Coronavirus, Papa Francesco: “L’ideale della Chiesa è con il popolo e i sacramenti”

Il Papa dedica la Messa quotidiana nella Domus Sanctae Marthae alle mamme in attesa, che si chiedono in che mondo nascerà il loro figlio

Papa Francesco durante una Messa nella Domus Sanctae Marthae
Foto: Vatican Media / ACI Group
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Quella che viviamo adesso sotto la pandemia è una situazione di emergenza, ma “l’ideale della Chiesa è con il popolo e i sacramenti”, ed è lì che si deve tornare. Papa Francesco chiarisce che le chiese vuote sono solo una esigenza data dalla pandemia, non sarà così per sempre. E prega per le mamme in attesa, che si chiedono “in quale mondo vivrà mio figlio”.

Il Vangelo del giorno parla del terzo incontro di Gesù con i discepoli dopo la Resurrezione, quello della seconda pesca miracolosa e di Gesù che si rivela ai discepoli mangiando con loro, e nessuno gli chiede chi sia, perché tutti sanno che è il Signore.

Papa Francesco dedica la celebrazione alle donne in attesa, che “sono inquiete, si preoccupano”, e prega il Signore di dare loro “coraggio di portare avanti questi figli nella fiducia che certamente sarà un mondo diverso, ma sempre sarà un mondo che il Signore amerà tanto”.

Soffermandosi sul passo del Vangelo, Papa Francesco fa un paragone con la pesca miracolosa raccontata nel Vangelo di Luca. E nota che nel primo miracolo, i discepoli furono presi dallo stupore per quanti pesci arrivavano, mentre “in quest’altra pesca non si parla di stupore, si vede una certa naturalità”.

Si vede, insomma – nota Papa Francesco – “che c’è stato un progresso, un cammino andato nella conoscenza del Signore, nella intimità col Signore, nella familiarità col Signore”.

Il Papa sottolinea che anche noi cristiani siamo chiamati a “progredire nella familiarità con il Signore”, e questo accade anche perché il Signore “è un po’ alla mano, cammina con noi”.

La familiarità quotidiana con il Signore – nota poi Papa Francesco – “è sempre comunitaria, è intima, è personale, è in comunità”.

E afferma: “Una familiarità senza comunità, una familiarità senza il pane, senza la Chiesa, senza il popolo, senza i sacramenti è pericolosa. Può diventare una familiarità gnostica, una familiarità per me soltanto, staccata dal popolo di Dio”. Infatti, “la familiarità degli apostoli con il Signore è sempre comunitaria, sempre a tavola, segno della comunità, e sempre con il sacramento, con il pane”.

Da qui, la riflessione su questo tempo di pandemia, in cui tutti ci comunichiamo “anche religiosamente attraverso i mezzi di comunicazione, ma non spiritualmente insieme. Stiamo insieme, ma non insieme”.

E si rivolge ai presenti: “Voi riceverete l’Eucarestia, ma la gente che è collegata con noi soltanto la comunione spirituale. Questa non è la Chiesa, l’ideale della Chiesa è col popolo e con i sacramenti”.

Papa Francesco ricorda che prima della Pasqua, alla notizia che avrebbe celebrato in San Pietro vuota, un vescovo gli scrisse facendogli notare che la basilica era grande, che almeno una trentina di persone potevano essere fatte partecipare senza pericolo.

“Io non capii in quel momento dice Papa Francesco - e poi ho capito: lui mi diceva stia attento di non viralizzare la Chiesa, di non viralizzare i sacramenti, di non viralizzare il popolo di Dio. La Chiesa, i sacramenti, il popolo di Dio sono concreti.

Papa Francesco chiarisce: “È vero che in questo momento dobbiamo fare familiarità col Signore in questo modo, ma per uscire dal tunnel, non per rimanere così. La familiarità col Signore è nella vita quotidiana, nei sacramenti, in mezzo al popolo di Dio”.

E ritorna agli apostoli, che hanno fatto “un cammino di maturità nella familiarità con il Signore”, e hanno capito dal primo momento “che quella familiarità era diversa da quella che immaginavano”. Conclude Papa Francesco: “Che il Signore ci insegni questa familiarità con lui, nella Chiesa, con i sacramenti, con il santo popolo fedele di Dio”.

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