Cinque secoli fa un Papa inaspettato arrivò da Utrecht

Riformatore e colto Adriano VI fu eletto nel 1522 ultimo papa non italiano prima di Giovanni Paolo II

La statua di Adriano VI davanti alla sua residenza ad Utrecht.
Foto: AA
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Nel 1522, cinque secoli fa, veniva eletto al soglio di Pietro Adriaan Florenszoon Boeyens, un vescovo di  Utrecht.

Era poliglotta Adriano, contemporaneo di Enrico VIII, Carlo V e Francesco I, era uno degli uomini più colti del Sacro Collegio. Di Carlo V bambino il futuro papa fu il tutore, e di Isabella di Castiglia il confessore. Professore all’Università di Leuven, arcivescovo di Toledo e di Tortosa, condannò le tesi di Martin Lutero prima ancora di papa Leone X Medici. Era in Spagna al momento dell'elezione e non ne ebbe notizia che un mese più tardi; tornò a Roma solo dopo altri sei mesi durante i quali la comunicazione con la Curia non fu facile.

Lo ricorda OWL il bollettino della Biblioteca Vaticana che riporta anche tre iniziative per ricordare, ma soprattutto far conoscere, una figura sorprendente, un papa che non era a Roma quando fu eletto, l’ultimo pontefice non italiano prima di Giovanni Paolo II, il primo papa a sostenere la riforma della Chiesa, in capite ac in membris. 

Ancora oggi ad Utrecht si può visitare l'edificio che dicono sia stata la sua residenza non lontana dalla cattedrale nata cattolica e ora, dopo un devastante temporale all'epoca delle riforma, chiesa protestante. 

In Vaticano a ricordo del pontefice si è svolta una conferenza. The pope of the Low Countries: Adrian VI. Ad ospitarla è stato il Collegio Teutonico in Vaticano lo scorso 14 gennaio, è stata organizzata in collaborazione con l’Ambasciata olandese presso la Santa Sede; diversi interventi hanno ripercorso le tappe della vita del pontefice, la sua elezione, l’opera teologica e quella riformatrice, che egli riuscì solo a iniziare.

Adriano fu definito a Roma  il 'fiammingo, mai visto e senza nome', fu l’ultimo pontefice del Sacro Romano Impero, un pontificato durato solo tredici mesi. Con Adriano VI si respirò il vento del cambiamento. "Convinto assertore della missione papale non come esercizio di dominio (ut praesit), ma come servizio (ut prosit); il Papa, che a suo avviso non è infallibile, non può essere solutus dalla legge; egli ne è il minister non il magister (dominus). Adriano VI introdusse innovazioni quando solitamente i pontefici confermavano le leggi dei predecessori con pochi cambiamenti, e ridusse i privilegi della Curia" come si legge su OWL.

The pontificate of the Unexpected, è il titolo del convegno che si è tenuto nella residenza dell’ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede, Patrick Renault, organizzato in collaborazione con l’ambasciatrice del Regno d’Olanda presso la Santa Sede, Caroline Weijers. A introdurre i lavori l’Hymnus Pontificius (G. Gounod/F. Colusso). Le relazioni hanno messo in evidenza il lavoro del pontefice, come professore di teologia, inquisitore, con riferimento alla sua "compatibilità" con Erasmo da Rotterdam. 

In occasione dei convegni la Biblioteca Vaticana ha messo a disposizione degli studiosi alcuni documenti conservati legati alla figura di Adriano VI, che sono stati proposti dal prof. Michiel Verweij, curatore della Biblioteca Reale belga. La presentazione ha avuto luogo nella Sala Kerkorian della Biblioteca.Tra gli oggetti proposti una medaglia e una stampa con i ritratti di Adriano VI; il manoscritto Vat. lat. 12528, con il rapporto sul conclave che lo elesse; uno stampato contenente un’esortazione al neoeletto pontefice, Ad sanctiss. D. Hadrianum in summu. Electum Pontificem epistola exhortatoria ut Romam veniat (R. I. IV. 1517 (int.3)); la Bulla sanctissimi d. Adriani pape VI. recuperatoria bonorum ablatorum et impignatorum (R. G. Miscell. G. 133 (int. 5)).

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