Come sarà l'uomo futuro? Se lo chiede il Pontificio Consiglio della Cultura

Una delle precedenti riunioni della plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura
Foto: cultura.va
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Non c’è solo la necessità di una valutazione morale, ma anche quella di comprendere il cambiamento antropologico in atto, dietro la scelta del Pontificio Consiglio della Cultura di dedicare la sua assemblea plenaria al tema “Futuro dell’umanità. Nuove sfide dell’antropologia”.

Dal 15 al 18 novembre, 27 membri del dicastero e 27 consultori parleranno del tema, nell’ambito di quattro sessioni tematiche: modelli antropologici, medicina e genetica, neuroscienze, intelligenza artificiale.

La metodologia di lavoro prevede brevi presentazioni, lavoro di gruppo e incontri plenari, con l’obiettivo di analizzare i cambiamenti antropologici in tre ambiti: le possibilità di trasformazione del corpo offerte dalla medicina e dalla genetica, le implicazioni etiche prodotte dalle neuroscienze, le trasformazioni sociali e antropologiche provocate dallo sviluppo delle macchine.

Il dibattito è particolarmente attuale. Buona parte della tecnologia sviluppata in ambito militare comincia a fare capolino all’interno della nostra vita di tutti giorni. Si parla molto, ad esempio, il dibattito sul chip intracutaneo, che potrebbe sostituire il badge dei lavoratori. Così come è molto discussa – e in alcuni casi già in atto – l’idea dell’implementazione della vista attraverso la tecnologia. I temi sono antropologici, ma sconfinano anche in altri ambiti, come quello del disarmo e in generale della giustizia e della pace, e non sorprende che tra i primi ad occuparsi del legame tra informatica e diritto sia stato proprio un officiale vaticano, Giorgio Filibeck, per decenni in forze al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

C’è anche questa storia dietro la plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura. E, in più, c’è un dato da considerare: Papa Francesco è intervenuto con un video messaggio ad una Ted Conference, e il tema di quella Ted Conference era “Il Futuro Te”. Si parla già, insomma, e da tempo, delle possibili implicazioni dell’intelligenza artificiale, mentre il transumanesimo è già stato indicato da tempo come uno dei grandi rischi per l’umanità del futuro. Quando un uomo cessa di essere umano? È questa una delle grandi domande cui è necessario trovare una risposta.

La plenaria con una serata-evento il 15 novembre, aperta dall'intervento del Cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura. 

I lavori della plenaria iniziano la mattina del 16 novembre, con La mappa del territorio, una panoramica delle questioni offerta dai Prof. Francesc Torralba, filosofo dell’Università Ramon Llull di Barcellona e Dominique Lambert, fisico e filosofo dell’Università di Namur, in un colloquio guidato dalla Prof.ssa Isabell Naumann, teologa australiana.

Nel pomeriggio, si parlerà di Ridisegnare la natura umana: medicina e genetica, con interventi di Rafael Vicuña, biologo cileno, e Kevin FitzGerald SJ, esperto di bioetica dell’Università di Georgetown, Washington.

Il 17 novembre, dibattito su La persona umana, il cervello e l'anima, con panel composto da Filippo Tempia dell’Università di Torino e Juan José Sanguinetti, dell’Università della Santa Croce, moderati da Laura Bastianelli, psicoterapeuta e docente dell’Università Salesiana. A seguire, nella seduta dedicata all’Intelligenza Artificiale, Nella società delle macchine pensanti, interverranno Mustafa Suleyman, fondatore di Deep Mind e P. Eric Salobir OP, fondatore di OPTIC, moderati da Giorgia Abeltino, dell’Istituto Culturale Google. 

Il 18 novembre, i lavori si concluderanno con una relazione del vescovo Charles Morerod di Friburgo. 

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