Cardozo, neo cardinale del Venezuela porta a Roma la voce della sua gente

Baltazar Enrique Porras Cardozo è Arcivescovo di Mérida, in Venezuela.
Foto: AA
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Baltasar Enrique Porras Cardozo è uno dei prossimi cardinali. Un outsider di Papa Francesco come ama definirsi. La sua diocesi Merida in Venezuela ha un territorio di montagna, lui si occupa della Caritas per la Conferenza Episcopale, è amico del nuovo preposito generale dei gesuiti, padre Sosa, venezuelano anche lui.

A Roma prima di ricevere la berretta ha voluto incontrare la stampa internazionale per parlare della sua gente che muore di fame. E non solo per le endemiche carenze dell’ America Latina, ma per la situazione politica attuale disastrosa. Una dittatura della “sinistra” che nega la realtà della situazione che è da crisi umanitaria. “ Una definizione che il governo non vuole sia fatta- dice Cardozo- ma è proprio così. Muoiono in Venezuela più di 200 persone al giorno, molti i bambini che non hanno nulla da mangiare, e tanto meno le medicine”.

Cardozo pensa che questo momento sia particolare per il Venezuela e non solo per la sua nomina, ma perché mai ci sono state in Vaticano tante persone che hanno avuto una relazione stretta con la nazione: “ il cardinale Parolin, e poi Bertello, Stella e Calcaglo”.

Questo è un concistoro particolare, dice “ nel segno del giubileo della Misericordia. E la maggior parte siamo outsider. Il Papa ci ha mandato una lettera ricordando di non inorgoglirci, non diventare mondani, e di rimanere impegnato per i poveri”.

In Venezuela la situazione è gravissima per la gente, la perdita totale del ruolo delle istituzioni rende tutto relativo e discrezionale e così l’unico riferimento è la Chiesa. “Per questo nella conferenza episcopale cerchiamo si essere sempre molto uniti. Fin dai tempi del Concilio e poi con la Conferenza di Medellin e via dicendo, la voce della gerarchia è stata una voce se vogliamo abbastanza critica- dice il neo cardinale- per segnalare i problemi del paese. Siamo quelli che raccolgono i sentimenti della gente”.

In Venezuela ci sono grossi limiti alla libertà di espressione. “Negli ultime tempi la restrizione della libertà di espressione e informazione è molto grande. Ci sono diversi mezzi di comunicazione nella diocesi, è obbligatorio passare una serie di messaggi ufficiali e se passa qualsiasi idea  critica c’è sempre una chiamata, una visita, una minaccia. E alla fine ci si informa più facilmente sul Venezuela dai media della vicina Colombia se si è sul confine”.

Cardozo parla molto anche della teologia latinoamericana, la teologia pastorale, e ricorda che la elezione del venezuelano Sosa come preposito dei gesuiti
“ha a che vedere non solo con il Venezuela ma con tutta l’America Latina. In Europa e Nord America si è vista la elezione di Papa Francesco come quella di un parroco buono che non ha molta profondità di pensiero, semplicemente un buon pastore e credo che sia un errore. Francesco anche ha tutte le virtù della Chiesa dall’ America Latina,  che sono a vicinanza la semplicità e la presenza in mezzo ai problemi. Però ha anche le riflessioni che si sono sviluppate dopo il Concilio Vaticano II con la teologia della liberazione, la teologia del popolo, e la teologia pastorale che alla fine è come la medicina del medico internista, deve avere una visione completa”. 

Se si parla poi di destra e sinistra in Venezuela Cardozo dice che sono concetti superati: “La sinistra tradizionale ha mantenuto solo la vicinanza con i poveri come una bandiera. Molti umoristi venezuelani che vengono dalla sinistra ..dicono che la Chiesa sta alla sinistra della sinistra perché gli uomini di Chiesa sono gli unici che si occupano davvero dei problemi della gente, sono presenti nei barrios, nelle periferie nelle frontiere. Quelli che stanno al governo vivono in una specie di capsula molto lontani dalla gente”.

A chi gli chiede se la Chiesa si definisca alleata della opposizione, Cardozo rispondo che la posizione della Chiesa è solo quella di stare con la gente,segnalare problemi, da cinquecento anni: “non siamo da un parte o dall’altra ma solo dalla parte della gente”.  

E ricorda una frase di Giovanni Paolo II: “non parlare al governo perchè non sente, bisogna parlare alla gente che sente”.


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