Cardinale Parolin: "La riforma è una questione di et et"

L'arcivescovo Marchetto saluta il Cardinale Parolin al termine della presentazione di un suo libro
Foto: Roma Sette
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La riforma? È una questione di “et et”, di far conciliare insieme tradizione e rinnovamento, spiega il Cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano. E lo fa presentando l’ultimo libro dell'arcivescovo Agostino Marchetto, “La riforma e le riforme nella Chiesa”

L'arcivescovo Marchetto ha scritto volumi importantissimi sul Concilio Vaticano II, sempre prendendo come chiave di lettura quella “ermeneutica della continuità” indicata da Benedetto XVI nel suo primo discorso di Natale alla Curia Romana nel 2005. Il suo ultimo libro è una risposta al libro dello stesso titolo curato da Antonio Spadaro e Carlos Maria Galli.

La relazione del Cardinale Parolin permette piuttosto di entrare nella logica delle riforme che si stanno discutendo oggi. Membro del Consiglio dei Cardinali, e – come Segretario di Stato – sempre attento alla gestione degli equilibri della Curia che proprio alla Segreteria di Stato guarda come ente centrale, il Cardinale Parolin ha messo in linea una dopo l’altra le sfide della riforma, fino ad arrivare alla necessità di quella conversione pastorale di cui parla sempre Papa Francesco.

Nel suo intervento, il Cardinale ha sottolineato che “nella continua ricerca di nuove vie per adattare al nostro tempo, all’oggi della vita strutture ecclesiali e concrete modalità d’azione, l’auspicabile riforma debba nello stesso tempo sempre partire dalla conversione del cuore a Cristo, e salvaguardare quel cuore, o nucleo fondamentale, che rende riconoscibile la Chiesa di Cristo lungo tutte le vicende della storia, pur nel doveroso mutare, anche vasto e incisivo, di forme, strutture e criteri organizzativi”.

Il Cardinale Parolin ha riconosciuto all’arcivescovo Marchetto la sua “preoccupazione di fedeltà al procedere cattolico dell’et et, come via media in grado di creare in modo originale una sempre nuova sintesi vitale, non escludendo, ma inglobando le ragioni di entrambi i poli”.

Primato e sinodalità sono dunque chiamati a viaggiare sempre insieme, espressione di un “binomio inseparabile” che ha “costituito uno dei centri vitali e specifici di attenzione, discussione e decisione del Concilio Vaticano II”.

Tutto va interpretato come “riforma e rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto Chiesa”, secondo le parole di Benedetto XVI alla Curia nel 2005. Chiosa il Cardinale Parolin: “Lo sviluppo dogmatico nella Chiesa, infatti, per essere validamene recepito, occorre che sia omogeneo. Da qui la difficoltà ad attribuire piena legittimità al termine ‘rivoluzione’, quando non sia utilizzato – come fatto da Papa Francesco – all’evento fontale del Cristianesimo, al Signore Gesù e al suo Vangelo”.

È una riforma che parte dalla logica dell’amore. E, su questo tema, il Cardinale si è poi messo in dialogo con l’arcivescovo Victor Fernandez, rettore dell’Università Cattolica di Buenos Aires e molto vicino a Papa Francesco, il quale ha detto che le proposte di riforme portano ad un conflitto che non sempre è male, ma “si tratta di tensioni che esistono tra persone oneste e sincere”.

Si tratta, dice il Cardinale Parolin, di un “appello al dialogo, alla disposizione paziente e benevola nel comprendere le ragioni di posizioni e impostazioni anche lontane dalla propria, che questo libro auspica e richiede e che si traduce in ultima analisi proprio nell’impegno a compiere ogni sforzo perché non si trascuri quella logica dell’et et sopra segnalata, che può risultare a volte faticosa, ma che consente di individuare una più valida sintesi che tenga conto di tutti i valori coinvolti”.

 

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