Come la Santa Sede difende la famiglia a livello internazionale

L'Amoris Laetitia, l'esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco
Foto: CNA Archive
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Santa Sede e famiglia, è tempo di impegno internazionale. L’evento sull’Amoris Laetitia promosso dell’Osservatore della Santa Sede come “side event” del Consiglio per i Diritti Umani ONU riunito nella sua 32esima sessione ha rappresentato un punto fermo. Perché poi, nel corso di quella stessa sessione, gli Stati hanno anche votato una risoluzione che nomina per tre anni un esperto indipendente sui temi della discriminazione del gender. Ma lo stesso Consiglio ha poi anche approvato una risoluzione per la protezione della famiglia, che impegna tutti gli Stati a difendere la famiglia.

Posizioni contrapposte, che variano come variano le maggioranze dei Paesi membri. Nel caso della risoluzione che ha portato alla decisione di nominare un esperto indipendente sui diritti LGBT, a votare a favore sono stati i Paesi del cosiddetto “primo mondo”, e a poco è valsa la ferma opposizione dei Paesi africani e dell’Est Europa. Per la cronaca, la maggioranza è stata di 23 voti a favore e 18 contrari. Nel caso della risoluzione per la Protezione della famiglia, invece, la forbice è stata più ampia: 32 voti a favore e 12 contrari.

Sono cifre che testimoniano quanto la famiglia sia davvero un punto di riferimento importante per la diplomazia internazionale. La sfida della Missione della Santa Sede presso le Nazioni Unite di Ginevra era dunque portare l’Amoris Laetitia sullo scenario internazionale, in un evento che metteva sul tavolo dei relatori anche due dei tradizionali alleati della Santa Sede sui temi della famiglia: la Federazione Russa e l’Egitto. Non sembrano lontani i tempi in cui Giovanni Paolo II pensava proprio ad una alleanza tra cristianesimo ed Islam nella difesa della famiglia.

Prendendo la parola, l’ambasciatore dell’Egitto Amr Ramadan ha sottolineato come “in Egitto la famiglia è considerata una forza per un cambiamento positivo”. La difesa della famiglia – ha spiegato – ha come punto di partenza l’articolo 16 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani – “la famiglia e la naturale e fondamentale unità della società e deve essere protetta dalla società e dallo Stato” – che rappresenta una “obbligazione morale” per gli Stati, affermata anche in altri trattati internazionali. Ma si tratta anche di un impegno positivo perché “la famiglia ha un grande potenziale nel contribuire alla protezione e promozione dei diritti umani”, anche in area come “lo sradicamento della povertà, l’eliminazione della violenza contro le donne e i bambini, la protezione dei diritti dei fanciulli, il sostegno alle persone anziane e alle persone con disabilità”.

E l’Egitto è stato in prima linea nel difendere la famiglia. L'ambasciatore ha ricordato il lungo percorso verso una risoluzione a protezione della famiglia nel 2013, fino alla risoluzione 29/22 del 2015 che ha “delineato la cornice legale di discussione, messo in luce il ruolo della famiglia in molte aree dei diritti umani e riconosciuto il contributo unico della famiglia come un veicolo per preservare eredità culturale, costumi e valori tradizionali”.

Erano i prodromi della risoluzione che è stata poi votata al Consiglio d’Europa al termine della 32 esima sessione. Durante l’incontro del 23 giugno, Alexey Borodavkin, rappresentante permanente della Federazione Russia, ha voluto ricordare che “oggi più che mai dobbiamo essere forti e uniti nel proteggere la famiglia dall’erosione e dai tentativi di distruggere l’istituzione del matrimonio”. E ha sottolineato quanto sia importante “rivitalizzare l’agenda della famiglia e integrarla in tutti gli sforzi degli Stati membri nel sistema delle Nazioni Unite”, in particolare includendoli e sviluppandoli negli obiettivi di sviluppo sostenibile. Per quanto riguarda le politiche famigliari, ha affermato Francesco Belletti, direttore del Centro Internazionale degli Studi per la Famiglia, si deve ricordare che queste "non sono politiche sociali o del welfare: devono essere inclusive, e non riguardare solamente alcuni tipi di famiglie in difficoltà”.

Ma come può essere di aiuto l’Amoris Laetitia sullo scenario internazionale? Lo spiega l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il quale enfatizza due punti. “Prima di tutto – dice – i bambini: il documento stabilisce chiaramente che un bambino non è semplicemente il risultato di un desiderio”. Quindi, “la relazione tra le generazioni”, che è uno “dei grandi obiettivi affidati alla famiglia”. E quindi “l’educazione, una delle sfide più importanti di oggi”. “Il Papa – dice l’arcivescovo Paglia – sottolinea che la Chiesa non deve in alcun modo cessare di illuminare la luce della fede”.

Anche il tema dei bambini è importante, dal punto di vista internazionale. Nonostante il Consiglio d’Europa abbia detto “no” alla maternità surrogata, un progetto di risoluzione è stato presentato dal senatore belga De Sutter, già relatore della precedente risoluzione e in forte dubbio di conflitto di interessi perché lavora con delle cliniche in Belgio che approfittano del vuoto giuridico sul tema per promuovere e praticare “l’utero in affitto”.

Il testo non è ancora conosciuto, e non sarà purtroppo pubblico in questa fase; con tutta probabilità, rispetto a quello bocciato il 15 marzo a Parigi, farà una distinzione più netta tra maternità surrogata commerciale e non commerciale, aprendo la porta a quest’ultima.

Per ora si gioca in termini procedurali. Quando ci si è riuniti il 21 giugno scorso è stata proposta una mozione che ha chiesto rinviare il dibattito a motivo del fatto che il comitato sulle regole di procedura è stato richiesto di un parere consultivo sulla possibilità o meno per il relatore di continuare il suo lavoro dopo il voto negativo che la stessa Commissione ha emesso lo scorso aprile. La mozione è passata, pertanto il dibattito è stato sospeso e con esso anche il voto della Commissione sul nuovo Rapporto. Se ne riparlerà a settembre, e il 21 la De Sutter avrà l’ultima possibilità di presentare il suo rapporto.

Ci sono anche tutte queste battaglie dietro la presentazione dell’Amoris Laetitia alle Nazioni Unite di Ginevra. Un documento che – sebbene sia volto a trarre le conclusioni di appuntamenti tutti interni alla Chiesa come due sinodi dei vescovi. Per questo l’arcivescovo Ivan Jurkovic, osservatore permanente della Santa Sede presso l’ONU di Ginevra e ospite dell’evento, ha sottolineato come la famiglia sia “una istituzione dell’umanità”, e per questo ci dovrebbero essere politiche mirate alla sua valorizzazione.

È anche una mera questione di sviluppo. L’arcivescovo Paglia, dal canto suo, ne è convinto: Quando la famiglia “è supportata e apprezzata, migliorano significativamente gli indici di qualità della vita, di sviluppo sociale ed economico, di trasmissione di valori e di prevenzione di criminalità e ingiustizia”.

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