Coronavirus, “nel rispondere all’emergenza Taiwan non si sente sola”

L’arcivescovo di Taipei John Hung shan-Chuan racconta l’impegno della Chiesa nel Paese che poche nazioni riconoscono. “Ma la Chiesa è universale, e non siamo isolati”

L'arcivescovo Hung durante un passato evento organizzato a Taipei
Foto: Facebook Archdiocese of Taipei
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Taiwan è stata tra le prime nazioni a muoversi per contrastare la diffusione del coronavirus e tra le primissime a lanciare l’allarme internazionale all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma Taiwan è considerata dalla Cina una “provincia ribelle”, come tale è riconosciuta come nazione solo da 15 Stati, tra cui la Santa Sede, e la sua voce è stata per questo poco ascoltata a livello internazionale.

C’è, a Taiwan, una Chiesa cattolica viva, guidata dall’arcivescovo John Hung shan-Chuan, verbita taiwanese che si è formato nelle Filippine e che dal 2007 guida l’arcidiocesi della capitale Taipei. Parlando con ACI Stampa, l’arcivescovo mette in luce le sfide che sta affrontando la nazione, l’impegno della Chiesa sul territorio nel contrastare l’epidemia, ma anche il rapporto con la Cina e quello della Santa Sede.

Taiwan è stata una delle prime nazioni ad agire contro il coronavirus. In che modo la Chiesa cattolica è stata colpita? 

Qualche anno fa, Taiwan ha dovuto affrontare la pandemia della SARS. Grazie a questa esperienza, il nostro governo ha immediatamente preso misure preventive per proteggere la popolazione taiwanese appena è venuta a conoscenza dello scoppio della pandemia nel gennaio 2020. Grazie al National Health Command Center, molto coordinato e competente, informazioni utili sono state e ancora vengono fornite su basi giornaliere alla popolazione via televisione e social media. Anche la nostra Conferenza Episcopale ha reagito molto velocemente, dando subito pratiche linee guida a coloro che vanno a Messa perché fossero protetti dall’infezione, in particolare durante la celebrazioni delle Masse.

Quali sono state le maggiori celebrazioni che sono state cancellate e quanto crede che ci vorrà per avere di nuovo Messe pubbliche?

Dato che la Chiesa dovrebbe essere di aiuto alle autorità locali quando possibile, per ragioni di sicurezza nazionale e per la salute dei cattolici allo stesso modo, molto presto le diocesi – con l’eccezione della diocesi di Hualien, dove non ci sono stati casi di infezione - hanno seguito le raccomandazioni e i regolamenti del ministero degli Interni, decidendo una dopo l’altra di sospendere tutte gli incontri della chiesa al chiuso, inclusa la celebrazione delle Messe feriale e festiva, e di chiudere gli edifici della Chiesa, per evitare a tutti i costi una possibile diffusione della pandemia che avrebbe potuto causare molti morti. Allo stesso tempo, ai fedeli è stata offerta la possibilità di partecipare alla Messa diffusa in streaming su varie piattaforme, e in più è stato incoraggiato il contatto con i pastori attraverso i social media e il telefono. Nessuno sa quando la pandemia si fermerà. Sembra che Dio abbia fermato il mondo e voglia che noi riflettiamo sul significato della nostra esistenza. Crediamo che solo Dio può porre fine alla pandemia, e per questo la nostra Conferenza Episcopale ha composto una preghiera per i fedeli, con la speranza che attraverso la preghiera si riuscirà a porre fine alla pandemia e il mondo torni presto alla normalità.

La Chiesa a Taiwan fa molto lavoro sul territorio. Cosa ha fatto fino ad ora la Caritas locale dall’inizio della pandemia, oltre ai servizi che fornisce già quotidianamente’

Grazie alla competenza delle autorità del governo e il notevole supporto della popolazione, la gente di Taiwan non ha dovuto affrontare situazioni di emergenza, come focolai di infezione. Comprensibilmente, Caritas Taiwan non sta chiedendo speciali contributi in tema di aiuto materiale alla popolazione locale. Tuttavia, siccome ci sono molti lavoratori migranti a Taiwan che vivono in situazioni precarie e rappresentano un gruppo ad alto rischio di infezione e diffusione del COVID 19, la Caritas è impegnata nel sensibilizzarli a difendersi e proteggersi dall’infezione, e allo stesso tempo distribuisce mascherine protettive ai pescatori e ai lavoratori migranti che non possono ricevere mascherine a causa della politica di razionamento delle mascherine del governo.

Inoltre, in collaborazione con altre Ong, Caritas Taiwan sta lavorando a livello legale per la protezione di lavoratori migranti che sono vulnerabili al COVID 19 e ha chiesto al governo di lasciarli rimanere a Taiwan anche in caso di scadenza del visto.

Quale è stato l’impegno di Caritas Taiwan a livello internazionale?

Caritas Taiwan ha collaborato con organizzazioni umanitarie religiose, come la fondazione Buddhista per l’Aiuto Umanitario Chu Zhi, dando a queste organizzazioni riferimenti di organizzazioni della Chiesa cattolica negli Stati Uniti, in Italia e in Spagna. Queste organizzazioni inviano direttamente alle altre organizzazioni aiuti, mascherine e altri beni di prima necessità. Papa Francesco ha chiesto aiuto per la Chiesa Cattolica e le sue organizzazioni in Asia, Oceania e Africa che sono più vulnerabili al coronavirus grazie alla loro mancanza di capacità di prevenzione. Caritas Taiwan si è fatta carico di questo mandato all’interno di Caritas Internationalis, che è membro della task force che sviluppa progetti per queste nazioni per migliorare le misure preventive nelle comunità locali.

