Caritas Diocesana di Napoli, la lotta senza sosta contro il coronavirus

Povertà, disoccupazione, indigenza. Sono solo alcuni degli effetti collaterali dell'epidemia da coronavirus. Ne abbiamo parlato con Don Enzo Cozzolino, Responsabile della Caritas Diocesana di Napoli

Mense Caritas
Foto: Caritas Sardegna
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Il coronavirus travolge tutta Italia. I dati dei contagi e il numero delle vittime non sono affatto confortanti e l'Italia è divisa in zona rossa, arancione e gialla. Tra le regioni in zona rossa c'è la Campania, duramente segnata dalla povertà, dalla disoccupazione, dalla mancanza di posti letto negli ospedali e nelle terapie intensive. Ma cosa sta facendo la Caritas di Napoli per provare ad arginare tutti questi poblemi? ACI stampa ne ha parlato con Don Enzo Cozzolino, Responsabile della Caritas Diocesana di Napoli.

La Campania è zona rossa. Come è davvero la situazione che state vivendo in prima linea?

L'esperienza di una zona rossa la abbiamo già vissuta nei mesi di marzo-aprile, quando la definizione 'lockdown' era a livello nazionale e ancora non c'era il virus a colori. Papa Francesco ha definito la Chiesa come 'ospedale da campo' e questa definizione si adatta bene alla Caritas che vive questo ospedale come luogo di accoglienza e soccorso. Alla stregua degli ospedali e dei Vigili del fuoco, nei momenti di maggior bisogno la Caritas allarga le sue braccia cercando di non restare chiusa nei suoi uffici, ma si attiva anche con altri mezzi. Il telefono in questo periodo (e soprattutto nei mesi di marzo-aprile), è stato un contatto semplice ma di grande aiuto. L'impossibilità a poter venire personalmente in Caritas nei momenti di chiusura totale è stata sostituita dal telefono dietro il quale una serie di persone (preti, diaconi e laici, funzionari dell'ufficio e volontari) si attivano per poter dare una risposta alle richieste più varie. Il primo e più importante aiuto è l'ascolto; in questi momenti il dolore chiede ascolto al fratello dal volto sconosciuto e molti trovano anche il coraggio di piangere nel descrivere il loro problema al telefono. Segue spesso una richiesta di aiuto concreto. La Caritas non ha mai chiuso in questo periodo.

La Caritas Campania cosa sta facendo? Quali sono gli interventi di soccorso in atto contro il covid?

I campi di intervento della Caritas Diocesana sono vari: innanzi tutto un ascolto fraterno ed empatico, affrontando le difficoltà della persona o più spesso della famiglia insieme e valutando le possibili soluzioni. Se l'ascolto è per forza di cose non di persona ma esclusivamente telefonico, sono in genere più pressanti i problemi concreti, quindi si può operare con l'ausilio anche di WhatsApp oppure e-mail per inviare i documenti necessari all'aiuto. La confezione di pacchi alimentari è demandato al CAIR e alle Parrocchie, che sul proprio territorio conoscono meglio le richieste più urgenti. Le mense, 23 in tempi normali, stanno lavorando a tutta forza per poter rispondere ad esigenze sempre maggiori. Fino a pochi giorni fa, prima dell'istituzione della zona rossa, era circa 2000 i pasti giornalieri. Per ovvi motivi questi pasti sono consegnati in cestino e non a tavola come prima della pandemia. Devo dire che la generosità di privati, aziende e commercianti è davvero venuto incontro alle esigenze alimentari delle Parrocchie e delle mense, altrimenti sarebbe stato molto difficile preparare i pacchi e i cestini di cibi cucinati per una numero così grande di ospiti. Anche il Nostro Cardinale Arcivescovo si è impegnato tramite l'esercito a fornire, recuperare e distribuire le derrate alimentari. È inoltre operativo un servizio di guardaroba solidale per gli abiti e le coperte, utilissime considerato che ci stiamo avviando verso l'inverno.

Senza dubbio è aumentata la povertà, sono aumentate le famiglie povere. Avete in mente un piano per aiutare queste persone? Ho letto anche di alcuni pizzaioli che hanno preparato e offerto una pizza a chi non se la poteva permettere...

In alcune zone di Napoli, alcuni ristoratori hanno pensato di offrire al loro quartiere una pizza, portando il prodotto casa per casa. Sono esempi virtuosi di come, senza cedere alla rassegnazione e al vittimismo, tutte le classi della città, se vogliono, si possono muovere in sincronia per provvedere ai bisogni delle persone a scarso reddito, o addirittura rimaste a reddito zero. E non sono solo le fasce di lavoratori in 'nero' o del sommerso illegale, anche molti giovani professionisti, che lavoravano in settori legali, ma 'obtorto collo' in maniera illegale, sottopagati e senza copertura previdenziale, si trovano oggi a dover chiedere un piatto di pasta alle mense o alle Parrocchie o alla stessa Caritas. Un grazie particolare agli operatori sanitari di ogni colore e di ogni associazione che tanto stanno facendo in sinergia con le istituzioni presenti sul territorio.

Don Enzo un augurio alla sua gente e alla sua terra...

Vorrei fare un augurio che diventa preghiera e vita con la ricetta del Papa: "La pandemia ci ha ricordato quanto sia essenziale la corresponsabilità e che solo con il contributo di tutti – anche di categorie spesso sottovalutate – è possibile affrontare la crisi". "Dobbiamo trovare il coraggio di aprire spazi dove tutti possano sentirsi chiamati e permettere nuove forme di ospitalità, di fraternità, e di solidarietà", ribadisce Francesco. "Bisogna coinvolgere per promuovere", come ha fatto Gesù con la donna samaritana. "Costruire il Regno di Dio è un impegno comune a tutti i cristiani e per questo è necessario che impariamo a collaborare, senza lasciarci tentare da gelosie, discordie e divisioni". Così il Papa spiega l'ultimo imperativo del messaggio, non è questo il tempo degli egoismi, perché la sfida che stiamo affrontando ci accomuna tutti e non fa differenza di persone"; l'appello finale: "Per preservare la casa comune e farla somigliare sempre più al progetto originale di Dio, dobbiamo impegnarci a garantire la cooperazione internazionale, la solidarietà globale e l'impegno locale, senza lasciare fuori nessuno.

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