la processione aux flambeaux, che si snoda su per i Giardini per passare dietro il palazzo del Governatorato, quindi davanti al piccolo monastero Mater Ecclesiae dove vive il Papa emerito Benedetto XVI, per arrivare infine alla riproduzione della Grotta di Lourdes.

La Grotta fu donata nel 1902 a Papa Leone XIII dal vescovo di Tarbes e Lourdes, costruita dall’architetto Costantino Sneider. L’altare nella grotta è stato il primo costruito dopo le apparizioni a Bernadette e fu donato a San Giovanni XXIII dal vescovo dei santuari di Lourdes. Un dono simbolico, perché Angelo Giuseppe Roncalli, pochi mesi prima di essere Papa, andò per il centenario delle apparizioni da Patriarca di Venezia a consacrare la Basilica sotterranea di Lourdes a consacrare la Basilica sotterranea di Lourdes dedicata a San Pio X.

È da questo altare, al termine di una processione lenta e meditata, che dura circa 45 minuti, che il Cardinale Angelo Comastri pronuncia l’omelia. Il Vangelo è quello del magnificat. È il primo annuncio della maternità di Maria, una donna di cui il Cardinale descrive la grandezza nell’accettare con umiltà un destino così grande e poi nel decidere, come prima cosa, di compiere “un atto di misericordia”: andare a trovare la cugina Elisabetta, in un villaggio che distava circa 120 chilometri da Nazareth, dove Maria abitava, facendo un viaggio avventuroso per andare ad assistere la cugina anziana e miracolosamente in attesa di Giovanni Battista.

Ed è qui che il cardinale dipana le tre straordinarie storie di conversione.

Il medico Alexis Carrel, ateo, tra i migliori del suo tempo (fu Nobel nel 1912), chiamato ad accompagnare i malati ad un pellegrinaggio a Lourdes nel 1903, per sostituire il medico impossibilitato a partecipare. E lui accetta di partire, compiendo – dice il Cardinale Comastri – “un gesto di carità che meraviglia tutti”. Durante il viaggio, nota una giovane donna affetta da peritonite tubercolare all’ultimo stadio, fa notare che il viaggio per lei è una follia, ma la segue nel suo desiderio di andare, e poi, nonostante lo sconsigli, la tiene d’occhio nella grotta, dove la malata si fa trasportare su richiesta insistente.

“Durante la preghiera – racconta il Cardinale Comastri - il medico tiene costantemente lo sguardo su di lei, e a un certo momento Carrell ha l’impressione che il ventre dell’ammalata si sta sgonfiando, passa un quarto d’ora e il medico nota che l’ammalata sembra in condizioni di totale normalità”.

“La Vergine mi ha guarito”, dice l’ammalata. Ma il dottore non può accettare il miracolo, “lotta tutto il pomeriggio perché non vuole piegarsi all’evidenza”, e solo alla sera “entra nella Chiesa del Santo Rosario, cade in ginocchio e dice: ‘Vergine, hai vinto. Ho solo un desiderio: credere”.

Edith Stein era una donna colta, ma atea, che nella guerra del 1915-1918 si mette a disposizione come volontaria per assistere i feriti al fronte di guerra e lì – racconta l’arciprete della Basilia di San Pietro – “fa una esperienza di carità che la sconvolge e la porta ad esclamare: ‘Ho capito che la dedizione vale più dell’erudizione’.”

E così, “vivendo un gesto di estrema carità, il cuore di Edith Stein si apre all’incontro di Gesù”, e, nonostante le resistenze della famiglia, decide di diventare cattolica. Riceve il Battesimo l’1 gennaio 1922, giorno in cui si festeggia la maternità di Maria.

André Frossard nell’estate del 1930 compie 16 anni, e dopo il pranzo, per completare la festa, va in metropolitana verso una zona di Parigi dove si trovano prostitute. Ma, una volta fuori dalla metro, vede un povero “scarno e malvestito”, che gli chiede da mangiare. “Frossard – racconta il Cardinale Comastri – stringe il denaro già pronto per il peccato, si commuove, estrae dalla tasca tutto il denaro che ha e lo consegna al povero, tornando a casa felice senza capire perché”.

È l’inizio di un lento percorso di conversione. Sette anni dopo, André Frossard entrerà in una chiesa di Parigi, troverà delle suore in adorazione dell’Eucarestia che lui nemmeno sapeva cosa fosse, e comprenderà da lì che “Gesù è vivo, quelle suore lo stavano pregando, e lui deve bussare alle porte della Chiesa per seguire Gesù”.

Cosa vogliono significare queste storie? Il Cardinale Comastri sottolinea che “il messaggio per noi è chiaro”, ovvero che siamo chiamati, come Maria, ad uscire “dalla nostra casa, dalla nostra indifferenza, dal nostro egoismo”, moltiplicando ogni giorno “gesti di carità disinteressata, gesti d’amore”, e così non solo in noi fiorirà la fede, ma potremo fare luce “per illuminare il cammino di quanti cercano Dio davanti a noi”.

In fondo, aggiunge, è quello che suggeriva lo scrittore Giuseppe Prezzolini, colui che diceva di credere di non credere. A lui, lontano dalla Chiesa, Paolo VI chiese come poter avvicinare alla Chiesa i lontani. Prezzolini rispose: “Preparate persone dal cuore buono e misericordioso, capaci di amare tutti, disinteressatamente. Perché al mondo sono fin troppe le persone intelligenti che spesso fanno danni. Mancano le persone buone, e spetta alla Chiesa prepararle. Perché intelligenza e cultura suscitano ammirazione, ma solo la bontà attira tra le braccia di Dio”.

Dopo l’omelia del Cardinale, il canto del Magnificat, l’atto di affidamento a Maria composto da Papa Francesco, la preghiera di San Bernardo per la Madonna, mentre è arrivato il crepuscolo, e il cielo sui Giardini Vaticani è diventato da arancione pallido a blu, svelando una magnifica luna piena.

Si conclude così il mese di maggio in Vaticano, dedicato a Maria sin dai tempi del Rinascimento. Sembra che il primo ad associare il mese di maggio a Maria sia stato Alfonso X, re di Castiglia, che nel XIII secolo scrisse una cantica sulle feste stagionali di maggio, vedendo nella devozione a Maria il modo per coronarla e santificarla.

Nel XIV secolo, a Parigi, la Confraternita degli Orefici era solita portare il 1 maggio, come offerta alla Vergine, una pianta adorna di pietre preziose nella cattedrale di Notre Dame. A Roma, nel XVI secolo, San Filippo Neri invitava i suoi ragazzi a compiere atti di omaggio a Maria nel mese di maggio.

Ma l’usanza fu codificata solo nel XVIII secolo, da tre gesuiti: Padre Annibale Dionisi, che pubblicò “Il Mese di Maria” nel 1725; padre Lalomia, che nel 1758 pubblicò per il mese di maggio una serie di meditazioni quotidiane; e padre Alfono Muzzarelli, anche lui autore di meditazioni sul “Mese di maggio”. La tradizione si diffuse rapidamente, e, dalla prima metà del XIX secolo, in tutta l’Europa, in America e nei Paesi di missione il mese di maggio era ormai chiaramente dedicato a Maria.

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