Condividere la vita con Cristo. XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Il commento al Vangelo domenicale di S.E. Monsignor Francesco Cavina

Gesù ed il giovane ricco
Foto: pubblico dominio
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Il Vangelo di questa domenica ci racconta l’incontro di Cristo con un uomo ricco che conduce una vita moralmente retta. Dichiara, infatti, di avere osservato fin dalla giovinezza i comandamenti. E non mente! Ebbene, questo uomo si presenta al Signore per sottoporgli la questione centrale della vita: cosa fare per ottenere la vita eterna.

Gesù rimane molto colpito da questa persona: Fissatolo lo amò. E’ uno  sguardo pieno di amore che si traduce, da parte di Cristo, in una proposta concreta di vita: Una cosa sola ti manca. Va, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; e vieni e seguimi. Cioè: Cammina sui miei passi! Sta con me! Rimani nel mio amore!

Infatti, la sequela di Gesù va oltre l’osservanza dei dieci comandamenti perchè comporta un affidarsi a Lui. Per essere discepoli del Signore, dunque, non è sufficiente essere “persone brave e buone”, ma è necessaria la condivisione della vita con Lui per entrare in una comunione intima con Lui. La proposta di Gesù, che avrebbe dovuto riempire il cuore di gioia dell’uomo, suscita invece nel suo cuore  una grande tristezza, perché aveva molti beni. Ma in che cosa consistono questi beni? Essi possono venire individuati nell’attaccamento al suo stile di vita, nel suo modo di vivere la fede, nell’avere posto la sua sicurezza nella ricchezza materiale …

Tutti questi “beni” si sono frapposti tra Gesù e l’uomo. Questi si è fermato  al: “Ma se lascio tutto, che cosa mi rimane?”.  Ha ritenuto che la sequela fosse una “perdita”, comportasse un prezzo troppo alto da pagare. Non si è fidato dello sguardo d’amore del Signore e, per mancanza di coraggio e di fiducia, ha perso l’occasione della vita. E così non ha potuto conoscere la “liberalità” del Signore, promessa a coloro che condividono la vita con Lui: il centuplo in case, fratelli e sorelle e madri e figli e campi…e la vita eterna nel tempo che verrà.

L’uomo se ne va triste e Gesù commenta l’episodio con parole – come è difficile entrare nel Regno di Dio - che suscitano la perplessità e la meraviglia degli stessi discepoli. Infatti si chiedono: E chi può essere salvato? Gli apostoli riconoscono che in  tutti c’è una forma di ricchezza, che impedisce l’accesso della salvezza. A questa “ricchezza” possiamo dare tanti nomi: beni materiali, autosufficienza, orgoglio, presunzione, potere, piacere…

Tuttavia, la risposta di Cristo non lascia dubbi. Chi si fida di Lui non va incontro a delusione. Si lascia tutto per la vita eterna ed il centuplo nel presente. Vi è una ricompensa fin da quaggiù. La sequela, dunque, non è strada di morte, ma di vita, non è povertà, ma ricchezza, non è perdita, ma guadagno.

Scrive Inos Biffi: “Non può essere lesivo dell’uomo il suo distacco dalle ricchezze per l’adesione a Cristo, se è vero che Cristo…è l’esemplare e il compimento dell’uomo. Tante ansie e tanti squilibri in parte si risanerebbero se ci fosse la fede e la condivisione di Gesù Cristo. A meno di ammettere che il Vangelo è contro l’uomo. Riconosciamo invece che esso è contro la sovrastruttura e l’oggettiva alienazione dell’uomo; che questi ha bisogno della rivelazione e della luce della Parola per comprendersi nella sua vera identità”.

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