Colombia, i precedenti di Paolo VI e Giovanni Paolo II

Giovanni Paolo II
Foto: L'Osservatore Romano
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Papa Francesco sarà il terzo Vescovo di Roma a visitare la Colombia: prima di lui Paolo VI nel 1968 e Giovanni Paolo II nel 1986.

In entrambe le precedenti occasioni i predecessori di Francesco hanno incontrato ripetutamente la popolazione e hanno soffermato la loro attenzione sul CELAM, il Consiglio episcopale latinoamericano che ha la sua sede proprio nella capitale colombiana, Bogotà.

A Bogotà Paolo VI ordinò duecento tra presbiteri e diaconi durante una Messa solenne. Un’altra celebrazione eucaristica il Papa la riservò ai campesinos colombiani: “Noi - assicurava Paolo VI - continueremo a difendere la vostra causa. Noi possiamo affermare e riaffermare i principi, dai quali poi dipendono le soluzioni pratiche. Continueremo a proclamare la vostra dignità umana e cristiana. La vostra esistenza è valore di primo grado. La vostra persona è sacra. La vostra appartenenza alla famiglia umana deve essere riconosciuta senza discriminazioni sul piano della fratellanza. Questa, se pur ammette rapporti gerarchici ed organici nel complesso sociale, deve essere effettivamente riconosciuta, sia nel campo economico, con particolare riguardo all’equa retribuzione, alla conveniente abitazione, alla istruzione di base, all’assistenza sanitaria, e sia in quello dei diritti civili e della graduale partecipazione ai benefici e alle responsabilità dell’ordine sociale. Così Noi continueremo a denunciare le inique sperequazioni economiche tra ricchi e poveri; gli abusi autoritari e amministrativi a vostro danno ed a quello della collettività”.

A differenza di Papa Montini, Giovanni Paolo II girò per tutto il Paese. Particolarmente toccante l’incontro con gli indios, ai quali diceva: “So anche che lottate per la difesa della vostra cultura, rappresentata nelle vostre lingue, nei vostri costumi e nello stile di vita; per la difesa della vostra dignità umana, e anche per il conseguimento dei diritti che vi competono come cittadini. Che la vostra lotta sia sempre nella linea evangelica dell’amore a tutti gli altri fratelli e d’accordo con le norme della morale cristiana. La Chiesa appoggia queste vostre aspirazioni; per questo vuole, chiede e si sforza perché le vostre condizioni di vita siano sempre migliori, in maniera tale che possiate usufruire di tutte le opportunità nel campo dell’educazione, lavoro, salute, alloggio, di cui godono gli altri cittadini colombiani”.

Significativo infine l’appello - valido ancor oggi - Giovanni Paolo II prima di lasciare la Colombia: “Allo stesso tempo - ricordava Papa Wojtyla - sorgono nuove e più sottili forme di schiavitù perché “il mistero dell’iniquità” non cessa di agire nell’uomo e nel mondo. Oggi l’ambizione del denaro si impadronisce del cuore di molte persone e le trasforma, col commercio della droga, in trafficanti della libertà dei loro fratelli, che rendono schiavi in una schiavitù a volte più terribile di quella degli schiavi negri. I negrieri impedivano alle loro vittime l’esercizio della libertà. I trafficanti di droga portano le proprie vittime alla distruzione stessa della personalità. Come uomini liberi che Cristo ha chiamato a vivere in libertà dobbiamo lottare con decisione contro questa nuova forma di schiavitù che tanti soggioga in tante parti del mondo, specialmente fra la gioventù, che bisogna preservare ad ogni costo, aiutando, le vittime della droga a liberarsi di essa”. 

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