Caso Orlandi: non ci sono ossa in Vaticano che possano essere fatte risalire a lei

Negative sia le analisi al Camposanto Teutonico che quelle alla nunziatura. La Santa Sede conferma la sua volontà di collaborare, ma nega questa sia una ammissione implicita di responsabilità

Un momento dell'analisi delle ossa al Camposanto Teutonico
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Nessun osso trovato al Camposanto Teutonico può essere fatto risalire a un periodo posteriore al 1800. Viene così smentito un possibile collegamento con il caso di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa 36 anni fa. In più, la Santa Sede ricorda che nemmeno le ossa rinvenute alla nunziatura in Italia possano essere ricollegate ad Emanuela Orlandi, come accertato. E afferma che la piena collaborazione della Santa Sede non vuole "categoricamente" significare una assunzione implicita di responsabilità.

Sono le conclusioni di due giorni di perizie, che hanno avuto luogo il 27 e il 28 luglio. In un comunicato, la Sala Stampa della Santa Sede sottolinea che "alle ore 12.30 si sono concluse le operazioni al Campo Santo Teutonico nell’ambito delle incombenze istruttorie del caso Orlandi".

Prosegue il comunicato: "Il prof. Giovanni Arcudi coadiuvato dal suo staff – alla presenza del perito di fiducia nominato dalla Famiglia Orlandi – ha  completato l’analisi morfologica dei reperti ritrovati negli ossari  (diverse centinaia di strutture ossee parzialmente integre e migliaia di frammenti)".  

Viene dichiarato quindi che "nel corso degli accertamenti di antropologia forense, il Prof. Arcudi non ha riscontrato alcuna struttura ossea che risalga ad epoca successiva alla fine del 1800". Si legge ancora che "il consulente di parte ha avanzato richiesta di accertamenti di laboratorio su circa settanta reperti ossei; il Prof. Arcudi e la sua equipe non hanno avallato la richiesta perché le medesime strutture ossee hanno caratteri di datazione molto antichi" e "per questi motivi, i campioni sono stati repertati e trattenuti presso il Comando della Gendarmeria a disposizione del Promotore di Giustizia".

Viene poi sottolineato che "la Santa Sede conferma la propria volontà di ricerca della verità sulla vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi e smentisce categoricamente che questo atteggiamento di piena collaborazione e trasparenza possa in alcun modo significare, come da alcuni talvolta affermato, una ammissione implicita di responsabilità".

"La ricerca della verità - viene ribadito - è interesse della Santa Sede e della famiglia Orlandi", e "la trasparente volontà della Santa Sede è peraltro già emersa, oltre che nelle indagini e negli esami in corso al Campo Santo Teutonico, in quelle effettuate dalle autorità italiane, a seguito di una segnalazione della Gendarmeria Vaticana, nella sede della Nunziatura in Italia, a Villa Giorgina, per le quali è stata comunicata, in data 3 luglio, la richiesta di archiviazione da parte  della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma". 

Riguardo i dati emersi da Villa Giorgina, si mette in luce che "secondo quanto accertato dalle autorità italiane, che il 25 luglio scorso hanno avviato la procedura per la restituzione delle ossa rinvenute a Villa Giorgina,  la datazione dei reperti risale ad un periodo compreso tra il 90 e 230 d.C.", e questo "smentisce  qualsiasi collegamento con la dolorosa scomparsa di Emanuela Orlandi".

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