Taiwan è una nazione isolata, riconosciuta da pochi Stati. Come la Chiesa vive questo isolamento? E in che modo la Chiesa in Taiwan si relaziona con le altre Chiese nella regione?

Ufficialmente, Taiwan ha legami diplomatici con pochissime nazioni, ma la Chiesa cattolica è presente in ogni nazione. Per questa ragione, la Chiesa che è in Taiwan non si sente mai isolata. Al contrario, grazie alla nunziatura apostolica e al suo rappresentante, sentiamo realmente la comunione con il Santo Padre e con le altre chiese locali. Prima della pandemia, c’erano frequenti scambi tra la Chiesa a Taiwan e la Chiesa in altre nazioni. Cardinali e vescovi di diversi dicasteri vaticani, inoltre, sono stati spesso invitati a Taiwan come relatori in seminari internazionali e conferenze nel corso degli ultimi anni. Questa è la bellezza e l’unicità della Chiesa Cattolica, per la quale dovremmo ringraziare Dio.

Ci sono stati contatti con la Chiesa nella Cina continentale per meglio affrontare la diffusione della pandemia? E come hanno funzionato questi contatti?

Sappiamo tutti che una delle misure efficaci prese da tutte le nazioni è il lockdown. Combattere contro il COVID 19 è primariamente responsabilità e competenza del governo, che è il solo ad avere le necessarie risorse umane e materiali. La Chiesa, in tutte le nazioni, dovrebbe ascoltare i governi e seguire le sue istruzioni, e questo è vero allo stesso modo per la Chiesa nella Cina continentale. Tuttavia, tutte le Chiese locali dovrebbero essere unite in preghiera e incoraggiare i fedeli a pregare e prendersi cura di quanti hanno bisogno, rendendo testimonianza alla loro fede.

Cosa vede per il futuro della Chiesa cattolica a Taiwan?

È una domanda che ci stiamo chiedendo anche a Taiwan, e non può rispondere una singola persona, perché la Chiesa è una comunità. La Chiesa non è solo fatta dai sacerdoti, ma anche dai laici. Questo è il motivo per cui la nostra Conferenza Episcopale ha cominciato a preparare un Congresso Nazionale di Evangelizzazione dallo scorso anno. Il Congresso si sarebbe dovuto tenere il prossimo agosto, proprio per rispondere alla domanda che anche lei ha posto. La risposta sarebbe arrivata dalla preghiera comunitaria, dalla riflessione e dalla discussione di differenti questioni riguardanti la Chiesa cattolica di Taiwan. A causa della pandemia del COVID 19, il Congresso è stato spostato al prossimo anno. La nostra priorità è ora di assicurarci che i fedeli possano ricevere i necessari sacramenti e la cura pastorale in questo difficile periodo.

Quale il ruolo della Chiesa di Taiwan in Asia? E può essere un modello per il mondo?

Credo che la Chiesa Cattolica in ogni nazione ha delle specifiche sfide correlate con il contesto sociale, per esempio. Taiwan ha il tasso di nascita più basso del mondo, diventa una società di anziani. Come conferenza episcopale di lingua cinese nella Chiesa Cattolica (Conferenza Episcopale Regionale Cinese), la Chiesa a Taiwan può contribuire all’evangelizzazione delle persone che parlano cinese. L’evangelizzazione presuppone l’inculturazione e va di pari passo con l’insegnamento della fede cattolica. In collaborazione con le diocesi di Hong Kong e Macao, la nostra conferenza episcopale ha l’incarico di tradurre tutti gli scritti del Papa (Messaggi per le giornate mondiali, encicliche, esortazioni e lettere e la trasmissione in diretta degli Urbi et Orbi di Pasqua e Natale con traduzioni simultanee) nonché i documenti ecclesiali importanti dei dicasteri della Santa Sede. In questo modo, possiamo rendere la fede cattolica rilevante per le persone che parlano cinese in tutto il mondo.

La Santa Sede ha ringraziato la Cina per gli aiuti forniti, ma non Taiwan. Cosa pensa di questo fatto?

La pandemia da COVID 19 è una crisi globale senza precedenti e rappresenta un pericolo per tutta l’umanità. Nessuna nazione, assolutamente nessuna, può estirpare la pandemia operando da sola senza l’aiuto di altre nazioni. Come il Papa ha detto nel suo messaggio urbi et orbi di Pasqua, “indifferenza, egoismo, divisione e dimenticanza non sono parole che vogliamo ascoltare in questo periodo. Vogliamo bandire queste parole per sempre”. Ciò di cui il mondo ha bisogno disperatamente ora è solidarietà in azione, non interessi personali. Dunque è bene che la Cina abbia possibilità di fornire materiali di aiuto ad altre nazioni in grande scala. Grazie alle donazioni di materiali dalla Cina, il Vaticano potrà aiutare moltissimi poveri in altre nazioni che sono dimenticati dai politici e di cui i media parlano a malapena. Forse la pandemia del Covid 19 ci sta dicendo che la nostra salute conta di più della salute economica e che la vera fraternità umana è più meritevole e nobile del successo diplomatico. La pandemia sta causando un’altra crisi che è la crisi umanitaria. La Chiesa Cattolica in nazioni pover e aspetta aiuto. E il Vaticano sarà grato per ogni concreto gesto di solidarietà, senza tenere in considerazione il sistema politico delle nazioni perché la Chiesa ha la missione di proclamare la Buona Novella a tutte le nazioni promuovendo allo stesso tempo una cultura di fraternità e coesistenza pacifica.

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