Con Cristo siamo incamminati verso la pienezza della vita eterna. II Domenica di Pasqua

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

L'incredulità di San Tommaso
Foto: pubblico dominio
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Il brano di Vangelo di questa domenica ci racconta un’apparizione di Cristo risorto nel Cenacolo. L’aria che si respira all’interno della comunità dei discepoli è la paura, conseguenza della loro mancanza di fede. Si sentono dei falliti, degli sconfitti perché hanno dato credibilità ad una persona, Gesù di Nazareth, che è stato violentemente ucciso ed inoltre sanno che i capi del popolo li stanno cercando per metterli a morte. Si trovano, dunque, in una situazione spirituale e morale di ripiegamento in loro stessi, che ha portato la speranza a spegnersi nei loro cuori.

Quando Gesù risorto appare in mezzo ai discepoli la sua prima preoccupazione è quella di tranquillizzarli, di rasserenarli: La pace sia con voi… E i discepoli gioirono al vedere il Signore. E perché non abbiano  dubbi circa l’identità di colui che appare, il Risorto fa vedere ai discepoli le piaghe delle mani e del costato. Con questo gesto offre la testimonianza che chi sta davanti a loro non è un fantasma e neppure un’allucinazione collettiva, ma lo stesso Gesù che avevano visto distrutto dalla morte e deposto in un sepolcro.

Pace e gioia sono i doni del Signore risorto. La pace che il Signore offre non si risolve in un saluto puramente formale o nella manifestazione di un desiderio utopistico. Non è neppure la pace che il mondo cerca di realizzare dotandosi di leggi e di norme che regolano i diritti e i doveri di ciascuno. La pace di Gesù è un’esperienza interiore compatibile anche con il disordine esteriore, la lotta, il dolore perché nasce dalla certezza che il Cristo della Croce è vivo e pertanto la Sua resurrezione getta una luce nuova anche sulla nostra vita e sulla storia dell’umanità. Uniti a Cristo siamo incamminati non verso la distruzione, ma la pienezza della vita eterna.

La presenza di Cristo risorto se dona ai cuori inquieti, paurosi e turbati degli apostoli la pace e la gioia, non li lascia, tuttavia, inoperosi. Egli comanda: Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi. I discepoli potranno adempiere a questo imperativo del Risorto quando riceveranno il dono dello Spirito nel giorno di Pentecoste, che è lo Spirito della missione e della testimonianza. Da quel giorno la Chiesa  diviene missionaria, si apre al mondo, va nei posti più lontani per portare la presenza salvatrice di Cristo.

“Signore anche noi, oggi, otto giorni dopo la Pasqua ci ritroviamo come gli apostoli riuniti insieme. Manifestati, Gesù, come quel giorno e vieni incontro a chi tra noi è più incredulo perché, come Tommaso, insieme possiamo gettarci ai tuoi piedi riconoscendoti come: Signore mio e Dio mio! Si rafforzi la fede di noi tutti per essere testimoni in questo nostro tempo del tuo amore e della speranza che suscita nel nostro cuore il vedere che tu sei risorto e hai vinto definitivamente la morte”.

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