Celebrare, accompagnare, testimoniare. I tre verbi del Papa per Don Pino Puglisi

Papa Francesco incontra il Clero, i Seminaristi e le Suore presso la Cattedrale di Palermo
Foto: Vatican Media
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Papa Francesco incontra il clero siciliano. Lo fa nella Cattedrale di Palermo, ricordando ai religiosi e alle religiose l’esempio indimenticabile del primo martire della mafia, Don Pino Puglisi. Per il sacerdote ucciso ci sono tre verbi: celebrare, accompagnare e testimoniare.

Il Pontefice, prima di recarsi alla Cattedrale, ha visitato in forma strettamente privata il quartiere Brancaccio di Palermo e la casa dove abitò Pino Puglisi.

Nel suo discorso al clero, il Papa inizia dal primo verbo “celebrare”: “Prendete e mangiate, questo è il mio corpo offerto: lo diciamo ai fratelli, insieme a Gesù – osserva il Pontefice - le parole dell’Istituzione delineano allora la nostra identità: ci ricordano che il prete è l’uomo del dono, del dono di sé, ogni giorno, senza ferie e senza sosta. Perché la nostra, cari sacerdoti, non è una professione, ma una donazione; non un mestiere, ma una missione. Ogni giorno possiamo fare l’esame di coscienza anche solo su queste parole prendete e mangiate: questo è il mio corpo offerto per voi e chiederci: Oggi ho dato la vita per amore del Signore, mi sono “lasciato mangiare” dai fratelli?”.

Per Papa Francesco, Don Pino ha vissuto così, “l’epilogo della sua vita è stata la logica conseguenza della Messa che celebrava ogni giorno”. Perché “il prete non porta rancori, non fa pesare quel che non ha ricevuto, non rende male per male. No, il sacerdote è portatore della pace di Gesù: benevolo, misericordioso, capace di perdonare gli altri come Dio li perdona per mezzo suo”.

"Vi chiedo perciò di vigilare attentamente, affinché la religiosità popolare non venga strumentalizzata dalla presenza mafiosa, perché allora, anziché essere mezzo di affettuosa adorazione, diventa veicolo di corrotta ostentazione - raccomanda il Papa, che aggiunge ancora a braccio: "Abbiamo visto la Madonna che si inchina alla casa del boss, questo non va bene!". 

Il secondo verbo del Papa è “accompagnare”: “È la chiave di volta dell’essere pastori oggi – sottolinea Francesco - C’è bisogno di ministri che incarnino la vicinanza del Buon Pastore, di preti che siano icone viventi di prossimità: poveri di beni e di proclami, ricchi di relazione e di comprensione. Pensiamo ancora a Don Puglisi che, più che parlare di giovani, parlava coi giovani. Stare con loro, seguirli, far scaturire insieme a loro le domande più vere e le risposte più belle. È una missione che nasce dalla pazienza, dall’ascolto accogliente, dall’avere un cuore di padre e mai di padrone. La pastorale va fatta così, con pazienza e dedizione, per Cristo a tempo pieno”.

Francesco è chiaro: “Impariamo da Don Puglisi a rifiutare ogni spiritualità disincarnata e a sporcarci le mani coi problemi della gente. Andiamo incontro alle persone con la semplicità di chi le vuole amare con Gesù nel cuore, senza progetti pastorali faraonici, senza cavalcare le mode del momento”.

E per le religiose il Papa puntualizza: "E' importante la voce della donna, i vescovi vi coinvolgano nei loro progetti pastorali". 

“L’ultimo verbo, che in realtà è la prima cosa da fare – dice Papa Francesco – è testimoniare. Questo ci riguarda tutti e in particolare vale per la vita religiosa, che è di per sé testimonianza e profezia del Signore nel mondo”.

“La testimonianza contagia –conclude il Pontefice- Davanti a Don Pino chiediamo la grazia di vivere il Vangelo come lui: alla luce del sole, immerso nella sua gente, ricco solo dell’amore di Dio. Per questo, cari fratelli, va bandita ogni forma di clericalismo: è una delle perversioni più difficili da prendere oggi, non abbiano in voi cittadinanza atteggiamenti altezzosi, arroganti o prepotenti. Per essere testimoni credibili va ricordato che prima di essere preti siamo sempre diaconi; prima di esser ministri sacri siamo fratelli di tutti”.

Il Papa grida a braccio: "Pastori si, funzionari no!" 

Anche l'Arcivescovo di Palermo, Monsignor Corrado Lorefice ha voluto dare il suo saluto a Papa Francesco: “Santità, oggi Lei ci incontra in questa Cattedrale, dove è custodito il corpo del Beato martire padre Pino Puglisi, figlio speciale di questa Chiesa palermitana, di questo presbiterio, ucciso dalla mafia perché fedele al Vangelo, povero di tutto, anche della vita, per consegnare incessantemente il Vangelo ai più piccoli e alle nuove generazioni. Don Puglisi come sacerdote era un uomo compiuto, plasmato dal Vangelo; viveva con serenità e bellezza il suo celibato, appagato pienamente dal dono totale di sé. Per questo la sua testimonianza presbiterale era efficace, attrattivo il suo sacerdozio, senza nessun alone di moralismo e di supponenza sacrale”.

L’ultima tappa di Papa Francesco a Palermo è quella con i giovani. Cinquemila ragazzi da tutta la Sicilia ora lo aspettano a Piazza Politeama per un dialogo domande-risposte. 

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