Coronavirus in Germania, Sante Messe solo in live-stream (almeno) fino a Pasqua

Si moltiplicano le iniziative di supporto per la catechesi on line

Le chiese in Germania e il coronavirus
Foto: Peter Weidemann
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Anche se i numeri delle vittime di coronavirus in Germania sono ancora lontani dai drammatici record di Cina, Italia e Spagna, più di 29 mila gli infettati e almeno 123 i morti, la Chiesa tedesca corre ai ripari e chiude le celebrazioni liturgiche al pubblico. Già da diverse settimane i fedeli tedeschi avevano imparato a rinunciare all´acqua santa all´ingresso della Chiesa, a ricevere la comunione direttamente in bocca e allo scambio del gesto della pace.

Quella di Ratisbona è stata l´ultima delle 27 diocesi tedesche ad annunciare la chiusura ai fedeli delle Sante Messe. Il vicario generale, Michael Fuchs, ha annunciato che il provvedimento comprenderà anche le celebrazioni del rito della Pasqua.

Così, in ordine sparso, come candele di un enorme candelabro a 27 bracci che ad una ad una si spengono, tutte le diocesi hanno annunciato la chiusura al pubblico delle Sante Messe e la sollevazione dell´”obbligo” dei fedeli di prendervi parte. Treviri, Magonza, Amburgo, Monaco, Speyer sono state le prime diocesi a chiudere le loro porte al pubblico, seguite poi da Dresda-Meißen, Fulda, Limburg, Münster, e poi, via via, tutte le altre.

Si tratta di «decisioni drastiche», come ha commentato il vescovo di Limburg e neo presidente della Conferenza episcopale tedesca (CET), monsignor Georg Bätzing, ma necessarie poiché «i cristiani sono responsabili della loro vita e della vita dei loro fratelli». In un video messaggio, l´ex presidente della CET, cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga, ha annunciato «la cattiva notizia» della chiusura delle Sante Messe, ricordando però al contempo che la misura si rende necessaria per contrastare la diffusione del virus nelle fasce più deboli della popolazione: anziani, malati e immunodepressi.

Se la luce spirituale delle Sante Messe nelle loro diocesi si spengono, non per questo i fedeli rimangono a brancolare spiritualmente nel buio. Praticamente ogni diocesi – dalle cattedrali alle cappelle - si è organizzata per trasmettere la santa messa in live-stream dal proprio sito internet. Inoltre, dai loro siti web le diocesi non risparmiano consigli per i fedeli su come coltivare la propria spiritualità in tempi di coronavirus e linee guida per i sacerdoti, su quali precauzioni igienico-sanitarie adottare, per esempio, in caso di unzione degli infermi o di somministrazione della comunione ai malati gravi.

I social media offrono ormai infinite possibilità di rimpiazzare la comunità dei fedeli reale con gruppi di spiritualità online. Su Youtube si raccoglie, per esempio, la più conosciuta e popolosa comunità online Lingualpfeile.de. Twitter offre, alle ore 7, le Twades (le “Lodi mattutine” via Twitter) e alle ore 21 le Twomplet (la Compieta via Twitter). La comunità online Da_zwischen manda ogni lunedì mattina ai suoi membri, via Messenger, una catechesi, e, venerdì, un messaggio sulla fine della settimana. Di tanto in tanto, anche durante la settimana, viene spedito, a sorpresa, il testo di una catechesi.

Dal sito internet Clicktopray.org/de si possono ricevere tre volte al giorno degli spunti di preghiera e frasi su cui meditare quotidianamente. In modo analogo funziona anche la app App2Heaven, o quella sviluppata dalla arcidiocesidi Colonia, Gottoffen. Molto diffusa anche la app con la “Liturgia delle Ore” - che emette un suono di campane all´ora giusta, per il fedele richiamare alla preghiera - e Funcity, una chat community, attiva dal 1989, con una chiesa online, San Bonifacio, addirittura consacrata.

Mentre i fedeli ricorrono alle “vie digitali” per coltivare la propria fede, teologi e presuli si dividono nell'interpretazione teologico-metafisica della pandemia.

Molto criticato il contenuto del videomessaggio del vescovo ausiliario di Chur, in Svizzera, Marian Eleganti, che, dal portale kath.net, ha tracciato una «proporzionalità diretta tra la fede di una società e la sua esposizione a guerre, epidemie e catastrofi» varie. Una connessione che, secondo monsignor Eleganti, avrebbero sottolineato anche San Carlo Borromeo e Gregorio Magno, organizzando in simili situazioni di pandemia, occasioni di preghiera e conversione, piuttosto che adottare soluzioni «che non vanno al cuore», come prosciugare le acquasantiere e distribuire la comunione sulle mani dei fedeli. Misure che rappresentano secondo il presule, la «capitolazione della fede davanti al virus». Piuttosto sarebbero necessari preghiera, penitenza e conversione.

L´arcivescovo di Bamberga, monsignor Ludwig Schick, ha respinto decisamente questa lettura - «Definire il coronavirus come punizione di Dio è cinico e non conciliabile con il messaggio di Gesù» - invitando a «fare tutto il possibile per combattere il virus, a prendersi cura dei malati e dei timorosi, avendo maggiore attenzione e rafforzando l´amore per il prossimo».

Nemmeno monsignor Bätzing vede nel coronavirus «una punizione di Dio, di cui dobbiamo avere paura e dalla quale non possiamo sfuggire».

Venerdì scorso, i vertici della CET, della Chiesa evangelica tedesca e di quella ortodossa hanno pubblicato un sussidio dedicato alla crisi del coronavirus e intitolato “Vicinanza, consolazione e speranza”, dove hanno ribadito che il coronavirus non è una punizione di Dio «né per il singolo, né per le società, le nazioni, i continenti o tutta l´umanità. Dio è amico della vita. Ama gli uomini e soffre per noi. Dio non vuole la malattia. Non la malattia ha l´ultima parola, ma la salvezza promessa da Dio».

A causa della crisi del coronavirus, deve essere rimandata l´ordinazione episcopale di Bertram Meier a vescovo di Augusta, inizialmente programmata per sabato scorso, 21 marzo. Secondo il diritto canonico, l´ordinazione dovrebbe avvenire entro il 29 aprile (entro tre mesi, cioè, dalla sua nomina).

Per il futuro vescovo di Augusta, Meier – che sta sostituendo il vescovo dimissionario Konrad Zdarsa, ritiratosi dall´incarico nell´estate del 2019 per ragioni di età – potrebbe profilarsi una ordinazione episcopale a porte chiuse: senza fedeli, ma con il solo vescovo celebrante e l’ordinando.

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