Chiara Castellani, medico missionario in Congo, racconta l'incontro con il Papa

Chiara Castellani, medico missionario in Congo, incontra Papa Francesco. Ecco come è andata

Chiara Castellani in Congo
Foto: Focus on Africa
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Papa Francesco ha nel cuore il Congo. Ne è certa Chiara Castellani, medico missionario nella Repubblica democratica del Congo, amica di Luca Attanasio, ambasciatore nella Repubblica Democratica del Congo, morto a febbraio per le ferite riportate nell’agguato presso il villaggio di Kibumba, vicino alla città di Goma. Chiara e Papa Francesco si sono incontrati questo lunedì nel Palazzo Apostolico e Chiara ha parlato al Pontefice dei suoi progetti e della rete ospedaliera da lei diretta in Congo. ACI stampa ha raggiunto Chiara Castellani.

Come è stato l’incontro con Papa Francesco?

Emozionante, intensissimo, appassionante. Un incontro sconvolgente con una persona straordinariamente empatica, che ti fa sentire immediatamente a tuo agio, per cui anche le paure della vigilia sono sfumate, e ti viene subito alla bocca il messaggio centrale "aiutiamoli a crescere, come il granello di senape del suo messaggio festivo di ieri" e Lui ti accenna di sì. Mentre mi dava le istruzioni per contattare il Cardinale Turkson, Prefetto del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, ha subito capito di cosa avevamo bisogno. Sviluppo delle persone, risposta alla lor voglia di crescere e di imparare.

Quali parole del Pontefice le sono rimaste più impresse ?

"Coraggio" è quella in assoluto che mi è rimasta più impressa. Mi ha veramente incoraggiato a continuare in questo mio percorso.

Dottoressa, quale è il suo impegno in Congo ? 

Sono direttore del BDOM che è l'ufficio che si occupa di tutte le opere e strutture sanitarie della Diocesi. Compresa la scuola infermieri che io stessa ho fondato 20 anni fa insieme al Vescovo, e il centro Dream per la cura dei malati di AIDS che abbiamo fondato assieme alla comunità di Sant'Egidio e a un "ex" malato di AIDS (nel senso che è sempre sieropositivo ma sta benone e va in giro con me in moto per tutto il Bandundu).

Ha parlato con il Papa di questi servizi in Congo?

Certo per avere dei consigli da lui sulla formazione quadri. Perché far studiare gli infermieri è importante ma ancora più importante adesso è avere insegnanti veramente qualificati, dei veri professori universitari.

Lei conosceva Luca Attanasio. Poteva essere evitato l’attacco? Quale è il ricordo che ha di Attanasio?

Luca era una persona generosa semplice benché all'altezza del suo ruolo, cosciente dei rischi che correva ma anche deciso a denunciare l'ingiustizia, la violenza, il sorpruso. E' questo che l'ha reso troppo scomodo e non certo per il Congo. 

Cosa possiamo fare noi per il Congo da qui?

Quello che sta facendo il Papa: aiutarci a dare un'immagine corretta di un paese che ha voglia di crescere e di costruire una vera Democrazia. Ne ha tutte le potenzialità.

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