Convegno cattolico sui rifugiati: l’impegno dei vescovi tedeschi nella pastorale

Colonia, Germania. Alcuni rifugiati
Foto: Daniele Piccini
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"Anche se non abbiamo soluzioni a tutti problemi è nostro compito essere presenti, tra gli uomini, con gli uomini, per gli uomini. Dobbiamo essere presenti proprio in quei luoghi che conoscono poca libertà e molta disperazione". Con queste parole l’arcivescovo di Amburgo, monsignor Stefan Heße, delegato alla questione dei rifugiati dalla Conferenza episcopale tedesca, ha aperto ieri, lunedì 6 novembre, a Colonia la terza edizione del vertice cattolico sulla pastorale per i rifugiati.

Un tema delicato in Germania, quello dei “rifugiati”. Lo sa bene la cancelliera tedesca Angela Merkel, che, contestualmente alla sua recente quarta vittoria elettorale ha dovuto incassare l’ascesa della destra di AfD (Alternative für Deutschland) lanciata ad uno storico 13,2% proprio dai consensi rastrellati con le sue aspre critiche alla politica migratoria della Bundeskanzlerin.

Come ha detto monsignor Heße, la Chiesa tedesca sceglie nonostante tutto di stare in un luogo scomodo, dalla parte dei rifugiati. A cominciare dall’indirizzo del convegno, svoltosi proprio nella Maternushaus, a due passi dalla piazza del Duomo di Colonia che associa ricordi dolorosi al tema “immigrazione”. Proprio qui, infatti, durante i festeggiamenti del Capodanno 2015/2016, un migliaio di uomini di origine prevalentemente medio-orientale molestò sessualmente una novantina di donne. Una ferita ancora aperta nella storia recente della Repubblica federale tedesca.

Proprio dall´ostilità ha voluto mettere in guardia il presule. "Come cristiani non possiamo rimanere indifferenti, se la durezza di cuore prende il posto della solidarietà e il risentimento oscura il nostro sguardo sul prossimo», ha detto monsignor Heße davanti a circa 150 tra esperti, volontari e addetti ai lavori nei servizi di assistenza ecclesiali per rifugiati. Dopo il vertice del 2016, tutto dedicato all’integrazione, il motto dell’incontro di quest’anno è stato “cura delle anime”, come ha rimarcato il padre gesuita Michael Czerny, sottosegretario per la sezione migranti del Dicastero per il Servizio allo Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede: «Per quanto riguarda la protezione di rifugiati, dal punto di vista cattolico, parole come “accogliere”, “proteggere”, “promuovere” e “integrare” sono centrali sia per l’azione della Chiesa che per quella statale".

Il vertice non ha tuttavia nascosto la testa nella sabbia davanti a pericoli e difficoltà, legate soprattutto allo sviluppo psichico dei giovani rifugiati. "Abbiamo a che fare con una bomba ad orologeria, perché le ferite psichiche manifestano i loro effetti a lungo, anche dopo generazioni", ha detto la teologa pastorale viennese, Regina Polak. "I migranti – ha aggiunto la teologa – soffrono con incidenza superiore alla media di malattie fisiche e psichiche. La trasmissione trans-generazionale dei traumi, dei risentimenti, di contenuti irrisolti e dell’odio può minacciare la vita di una persona e rappresentare un pericolo per la convivenza sociale delle generazioni future". Concetti psicanalitici come ricordo e riconciliazione devono allora diventare strumenti quotidiani anche per la pastorale. "Il ricordo – ha concluso la professoressa Polak – può essere curativo se una società alle prese con l’immigrazione impara ad ascoltare le storie dell’altro e a percepire il suo dolore. Questa è la base della riconciliazione. Ricordo e riconciliazione diventano qui concetti eminentemente politici".

Il vertice di Colonia sui rifugiati ha formulato, nelle parole conclusive dell’arcivescovo Heße, anche compiti e domande cui la Chiesa tedesca dovrà trovare risposta nei prossimi anni. "Come possiamo prenderci cura in modo adeguato anche di persone prossime all’espulsione? Quali nuove offerte pastorali sviluppare? Quali questioni solleva questo lavoro per l’annuncio della nostra fede? Come accompagniamo al battesimo persone con background islamico? Come venire incontro alle paure e alle riserve delle nostre comunità verso i rifugiati?". Sfide da affrontare con l’impegno di tutte le comunità diocesane, in prima linea in questa sfida epocale. A loro monsignor Heße ha riservato parole di ringraziamento e gratitudine «per le celebrazioni liturgiche e gli spazi di preghiera che già offrono a tutti i rifugiati cristiani".

 

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