Coronavirus, annullati in Cina i pellegrinaggi alla Madonna di Sheshan

Non ci saranno i pellegrinaggi in quello che è un appuntamento tradizionale per i cattolici di Cina

La basilica di Sheshan, in Cina
Foto: Wikimedia Commons
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Non ci saranno i tradizionali pellegrinaggi al santuario della Madonna di Sheshan in Cina. L’emergenza coronavirus ha portato alla decisione di cancellarli, per questioni di sicurezza sanitaria. Dove non era riuscito il Partito Comunista, riesce invece la diffusione del virus. E fa perdere alla Cina una straordinaria occasione, perché a Sheshan andavano sia cattolici “sotterranei” che riconosciuti dalla Chiesa ufficiale.

Simbolicamente, è un fatto importante. Il Santuario di Sheshan è un punto di riferimento per i cattolici in Cina. Tanto che Benedetto XVI, nella sua lettera ai cattolici cinesi del 2007, decise di stabilire la giornata di preghiera per loro proprio nel giorno della Madonna di Sheshan, il 24 maggio.

I cattolici di Cina hanno guardato sempre a Sheshan. Lo hanno fatto quando la persecuzione era dura, lo hanno fatto quando il governo sembrava aver allentato le maglie. Oggi, c’è un accordo provvisorio tra Santa Sede e Cina per la nomina dei vescovi, che dovrebbe essere rinnovato il prossimo agosto, un movimento di sinizzazione da parte di Xi Jinping che vuole che tutte le religioni siano parte della cultura cinese – ed è questa una misura di controllo. Ci sono persecuzioni, abbattimenti di croci e di chiese, ma anche un dialogo istituzionale che fa sperare.

La devozione a Maria risale ai tempi della missione del Gesuita Matteo Ricci. Ricevuto dall’imperatore il 22 gennaio 1601, Matteo Ricci portò 12 doni, e tra questi la copia dell’immagina di Maria Salus Populi Romani, custodita in Santa Maria Maggiore nella cappella dove Sant’Ignazio di Loyola celebrò la prima Messa.

I gesuiti furono anche i fautori del culto di Sheshan. Loro acquisirono la collina nel 1863, e nel 1870 fecero voto di costruire una basilica su quella collina se la Madonna avesse risparmiato la diocesi dalla distruzione a seguito di una sanguinosa rivolta.

La Madonna ascoltò la preghiera, e un anno dopo fu posta la prima pietra di quella che è la prima Basilica Mariana di Asia. Nel 1874, Pio IX concesse l’indulgenza plenaria ai pellegrini che visitavano il santuario, e nel 1894 i pellegrinaggi furono così tanti che si decise di costruire una nuova chiesa.

Nel 1924, il primo sinodo cinese, convocato a Shanghai dal delegato apostolico Celso Costantini, decise che la Madonna di Sheshan fosse proclamata “Regina della Cina”.

La Madonna di Sheshan si celebra il 24 maggio, giorno di Maria Aiuto dei cristiani. Ed è in quel giorno che, nel 2007 Benedetto XVI decise che ci fosse una Giornata Speciale di Preghiera per i cattolici cinesi. Lo stesso Papa emerito compose una preghiera speciale per la Madonna di Sheshan nel 2008.

Niente aveva fermato i pellegrinaggi, fino ad ora. Ma la diocesi di Shanghai ha dato notizia la scorsa settimana che tutti i pellegrinaggi verso il santuario nazionale della Cina siano sospesi.

L’avviso è del 13 aprile 2020, e sottolinea che “l’epidemia di coronavirus si sta diffondendo in tutte le parti del mondo” e dunque “per collaborare con le autorità locali nel contenimento dell’epidemia, si devono cercare di evitare assembramenti di persone che possono provocare un eventuale ritorno del virus, in particolare il rischio di casi provenienti dall’esteri”.

È la prima volta che il santuario viene chiuso dalle autorità ecclesiastiche. Dal 2008 in poi, sia l’ufficio degli Affari religiosi di Shanghai che l’Associazione Patriottica hanno reso difficile il pellegrinaggio dei cattolici cinesi a Sheshan.

La diocesi di Shanghai ha anche fatto sapere che non accoglierà nemmeno i pellegrini, e chiesto di seguire “l’esempio vissuto a Pasqua, di pregare nelle proprie case”.

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