Chiesa cattolica e Chiese ortodosse orientali, il tema è quello dei sacramenti

Si è riunita dal 26 gennaio all’1 febbraio la commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse Orientali

Foto di gruppo della XVII riunione della Commissione Mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese ortodosse orientali
Foto: Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani
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Il tema della teologia sacramentale è stato al centro della XVII riunione della Commissione Mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese ortodosse orientali. L’incontro si è tenuto in Libano, ad Atchaneh, dal 26 gennaio all’1 febbraio 2020, ospitato dalla Chiesa siro-ortodossa di Antiochia.

Il tema dei sacramenti è centrale per un dialogo cattolico – ortodosso che è tra i dialoghi ecumenici più promettenti. Lo scisma con le Chiese ortodosse orientali aveva infatti avuto luogo per un problema di terminologia: al Concilio di Calcedonia, nel V secolo, si era arrivati a stabilire che Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, era una persona in due nature, “senza confusione, senza cambiamento, senza divisione e senza separazione”.

Ma le Chiese ortodosse orientali, da allora dette pre-calcedoniche, non avevano compreso che la formula “due nature” parlava di due soggetti di Cristo e aveva pensato fosse presentata una dottrina che identificava due figli, e per questo sono rimaste distaccate dalla Chiesa cattolica.

Il dialogo comunque è ripreso con successo, anche grazie a Paolo VI che promosse una serie di incontri. Il primo fu quello del 1971 con Mar Ignatious Yacob III, patriarca siro-ortodosso di Antiochia. Sempre nel 1971, Paolo VI firmò una dichiarazione comune con il patriarca copto ortodosso Shenouda III nel 1971, mentre nel 1996 Giovanni Paolo II siglò una dichiarazione simile con il catholicos armeno Karekin I, e con il catholicos Aram I di Cilicia nel 1997. Così, 1500 dopo il Concilio di Calcedonia, queste dichiarazioni comuni avevano permesso di risolvere le differenze cristologiche tra le Chiese cattoliche e le Chiese ortodosse orientali.

Da qui, la commissione mista internazionale, istituita nel 2003. La commissione comprende rappresentanti della Chiesa cattolica, della Chiesa copta-ortodossa, della Chiesa siro-ortodossa di Antiochia, la Chiesa apostolica armena (Catolicossato di tutti gli armeni - Sede di Etchmiadzin e Catolicossato della Sede di Cilicia), della Chiesa ortodossa etiope e della Chiesa sira-ortodossa Malankarese.

La riunione è stata presieduta dal Cardinale Kurt Koch e dal vescovo Kyrillos, ausiliare copto-ortodosso della diocesi di Los Angeles.

Come detto, si è parlato in particolare della teologia sacramentale. Nel rapporto finale dell’incontro si sottolinea che “in tutte le nostre tradizioni si ritiene che i sette sacramenti (Battesimo, Cresima/Confermazione, Eucaristia, Penitenza, Ordine, Matrimonio e Unzione dei infermi) siano istituiti da Cristo, stabiliti dagli Apostoli, conservati e tramandati dai Santi Padri e celebrati fedelmente nella Chiesa. Tra questi sette, l'Eucaristia è intesa come il Sacramento dei Sacramenti.”

I membri hanno discusso vari aspetti della disciplina sacramentale, tra cui la questione di chi amministra il sacramento, di chi può ricevere un sacramento e altri temi canonici relativi al matrimonio.

Il 27 gennaio, la Commissione è stata ricevuta in udienza da Sua Santità il Patriarca Mor Ignazio Aphrem II della Chiesa siro-ortodossa. Il 28 gennaio, Sua Beatitudine il Patriarca Ignatius Youssef III Younan ha offerto una cena a tutti i membri presso il Patriarcato siro-cattolico a Beirut. Il 30 gennaio, il Cardinale Koch e il Vescovo Kyrillos, accompagnati da una piccola delegazione, sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica libanese Michel Aoun, a Baabda.

Nel pomeriggio del 30 gennaio, tutti i membri sono stati accolti dal Patriarca maronita, il Cardinale Bechara Boutros al-Rai nella sua residenza a Bkerke.

La prossima riunione della Commissione mista internazionale si terrà a Roma, e sarà organizzata dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani dal 25 al 29 gennaio 2021. Il tema principale dell'incontro sarà “La Vergine Maria nell'insegnamento e nella vita della Chiesa”.

La Commissione ha già pubblicato due documenti, il primo nel 2009 su “Natura, Costituzione e Missione della Chiesa”, il secondo nel 2015 su “L'esercizio della comunione nella vita della Chiesa primitiva e le sue ripercussioni sulla nostra ricerca di comunione oggi”.

In un articolo sull’Osservatore Romano, padre Hyacinthe Destivelle metteva in luce come “la memoria delle nostre Chiese è spesso ferita da una storia conflittuale, alla quale non di rado si mescolano aspetti non teologici di natura culturale, politica o nazionale”, ma che “il 2019 ha visto la realizzazione di diverse iniziative in questo campo con le Chiese ortodosse orientali”.

Tra questi, la prima conferenza sulle relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa etiope Tewahedo tenuta ad Addis Abeba, mentre la commissione mista di dialogo con la Chiesa siro ortodossa siriaca malankarese, che si è incontrata in Kerala nel dicembre 2019, ha il progetto della “pubblicazione comune di un ‘Libro di riferimento sulla storia della Chiesa’ che intende presentare alcuni documenti sulla storia controversa del cristianesimo in India fino al XVII secolo”.

Quindi, da ricordare il sesto “Colloquium Syriacum” della Fondazione Pro Oriente di Vienna, intrapreso nel novembre 2019, “dedicato – scrive padre Destivelle - a una valutazione dei numerosi accordi pastorali tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse di tradizione siriaca, molti dei quali consentono una certa communicatio in sacris: ad esempio l'accordo del 1994 con la Chiesa ortodossa siriaca – primo accordo pastorale reciproco della Chiesa cattolica con un'altra Chiesa –, o anche l’accordo del 1994 sui matrimoni misti con la Chiesa malankarese siriaca ortodossa o quello già menzionato del 2001 con la Chiesa assira dell'Oriente. La conclusione della conferenza è stata un appello a “sviluppare nuovi approcci teologici tenendo conto degli accordi pastorali già esistenti e delle realtà vissute in comune dai fedeli delle nostre Chiese”.

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