Circoli minori, gli anglofoni chiedono un testo più chiaro

Circoli Minori, un momento della discussione
Foto: © L'Osservatore Romano Photo
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È la richiesta di una sostanziale riscrittura della seconda parte dell’Instrumentum Laboris quella che viene fuori dai Circoli minori anglofoni. C’è chi nota che “l’Instrumentum Laboris non definisce da nessuna parte il matrimonio.” C’è chi addirittura riscrive interamente la seconda parte dell’Instrumentum Laboris. Chi prova ad armonizzare e condensare i paragrafi. Tutti sono d’accordo che mancano delle solide referenze alle Sacre Scritture; che manca una definizione di famiglia; che non viene considerata l’indissolubilità del matrimonio da un punto di vista positivo.

 Anglicus A

La richiesta di una maggiore presenza delle Scritture è presente sin dall’inizio del rapporto del Circolo “Anglicus A,” il cui moderatore è il Cardinal George Pell e il cui relatore è l’arcivescovo Joseph Kurtz di Louisville, presidente della Conferenza Episcopale USA. Il circolo sottolinea che “il senso della parola vocazione è chiaro quando è applicata al sacerdozio,” ma servirebbe “maggiore chiarezza nel parlare di vocazione della vita matrimoniale,” anche perché “la famiglia stessa ha una vocazione. E dato che la famiglia si tiene sull’esempio della famiglia di Nazareth, servirebbe anche “un abbondante uso delle Scritture.” Non solo. Il circolo mette in luce la necessità di “ferme basi teologiche” per spiegare “la pedagogia divina”, e chiede anche una lista di “buone pratiche” nel documento finale. E infine, la richiesta, netta: servirebbe un documento papale che chiuda il Sinodo.

“Nel passato – scrive il Circolo - il Santo Padre spesso usa i testi approvati alla fine come una base per una Esortazione Apostolica e abbiamo parlato di quanto questo approccio porti frutti. Tuttavia, riconosciamo le limitazioni di un documento che sarà approvato al termine del Sinodo. Sebbene ogni sforzo dovrebbe essere fatto per un linguaggio snello e attrattivo, una preoccupazione primaria è quella della chiarezza di ben fondate spiegazioni dell’insegnamento della Chiesa sul matrimonio e la famiglia.”

Anglicus B

Date le difficoltà del testo, il Circolo Anglicus B (moderatore, il Cardinal Vincent Nichols; relatore, l’arcivescovo Diarmuid Martin) ha trovato un nuovo approccio per affrontare il testo, e ha individuato una serie di temi base “ai quali crediamo sia giusto dare importanza nel documento finale.” I temi sono: la Divina Pedagogia; la Parola di Dio nella famiglia; Indissolubilità e Fedeltà; la Famiglia e la Chiesa; Misericordia e Fallimento. Il testo è stato completamente riscritto, a partire dalla pedagogia divina, che ha stabilito subito la famiglia naturale e la parità dei sessi, ma poi ha persino permesso a delle deviazioni come la poligamia e il ripudio di diventare parte delle istituzioni, e ha poi proseguito a ristabilire la verità passo dopo passo per aggiustamenti fino alla venuta di Cristo, che ha ristabilito la verità originaria della famiglia. “Il gruppo presenta questo testo elaborato – si legge nel rapporto – riconoscendo che è lungo, nuovo e che potrebbe non essere in linea con la metodologia del Sinodo.” Ma lo fa ugualmente perché – spiega il rapporto – “è solo attraverso la divina pedagogia che comprenderemo il nostro ministero come uno specchio della pazienza e della misericordia di Dio.”

I membri del gruppo cercano anche un nuovo modo di esprimersi. . Spiegano che l’indissolubilità va spiegata con un linguaggio meno “legalistico” e che meglio rappresenti l’amore di Dio, perché “il più profondo significato dell’indissolubilità del matrimonio è l’affermazione e la protezione di quelle bellissime qualità che sostengono il matrimonio e la vita da sposati, specialmente in questi temi di turbolenza e conflitto.” Per questo la Chiesa guarda “alle coppie sposate come il cuore dell’intera famiglia, che, a sua volta, guarda a Gesù specialmente per il suo fedele amore nell’oscurità della croce.” Il gruppo chiede anche di sviluppare un maggiore sentimento devozionale nelle famiglie, afferma l’importanza della misericordia, sottolinea la necessità di una maggiore riflessione sulla relazione tra giustizia e misericordia.

