Cardinale Turkson, “i cappellani militari in difesa delle persone detenute”

Il Cardinale apre il V corso di formazione dei Cappellani militari cattolici

Il Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale
Foto: MM / ACI Group
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I cappellani militari cattolici sono chiamati anche ad una particolare attenzione per le persone detenute, perché queste sono spesso in condizioni “che non favoriscono sempre il rispetto della loro dignità” e le prigioni diventano “spesso teatro di nuovi crimini”.

Il Cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero del Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, apre così la V conferenza di formazione dei Cappellani Militari Cattolici al Diritto Umanitario Internazionale. La conferenza è giunta alla V edizione, ed è stata inaugurata nel 2003. Il tema di quest’anno è “La privazione della libertà in situazione di conflitti armati. La missione dei cappellani militari”.

Il corso si tiene dal 29 al 31 ottobre, e celebra anche il 70esimo anniversario delle Convenzioni di Ginevra. Tra queste, quella specificamente dedicata ai detenuti di guerra.  Il corso rientra nelle iniziative che la Santa Sede si è impegnata a realizzare nel contesto della 32esima Conferenza Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa del 2015. Esso si pone l’obiettivo di esplorare e approfondire la missione dei cappellani militari nella protezione delle persone private della libertà alla luce delle attuali sfide del diritto internazionale umanitario, nei contesti dei conflitti armati, nelle situazioni di estrema vulnerabilità personale, nei casi di detenzioni perpetrate anche da attori non statali.

Il Cardinale Turkson sottolinea che il corso “intende considerare un aspetto particolare della dura realtà dei conflitti armati, cioè la privazione della libertà per le persone che sono interessate a questo dramma e che si trovano pertanto in situazione di vulnerabilità”.

Una particolare vulnerabilità è quello dei detenuti, sia che siano “combattenti che sono caduti nelle mani delle forze nemiche”, ma anche “civili che non di rado sono oggetto di rapimenti, sparizioni forzate, esecuzioni extragiudiziarie”. Il Cardinale Turkson menziona anche i “trattamenti disumani che talvolta colpiscono le minoranze etniche, linguistiche, politiche, culturali e religiose”.

Non solo. Destano preoccupazione “i luoghi in cui queste persone sono detenute”, perché spesso le condizioni di detenzione sono disumane e lesive della dignità della persona, in particolare delle donne, dei bambini e degli anziani, che talora sono arrestati e detenuti sulla base di semplici sospetti”.

Il Cardinale affronta anche “l’insufficiente spazio” condiviso dai detenuti, il fatto che spesso rimangano in un luogo “senza processo né alcuna assistenza”, né giuridica né spirituale, tanto che il dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha scelto come tema del prossimo seminario dei cappellani delle carceri “Lo sviluppo Umano Integrale e la pastorale penitenziaria cattolica”.

Il cappellano militare è chiamato dunque a “testimoniare con le parole e la vita la sollecitudine della Chiesa e l’amore misericordioso di Dio che non esclude nessuno”. Un amore misericordioso da fornire negli ambienti degli istituti di pena che offrono “un terreno privilegiato sul quale testimoniare, ancora una volta, la sollecitudine cristiana in campo cristiano”,

Tra gli obiettivi del corso, c’è anche quello di “cercare nuove vie per migliorare le condizioni di detenzione e per un’applicazione del diritto vigente più consona con la dignità della persona, specialmente per quanto riguarda i conflitti armati internazionali”.

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