Cinque anni con Papa Francesco, rivoluzione o riforma?

Papa Francesco
Foto: Aci Group
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Uno “stolto pregiudizio” quello che contrappone Francesco a Benedetto, e lo scrive proprio il Papa emerito in una lettera di saluto per la pubblicazione di 10 brevi testi dedicati a altrettanti temi del pontificato di Papa Bergoglio editi dalla Libreria Editrice Vaticana. E questo alla vigilia del quinto anniversario della elezione di Francesco come Papa.

In questi giorni si sono moltiplicate le pubblicazioni che cercano di “fare il punto” sul pontificato di Francesco. E in effetti 5 anni sono un primo giro di boa.

Il programma di Bergoglio che il cardinale Kasper ha definito “radicale e non liberale”, lo ha fatto vedere come un Papa rivoluzionario, ma quella di Papa Francesco è una chiamata alla conversione più che una riforma.

Certo egli stesso ha voluto riassumere i diversi atti di pontificato due anni fa nel discorso alla Curia Romana, ma è anche vero che le maggiori resistenze al suo operato Francesco forse le ha trovate proprio in Curia.

Ad esaminare le difficoltà, ma anche certi limiti, è un libro di Gianfranco Svidercoschi: “Un Papa che divide?” edito da Rubettino.

La penna del vaticanista di lungo corso scorre veloce tra le critiche, le risposte alle critiche e anche le contraddizioni inevitabili.

Svidercoschi parte dalla constatazione che “al di là di certi entusiasmi di facciata la situazione del cattolicesimo è abbastanza complessa”.

In effetti passato l’entusiasmo iniziale molti che si aspettavano chissà quale cambiamento dottrinale alla fine son rimasti delusi. Papa Francesco è fedele al Vangelo e al Magistero, ha solo un modo di procedere diverso dai suoi predecessori. Magari lancia una proposta e poi davanti alla realtà della verità sa tornare sui suoi passi.

I cinque anni di Papa Francesco vanno letti senza isterismi. Ne liberal ne tradizionalisti. Non sarebbe giusto nei confronti del Papa stesso.

Lo stile latinoamericano del Papa lo fa a volte essere poco prudente? E’ una scelta di metodo. Come la scelta di avere un consiglio dei cardinali usando poco la Curia nella sua forma più tradizionale. Gli schemi di governo sono saltati, ma non certo la verità de Vangelo. Francesco come i sui predecessori porta avanti le indicazioni del Concilio e lo fa rischiando molto, da gesuita, in modo più apostolico forse, meno attento a “confermare” e più orientato verso una sperimentazione pastorale che può lasciare stupiti e che certo è più rischiosa.

Ma il Papa sa bene, da figlio di Sant’ Ignazio, e lo ripete sempre, che la Chiesa Madre e gerarchica è la unica strada che porta a Cristo. Una Chiesa come la vedeva il fondatore dei Gesuiti, come la vede lo stesso Bergoglio quando fa pubblicare documenti che confermano il Magistero sulla Salvezza, e che prepara per il suo quinto anniversario di inizio pontificato un testo dedicato alla santità.

Noi che lo seguiamo ogni giorno guardiamo al Papa con rispetto filiale e con curiosità. “Che farà oggi di insolito?” Ci chiediamo spesso. Certi però che “l’insolito” è solo una cornice, perché il quadro resta lo stesso. Per vedere, come dice Benedetto XVI, “la continuità interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento”.

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