Anglicus C

L’arcivescovo Eamon Martin di Arnagh, relatore, e il vescovo Mark Coleridge hanno strutturato il loro rapporto sulla terza parte in dieci punti, tutti toccati nella loro discussione. Nei punti, si mette in luce la volontà di dare “una parola di incoraggiamento” alle famiglie cristiane; la necessità di sviluppare programmi catechistici per famiglie e coppie, e allo stesso tempo di destinare maggiori risorse per creare gruppi di preghiera nelle famiglie. Cosa fare con le coppie che convivono? Il circolo dice che si deve esplorare come portarle verso il matrimonio sacramentale. Anche perché – dicono – c’è “bisogno di presentare l’indissolubilità del matrimonio come un dono da Dio, e non un peso.” Per questo “si cercano modi più positivi di parlarne, in modo che la gente possa apprezzarne il dono.” Anche l’Anglicus C chiede di basarsi maggiormente delle scritture. Mette in luce come la catechesi sul matrimonio deve metterne in luce anche le difficoltà. Propone la possibilità di stilare una lista di iniziative pratiche per supportare le famiglie in difficoltà. E poi, chiede un approccio più realistico con la realtà e la dottrina. Perché i giovani non si sposano? “L’Instrumentum Laboris – rispondono i vescovi – presenta la paura come un motivo dominanti. Ma è anche vero che i giovani a volte non vedono l’importanza del matrimonio, e la ritengono un problema puramente privato e personale che rende una cerimonia pubblica irrilevante per loro.

Anglicus D

La preoccupazione di inserire maggiori riferimenti alle Scritture è presente anche nel rapporto del Circolo Anglicus D (moderatore: Cardinal Christopher Collins; relatore, Arcivescovo Charles J. Chaput). Non solo: il circolo insiste su una maggiore chiarezza terminologica. “L’Instrumentum Laboris non definisce il matrimonio in nessuna parte. Questo è un serio difetto. Crea ambiguità nel testo,” si legge nel rapporto del Circolo Minore. All’interno del quale c’è comune accordo che la definizione del matrimonio dovrebbe essere presa dal numero 48 del documento conciliare Gaudium et Spes. Concedono i vescovi che “in complesso, il testo ha molti buoni spunti sul matrimonio,” ma che “la Dottrina cattolica sul matrimonio viene diffusa su troppi paragrafi,” mentre sarebbe meglio fosse espressa “in un modo più conciso ed efficace.” Sul punto ci sono state alcune discussioni. Ma in generale le preoccupazioni sono comuni.

Sempre sul lato terminologico, “alcuni hanno detto che il testo deve contestualizzare la nozione di indissolubilità in maniera più positiva, piuttosto che trattarlo come un peso.” Il rischio – hanno sottolineato altri vescovi – è di “riferirsi all’insegnamento della Chiesa come ad un mero ideale che deve essere portato avanti ed onorato, ma che non è pratico per vivere la vita comune.” Un approccio che lascia pensare che “solo i puri vivono il Vangelo, ma non le persone comuni.” Una soluzione è quella di “Parlare anche di virtù, non solo di valori.

Capitolo citazioni bibliche: il Circolo Anglicus D sottolinea la mancanza di riferimenti al libro di Tobia (tra gli esempi anche dell’Anglicus A) e del Cantico dei Cantici, e si preoccupa del fatto che l’Instrumentum Laboris “sembri presentare il divorzio di Mosè come uno dei passaggi nel piano di Dio, quando sappiamo che il divorzio non è mai stato parte del progetto di Dio dell’umanità.”

Poi, alcuni vescovi hanno trovato “inappropriato” e “confusionario” il fatto che il documento di lavoro “tenda a trattare le unioni irregolari” come se contengano “dei semi di bene.

I vescovi hanno anche discusso sull’espressione “Vangelo della Famiglia,” suggerisce di inserire altre testimonianze di famiglia a quelle del testo, vale a dire: la testimonianza di santità in preghiera; la testimonianza di non essere autoreferenziali; la testimonianza di essere sensibili ai temi ambientali; la testimonianza di vivere semplicemente insieme in carità nella vita condivisa di ogni giorno. Al testo si dovrebbe anche aggiungere – dicono – una lista di devozioni famigliari, magari una enfasi sulla preghiera del Rosario. Si è parlato anche delle separazioni, e chiesto che il testo finale metta in chiaro “le ragioni canoniche per la separazione degli sposi e le ragioni per chiedere un annullamento.” Uno dei motivi più affrontati, in questo senso, è stata la violenza contro le donne. Infine, la necessità di maggiore formazione delle giovani coppie, che devono essere “aiutate a comprendere il valore del matrimonio.”

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