Circoli minori, gli italiani: pericolo gender e sfruttamento della donna

I cardinali Bassetti e Caffarra, del circolo Italicus A
Foto: Marco Mancini - Acistampa
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Ci sono state espressioni di diverse sensibilità rispetto alla metodologia dell’Instrumentum Laboris,  tuttavia questo “ostacolo è stato ugualmente superato dalla volontà, ben presto resa esplicita, di sforzarsi per offrire il più possibile una testimonianza di unità sui contenuti”. E’ quanto si legge nella relatio del circolo minore Italicus A redatta dal P. Manuel Jesus Arroba Conde e moderato dal Cardinale Francesco Montenegro, Arcivescovo di Agrigento.

I Padri del Circolo Italicus A nello specifico hanno ribadito “l’esigenza di utilizzare formule che lascino fuori dubbio sin dall’inizio che l’unico modello di famiglia che corrisponde alla dottrina della Chiesa è quello fondato sul matrimonio tra uomo e donna” e sottolineato l’importanza di sviluppare più approfonditamente la sfida che il secolarismo lancia alla famiglia.

Dai Padri inoltre viene lanciato un vero e proprio allarme nei confronti della cosiddetta ideologia del gender. Bisogna – scrivono – “riferirsi con maggiore abbondanza” a questi rischi, “nonché alla sua incidenza negativa nei programmi educativi di molti paesi”.

Questo pericolo viene rilanciato anche dalla relatio del Circolo Italicus C. Nella relatio firmata dal Vescovo di Novara, Mons. Franco Giulio Brambilla, il circolo coordinato dal Cardinale Angelo Bagnasco spiega che è necessario mettere “più chiaramente in luce il carattere ideologico” della teoria gender “offrendo alle famiglie un aiuto per riprendersi il loro originario diritto all’educazione dei figli nel dialogo responsabile con gli altri soggetti educativi”.

Secondo i Padri del Circolo Italicus C la prima parte dell’Instrumentum tuttavia “è apparsa a molti fortemente connotata da una prospettiva occidentale (europea e nordamericana), soprattutto nella descrizione degli aspetti e delle sfide aperte dalla secolarizzazione e dall’individualismo che connota le società dei consumi. La presenza nel circolo di membri sinodali dell’Europa orientale, dell’America latina e di altri Paesi africani o del vicino Oriente ci ha ricordato anche altre prospettive, che devono essere integrate nel testo”.  E nello stesso tempo si suggerisce che “il metodo del vedere-giudicare-agire, che sembra il filo rosso del testo, non va inteso e praticato intendendo le tre tappe come crono­logicamente successive, ma in modo fortemente intrecciato”.

Tra gli emendamenti presentati vi è quello sulle nuove forme di povertà che segnala “fenomeni di sfruttamento della prostituzione, selezione delle bambine prima della nascita, lavoro minorile e diffusione delle diverse forme di dipendenza”.

A questo emendamento si collega anche la relatio del Circolo Italicus B, curata dal Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore. I Padri dell’Italicus B, moderati dal Cardinale Arcivescovo di Ancona-Osimo Edoardo Menichelli, chiedono che si denunci con forza lo sfruttamento del corpo della donna (prostituzione, utero in affitto, violenza fino al femminicidio e lo stupro come arma di guerra).

Nella relatio si sottolinea anche l’importanza di “ricordare che la pari dignità fra uomo e donna ha radici evangeliche” mettendo però in guardia dai “limiti di un femminismo all’insegna della sola uguaglianza che schiaccia la figura della donna su quella dell’uomo e i limiti di quello all’insegna della sola differenza che tenta di allontanare le identità uomo-donna”.

Sul tema del fine vita il Circolo Italicus B spiega come sia necessario “esprimere un incoraggiamento a sostenere quelle realtà ecclesiali che si adoperano per stare accanto alle famiglie provate, affinché possano vivere tale momento di dolore alla luce della speranza cristiana”.

Sul fronte migrazioni, inoltre, viene chiesto di ribadire come “il rispetto delle diverse culture e delle diverse fedi, da parte di chi emigra e di chi accoglie, costituisce una delle condizioni indispensabili per una integrazione che porti ad una pacifica convivenza. È pure importante sottolineare non solo i diritti dei migranti, ma anche i loro doveri”.

Infine un pensiero a quei coniugi che non possono generare figli. Va espressa – si chiede – “particolare cura pastorale di consolazione e di sostegno reindirizzando anche alla realizzazione di una generatività che non coincide necessariamente con la fecondità biologica, come per esempio l’adozione e l’affidamento”.

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