CCEE, conclusa la plenaria. “La vera risposta alle domande di senso è Cristo”

Nel messaggio finale, i 32 vescovi presidenti delle Conferenze Episcopali di Europa centrano il tema su Cristo. Perché è lì che sta la speranza dell’Europa

I presidenti delle Conferenze Episcopali di Europa, membri del CCEE, a Santiago di Compostela
Foto: CCEE
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Sono andati sulla tomba di San Giacomo, a Santiago di Compostela, termine di un cammino che ha “fatto” l’Europa. E i 32 vescovi presidenti di Conferenze Episcopali di Europa vi sono arrivati anche attraverso un pellegrinaggio dal Monte do Gozo. Perché il risveglio di Europa, ma anche la sua speranza, parte da una rinnovata fede in Cristo.

Così, nel messaggio finale della plenaria, durata dal 3 al 6 ottobre, i vescovi hanno invitato l’Europa a svegliarsi, a riscoprire le sue radici, a rallegrarsi, perché di fronte a tanti segni di contraddizione c’è sempre, nel cuore dell’uomo, la sete di trascendente. È una Europa che può rinascere solo da Cristo.

Ed è un messaggio in piena continuità con la plenaria del 2018 a Poznan, quando si parlò di volontariato, sottolineando che “la cosa più decisiva è la fedeltà a Cristo”. Ma anche con la plenaria di Minsk del 2017, quando i vescovi europei si impegnarono a far tornare la voce di Gesù in Europa.

Tema della plenaria di quest’anno era “Europa, tempo di risveglio? I segni della speranza”. E i vescovi si dicono “più consapevoli della situazione in cui vivono i nostri Paesi e delle diverse contraddizioni esistenti”, di cui fanno una lista.

Ci sono: “il desiderio di Dio e allo stesso tempo la fragilità della vita cristiana; il desiderio della vita fondata sul Vangelo e allo stesso tempo la debolezza ecclesiale e umana; -il desiderio di santità e allo stesso tempo la poca testimonianza di vita; il desiderio di diritti umani universali e allo stesso tempo la perdita del rispetto della dignità umana”.

E ancora: “il desiderio di armonia nella società e con il creato, ma anche la perdita di ogni senso di verità oggettiva; il desiderio di una felicità duratura, ma anche la perdita di un senso condiviso del destino a cui l’umanità è chiamata; il desiderio di pace interiore e coerenza espressi in una ricerca spirituale, ma anche la negazione di quella ricerca in molti discorsi pubblici”.

Il punto, sottolineano i vescovi, è che ci sono “domande esistenziali che si trovano nel profondo del cuore umano e che non scompaiono mai”, perché “ogni uomo, infatti, nutre il desiderio segreto di incontrare qualcuno che aiuti la sua coscienza a risvegliarsi, a risvegliare le questioni decisive dell’esistenza, del futuro oltre la morte, del male che ferisce l’umano, e dei mali che violentano la vita e il cosmo”.

I vescovi vogliono dare un messaggio di speranza, chiedono all’Europa di svegliarsi, di guardare agli elementi di speranza, come sono i santi e i martiri dei Paesi, “fiaccole ardenti che incoraggiano il presente e annunciano il futuro”.

Sempre sull’esempio dei santi, i vescovi chiedono all’Europa di riscoprire le sue radici, anche quelle che vengono dalle grandi figure dei santi canonizzati il prossimo 13 ottobre (madre Giuseppina Vannini, Margarita Bays, il cardinale John Henry Newman)

Ma l’Europa deve anche rallegrarsi guardando “ai tanti santi nascosti che ogni giorno contribuiscono, in silenzio, alla costruzione di società civile più giusta e a misura d’uomo”.

Una attenzione particolare è data alle famiglie, che sono “le sole capaci di generare futuro”, e che quindi sono chiamate a modellare “questo nostro amato continente” e ad adoperarsi per un nuovo umanesimo europeo”.

I vescovi lo sottolineano con forza: “Noi crediamo che la vera risposta a tutte le domande di senso è Gesù Cristo, volto del Padre. Proclamiamo la nostra fede nella Sua persona, unico Salvatore dell’uomo e del mondo. Solo in Lui, Pane spezzato per noi, trovano risposta le nostre domande, poiché solo Lui è la rivelazione piena del mistero di Dio e la risposta dell’umanità a questo mistero di Amore e di Misericordia”.

Perché è Cristo, concludono i vescovi, che “rende chi lo accoglie disponibile ad ascoltare, ad amare e a farsi prossimo, mettendosi a servizio dell’uomo, specialmente di chi è nel bisogno, offrendo loro il dono di Cristo e l’aiuto necessario”.

 

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