Consiglio delle Chiese Ucraino, appello per lo stop degli attacchi ai civili

Una lettera indirizzata ai membri del Consiglio Mondiale per le Chiese chiede sostegno nell’appellarsi alla Russia affinché cessi l’attacco contro i civili

Una immagine della guerra in Ucraina
Foto: facebook Andriy Zelinskyy
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Il Consiglio Panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni Religiose si è appellato al Consiglio Mondiale della Chiese perché sostenga l’Ucraina nel richiedere che la Federazione Russa rispetti quanto stabilito dalla legge umanitaria internazionale.

L’appello, pubblicato il 20 ottobre sul sito del Consiglio, fa leva sulla sensibilità internazionale, descrive la Russia come “Stato terrorista”, denuncia attacchi contro la popolazione civile.

È l’ennesimo appello che viene dall’Ucraina in una guerra che diventa sempre più atroce, con la scoperta di nuove fosse comuni in varie località e la consapevolezza delle torture che parte della popolazione ha subito.

Per comprendere il peso del testo è bene descrivere gli attori coinvolti nella vicenda. Nato poco più di 25 anni fa, il Consiglio Panucraino delle Chiese e delle Organizzazioni religiose rappresenta il 95 per cento delle comunità religiose in Ucraina, ed ha avuto un ruolo cruciale dopo la cosiddetta “Rivoluzione della Dignità”, rimanendo vicino alle persone, ma stabilendo anche un canale di dialogo tra le fedi quando anche le confessioni cristiane rimanevano divise.

Il Consiglio Mondiale delle Chiese (o consiglio ecumenico delle Chiese) compirà 75 anni il prossimo anno, ha sede a Ginevra, si occupa di dialogo ecumenico ed è stato visitato da tre Papi. La Chiesa Cattolica vi partecipa come osservatore. Il Consiglio ha preso posizioni molto nette sulla guerra in Ucraina, e va considerato che lì vi siedono insieme diversi patriarcati ortodossi.

Si tratta, insomma, di un appello ecumenico, ma è anche un riconoscimento al ruolo di moral suasion che possono avere le religioni in questo conflitto.

“Recentemente – si legge nell’appello – l’esercito russo ha brutalmente violato il diritto alla vita dei civili ucraini commettendo azioni armate criminali contro la popolazione civile”. E ancora, viene denunciato che “negli ultimi giorni, la Federazione Russa ha significativamente aumentato l’esecuzione di atti di terrore e genocidio contro la popolazione civile dell’’Ucraina, usando un ampio e grande arsenale di armamenti missilistici”.

Così, sono stati impiegati più di 200 missile da crociera e droni di fabbricazione iraniana, colpendo “città ucraine e villaggi pacifici”, un atto che “non può essere giustificato dalla necessità militare” e che ha portato alla morte e ferite di dozzine di civili, mentre asili, istituzioni mediche, scuole, nonché infrastrutture cruciali specialmente nel settore energetico sono state colpite.

“Allo stesso tempo – si legge ancora nell’appello – gli ufficiali russi non nascondono il loro desiderio criminale di distruggere le infrastrutture vitali delle città ucraine alla vigilia del periodo invernale con l’obiettivo di destabilizzare la situazione socio-politica in Ucraina, mietere paura e panico, e minimizzare la capacità degli ucraini di resistere all’aggressione russa e incoraggiare la leadership ucraina a riaprire i negoziati alle condizioni di un nemico insidioso e senza scrupoli”.

Per il Consiglio Panucraino delle Chiese, poi, una priorità è quella del rilascio dei prigionieri, dato che – accusa – la Russia non li tratta secondo le convenzioni e che manca un meccanismo affidabile di interagire con Mosca.

“Oggi – si legge nell’appello – migliaia di nostri difensori e civili sono tenuti prigionieri degli invasori russi in condizioni terribile e inumane, soggetti a dure torture e sotto pressione fisica e psicologica”.

I membri del Consiglio lamentano anche di non avere informazioni dalla Russia, che non permetterebbe nemmeno ai rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa di visitarli.

La richiesta è dunque di assistenza alle altre Chiese di “assistere nel ritorno a casa di tutti gli ucraini colpiti dall’aggressione russa”, e di “appellarsi agli officiali della Federazione Russa riguardo la necessità di soddisfare le richieste della legge umanitaria internazionale in relazione ai cittadini ucraini”.

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