Cardinale Parolin: "Costruire ponti non sia solo uno slogan"

Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità
Foto: Bohumil Petrik / ACI Group
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La strada maestra è quella di “costruire ponti”. Ma questo “costruire ponti” non deve “essere solo uno slogan”, deve portare anche “ad una certa operatività”. Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, parla a margine della presentazione del bilancio scientifico e sanitario del Bambino Gesù, che si è tenuto in Vaticano. Il cardinale plaude agli sviluppi dell’ospedale pediatrico del Papa, ne sottolinea l’umanità, e poi con i giornalisti si lascia andare ad una riflessione ad ampio raggio, che va dai temi della Giornata Mondiale della Gioventù in Polonia allo scenario internazionale.

L’attesa è proprio per la Giornata Mondiale della Gioventù, una grande occasione di dialogo, per il Cardinale, dato che vi partecipano anche giovani che non vengono da un ambiente necessariamente cattolico. “Rimane vero – sottolinea il Segretario di Stato – che la Giornata Mondiale della Gioventù si gioca quando si torna a casa. È lì che comincia la Gmg. Dopo il momento della celebrazione, che è quello che ci sarà a Cracovia, e poi il momento della verifica, nel momento in cui i giovani che vi partecipano prendono un impegno serio”.

Lo scopo del Papa per la Gmg, secondo il Segretario di Stato, è quello di “mobilitare i giovani su questa prospettiva della misericordia, accendere nel cuore di ciascuno la scintilla della divina misericordia”.

È il momento di cambiare il modello di Giornata Mondiale della Gioventù? Il dibattito è in corso, ma per il Cardinale Parolin “in fin dei conti le cose essenziali restano le stesse, la finalità resta la stessa. La mappa è sempre il Vangelo, il cibo è sempre l’eucarestia”. Certo, “cambiano gli scenari, e c’è sempre un nuovo adattamento ad ogni scenario”.

Allargando lo sguarda alla situazione internazionale, il cardinale parla di uno “scenario mondiale che ci preoccupa molto, perché purtroppo aumentano gli odi, aumentano le divisioni, aumentano le contrapposizioni ed è sempre più difficile risolvere questi conflitti, è sempre più difficili trattarli con criteri di giustizia e di solidarietà”.

Parlando del conflitto in Siria, il Cardinale sottolinea come la Santa Sede sin dall’inizio “ha sottolineato che in questo, come in altri conflitti, l’unica soluzione possibile è quella di una soluzione politica, negoziata. Non siamo noi ad indicare le forme di questa soluzione: ci sono persone, sedi, istituzioni adatte. Noi insistiamo sul principio che solamente una soluzione pacifica e negoziata può evitare ulteriori sofferenze alla popolazione che può permettere una ricostruzione del Paese”.

Negli occhi c’è ancora lo sgomento per la strage di Nizza. Si parla di un possibile incontro di Papa Francesco con i familiari delle vittime, ma al di là di tutto – sottolinea il Cardinale Parolin – “dobbiamo lavorare tutti insieme per cercare di capire, comprendere quali sono le cause di questi fenomeni così drammatici e poi evidentemente di superarli”.

Mettere al centro la persona nella sua dignità “deve essere davvero il punto di partenza”, altrimenti “aumenteranno queste situazioni”.

Conclude il Cardinale: “Costruire ponti non sia solo uno slogan. La mia paura è che questa frase non si traduca in operatività, nell’impegno di ciascuno”.

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