Coronavirus, al via la “fase 2” della Chiesa cattolica in Germania

Tra le proposte: niente canti, maschere, disinfettanti, distanza di 2 metri tra i fedeli e biglietto di ingresso

La celebrazione della Messa in una chiesa in Germania
Foto: Peter Weidemann
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Molte delle ventisette diocesi tedesche, con qualche giorno di differenza, questo fine settimana, riapriranno al pubblico le loro chiese. Ognuna ha presentato una propria ricetta, con protocolli e proposte di sicurezza contro la diffusione del coronavirus. Per tutte la parola d´ordine è riportare i fedeli nelle chiese «un passo alla volta».

Giovedì scorso, 30 aprile, si è svolto un incontro tra la cancelliera Angela Merkel e i presidenti dei Länder sulla crisi del coronavirus e sulle misure di lockdown da adottare. Si è deciso di prolungare in tutto il Paese, almeno fino al 10 maggio, le limitazioni ai contatti sociali, ma di consentire lo svolgimento delle celebrazioni religiose, seppur con il rispetto di alcuni criteri di sicurezza. Battesimi, circoncisioni, matrimoni e funerali sono consentiti a ristretti gruppi di persone.

Il Land Nordreno-Vestfalia – tra i più colpiti dal coronavirus con 32.500 infetti e 1.200 decessi - riaprirà le porte delle chiese in modo scaglionato. Dal 4 maggio saranno di nuovo possibili le messe della mattina e quelle infrasettimanali. Dal 10 maggio si potranno celebrare le messe domenicali, purché muniti di biglietto gratuito. Rispettando le normative di sicurezza sul “distanziamento sociale” nella cattedrale di Colonia sarà possibile a circa 122 fedeli partecipare alla santa messa, mentre nel duomo di Aquisgrana la messa sarà accessibile per un centinaio di fedeli. Prolungati, durante la messa, i divieti a ricevere la comunione direttamente in bocca, al segno della pace e ai canti.

Anche il Land Schleswig-Holstein vorrebbe riprendere a celebrare messe a partire da lunedì 4 maggio con un limitato numero di partecipanti. Previste eccezioni per le visite nelle case di cura con limitazioni ad una persona per volta per un massimo di due ore.

Nella ripresa delle messe aperte al pubblico la diocesi di Magonza si mostra più cauta dei due Länder a cavallo dei quali si estende il suo territorio amministrativo, Hessen e Renania-Palatinato. Lo Hessen apre alle messe pubbliche già dal 1 maggio, mentre il Land Renania-Palatinato dal 3. La diocesi di Magonza decide invece di riaprire al pubblico le messe, cominciando da quelle infrasettimanali, meno frequentate, a partire dal 4 maggio.

A partire dalla stessa data messe pubbliche anche nella Baviera, Lando anch´esso molto colpito dal coronavirus (con 42.495 infetti e 1816 decessi). Le Chiese cattolica ed evangelica si impegnano a tenere aperte le porte degli edifici sacri durante le celebrazioni, a marcare i posti a sedere e i corridoi tra i banchi. Saranno possibili “limitati canti comunitari”, ancora vietati invece i cori. Microfoni e arredo liturgico, come calici e pissidi, possono essere maneggiati da una sola persona e andranno disinfettati a fine messa. Il servizio d´ordine deve regolare non solo gli ingressi, ma anche controllare la distanza di almeno 2 metri tra i partecipanti, ed evitare assembramenti di persone davanti alla chiesa, prima e dopo la messa. A queste regole di base ciascuna delle sette diocesi cattoliche bavaresi potrà aggiungere le proprie.

Nel Land Baden-Württemberg saranno necessari invece solo 1,5 metri di distanza tra i partecipanti alle sante messe, le cui celebrazioni, come altrove, ripartiranno il 4 maggio. La partecipazione ai funerali sarà limitata a 50 persone. Chiese, moschee e sinagoghe dovranno rendere disponibili ai fedeli prodotti disinfettanti. Sarà consigliato l´uso della maschera.

Messe, anche se a ingresso limitato, già da domenica 3 maggio nella diocesi di Limburg. «Dopo settimane senza messa, durante le quali il libero esercizio della libertà di culto è stato, per motivi condivisibili, limitato, arriviamo ora ad una nuova fase», ha commentato il vicario generale Wolfgang Rösch.

La diocesi di Treviri propone un compromesso «tra una liturgia dignitosa e la volontà di evitare quasi completamente il pericolo di infezione da coronavirus». Secondo le linee guida della diocesi, il parroco, d´accordo con il consiglio pastorale della parrocchia, può decidere autonomamente se offrire celebrazioni di messe pubbliche, con che frequenza e in che forma.

Un servizio di accoglienza dovrà essere tuttavia incaricato di far rispettare alcune regole durante la messa. L´accompagnamento musicale e il coro sono vietati, così come il canto comunitario dell´assemblea. Gli incaricati alla distribuzione dell´eucaristia possono, ma non devono, usare maschere e guanti. Insomma, il messaggio ai fedeli è chiaro: «non si tratta di tornare alla liturgia come se nulla fosse stato» perché la messa così delineata «non è quella abituale, senza limitazioni», come si legge nella lettera del vescovo Stephan Ackermann.

Ma c`è anche chi protesta contro un ritorno alle messe pubbliche ritenuto troppo prematuro, come il movimento riformatore Maria 2.0. In una lettera aperta indirizzata ai vescovi, pubblicata domenica scorsa 26 aprile, il movimento sottolinea che proprio l´amore per il prossimo suggerirebbe in questo momento prudenza nel riprendere le normali liturgie: responsabilità verso il prossimo «significa, in questo momento, per molti di noi, esercitare la rinuncia». Il rischio, argomenta Maria 2.0, è che le messe siano partecipate proprio dal gruppo demografico più esposto alle patologie provocate dal coronavirus, quello degli ultra sessantacinquenni. Del resto, argomenta ancora il movimento, una partecipazione alla messa aperta ad un numero limitato di persone significherebbe necessariamente escluderne altre, creando l´opposto dell´effetto comunitario che la messa vorrebbe raggiungere. «La nostalgia della comunità all´interno della messa è comprensibile e condivisibile, tuttavia riteniamo sbagliato e affrettato in questo momento tornare a celebrare la messa in grandi comunità», si legge nella lettera ai vescovi di Maria 2.0.

Nel moltiplicarsi delle “bozze di sicurezza” delle diverse diocesi tedesche, quella di Würzburg opta per la via controcorrente: nel suo vademecum per la “fase 2” non si prevede ancora l´apertura al pubblico delle messe. La salute dei fedeli, si legge nelle linee guida, è la «cosa più importante». La riapertura delle celebrazioni liturgiche al pubblico verrà decisa solo dopo «aver raccolto sufficienti esperienze in merito e dopo una loro attenta valutazione». La diocesi si impegna tuttavia ad incrementare l´offerta di momenti di “adorazione eucaristica” per venire incontro alla sete eucaristica dei fedeli.

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