Cinquanta anni dalla Nostra Aetate. Un convegno all’Urbaniana

Una sessione del Concilio Vaticano II, durante il quale fu promulgata la Nostra Aetate
Foto: nds.lasolitude
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Uno dei frutti della Nostra Aetate? Lo stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Israele e Santa Sede. Zion Evrony, ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, lo ha spiegato lo scorso 2 dicembre commemorando i cinquanta anni della Nostra Aetate.

La dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane è stato analizzato in una conferenza organizzata dall’Ambasciata di Israele presso la Santa Sede in collaborazione con la Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo e con la Pontificia Università Urbaniana.

Nella sede dell’ “università missionaria” si sono riunite un centinaio di persone, per ascoltare il Cardinal Kurt Koch, presidente della Commissione per i Rapporti Religiosi con l’Ebraismo, e il Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni, che si prepara ad accogliere Papa Francesco nella sinagoga di Roma il prossimo 17 gennaio.

Altri relatori sono stati il Professor Paolo Trianni, della Facoltà di teologia PUU e il Professor Raymond Cohen, della Hebrew University of Jerusalem.

Durante i saluti iniziali, l’Ambasciatore Evrony ha sottolineato l’importanza del dialogo al giorno d’oggi. Ha anche spiegato come la dichiarazione Nostra Aetate abbia aperto la strada a diversi sviluppi tra cui l’instaurazione di relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e lo Stato di Israele nel 1994 e le visite ufficiali di tre Papi in Israele.

Con l’occasione, è stata anche inaugurata la mostra “Un popolo, un libro, una terra” presentata dal Rabbino Cooper, Vice Direttore del Centro Wiesenthal e dal Dottor Francesco Bandarin rappresentante dell’Unesco.

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