Coronavirus, una “mappa della luce” nel Santuario della Madonna degli Infermi in Lituania

A Siluva c’è un santuario dedicato ad una delle prime apparizioni mariane della storia. Conosciuta come Madonna degli Infermi, è ora oggetto di una iniziativa per aiutare i malati del coronavirus

Una immagine del dipinto della Madonna di Siluva, nel santuario sul luogo dell'apparizione
Foto: Santuario di Siluva
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Una “mappa della luce”, per segnare con un punto di luce ogni luogo dove si sia pregato per i malati e le vittime di coronavirus e contrapporsi così alle mappe della diffusione della pandemia. È questa l’iniziativa sorta al Santuario Mariano della Madonna di Siluva in Lituania.

L’apparizione della Madonna di Siluva è una delle prime apparizioni mariane europee. Lì, la Madonna è venerata con il titolo di Madonna degli Infermi. L’iniziativa è nata come un invito alla preghiera e si è tramutata poi in una iniziativa di solidarietà.

“Il santuario di Siluva in Lituania – scrive il vescovo Algirdas Jurevicius, amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Kaunas – ci invita con il suo titolo di salute degli infermi ad unire i nostri cuori all’iniziativa di preghiera e di beneficenza ‘La mappa della luce’.”

Scopo dell’iniziativa, aggiunge il vescovo, “è di aiutare un numero maggiore di persone coinvolgendole nella preghiera di intercessione per coloro che sono stati colpiti dal coronavirus e consentire loro di sostenere con una donazione”.

L’obiettivo è quello di “diffondere la speranza che le statistiche sulle infezioni e sui morti possano essere compensate dalle statistiche sulla preghiera, sostegno reciproco, unità e luce”.

Per questo, dall’8 aprile l’iniziativa si è allargata, includendo anche la possibilità di fare donazioni per aiutare quanti soffrono a causa delle conseguenze della pandemia. Il santuario non chiede donazioni per sé, ma ricorda la possibilità di donare alle Caritas del proprio Paese o ad altre organizzazioni che si occupano delle persone più colpite dalla pandemia nel proprio Paese.

Ogni persona che aderisce all’iniziativa è chiamata ad accendere una piccola luce sulla mappa (si trova qui). Al momento in cui scriviamo, ci sono 2746 luci della preghiera accese, e colpisce che abbiano aderito anche 4 persone dalla Siria, 1 dalla Turchia e una persino dal Kenya. Le donazioni hanno superato fino ad ora gli 11 mila euro.

L’apparizione della Madonna a Siluva è un delle prime apparizioni di Maria in Europa. L’evento avviene nel 1608, al termine di un secolo di tumulti religiosi in Lituania che avevano portato la Lituania ad essere, per un breve periodo, un Paese protestante. Si trova nella diocesi di Kaunas, e l’arcivescovo emerito Sigitas Tamkevicius, gesuita, che Papa Francesco ha creato cardinale in memoria della sua persecuzione durante il periodo comunista, ha descritto il santuario come “un’oasi spirituale che ha aiutato la fede a sopravvivere in tempi difficili, come l’occupazione sovietica della Lituania per gran parte del XX secolo”.

A Siluva si chiedono guarigioni, soluzioni di problemi famigliari, la conversione di figli e coniugi. È un santuario che ha molto in comune con Lourdes o Fatima, ma è molto più antica. Giovanni Paolo II lo visitò durante il suo viaggio nel 1993, mentre Benedetto XVI ha benedetto nel 2006 nuove corone d’oro per un quadro miracoloso di Maria di Gesù a Siluva.

Nel villaggio, la devozione mariana risale agli inizi della cristianità in Lituania, che si attesta nel 1387, quando il granduca Jogaila fu battezzato e sposò la regina della vicina Polonia. Il granduca, e i suoi successori - in particolare Vytautas il Grande – diffusero la fede cristiana, stabilendo una gerarchia ecclesiastica, costruendo chiese e insegnando il catechismo.

Fu sotto Vytatus il Grande che fu costruita la chiesa a Siluva, per opera di Petras Gedgaugas. Era il 1457, e la chiesa fu dedicata a Maria, divenendo presto un punto di riferimento. La Riforma Protestante del 1517 colpì la Lituania in modo rapido e forte. Le chiese furono confiscate, e anche il proprietario della chiesa di Siluva divenne un luterano nel 1532.

In questo periodo, un parroco della chiesa nascose in una cassa di ferro dei documenti che riguardavano la fondazione della chiesa e altri articoli sacri, per evitare profanazioni. Nel 1555, i calvinisti rimpiazzarono i luterani, chiusero la chiesa di Siluva ed esiliarono il clero. Così, la chiesa rimase inutilizzata fino alla fine del secolo, e poi fu demolita.

In un periodo di grande confusione religiosa, i calvinisti mano a mano si orientarono verso l’arianesimo, che nega la divinità di Gesù Cristo, e questo era inaccettabile per molti nobili. Il protestantesimo, così, cominciò a perdere forza, mentre la vigorosa predicazione dei gesuiti appena arrivati, con freschi gli insegnamenti del Concilio di Trento, diedero nuova forza ai cattolici perché lottassero per riprendere le loro chiese.

L’intervento della Madonna a Siluva si inserisce in questo contesto. Successe nel 1608, e il resoconto più antico dell’apparizione risale al 1651. Si racconta che alcuni pastori pascolavano il loro gregge proprio nel territorio del tempio, e lì apparve, in cima ad una larga pietra, loro una giovane con capelli fluenti, che reggeva in braccio un bambino che piangeva.

Fu avvertito il catechista calvinista di Siluva, e questi andò sul luogo dell’apparizione insieme al rettore del seminario, videro la giovane donna e le chiesero perché piangeva. “Piango – disse la Vergine – perché la gente era solita adorare mio Figlio in questo luogo, ma ora essi arano e seminano”. Poi scomparve.

La notizia dell’apparizione si diffuse velocemente, e il vescovo mandò un suo legato per fare luce sulla vicenda. L’inviato cercò anche il sito esatto dell’antica chiesa e i documenti sulla fondazione, ma l’unico uomo che sapeva dove si trovava la cassa di ferro era vecchio e cieco. Portato sul luogo dell’apparizione, recuperò la vista miracolosamente e indicò il punto dove si trovava la cassa con i documenti.

Grazie a questi documenti, la Chiesa cattolica vinse un processo legale per recuperare la sua terra di Siluva. Una cappella fu costruita sulla pietra dell’apparizione, mentre la chiesa fu ricostruita sul luogo dove era la vecchia chiesa del XV secolo. E subito la nuova chiesa attrasse migliaia di persone, cosa insolita in un’area a predominio protestante. Erano così tanti i pellegrini che nel 1677, a Siluva, c’erano ben 12 sacerdoti che si prendevano cura dei pellegrini.

Tra il 1760 e il 1773 la chiesa fu ricostruita, in stile tardo barocco, e San Paolo VI diede alla chiesa il titolo di basilica minore nel 1974.

Sulla roccia dell’apparizione si trova oggi la cappella di Nostra Signora Salute degli Infermi. Ha la forma di una torre di 44 metri, e la costruzione cominciò all’inizio del secolo scorso per venerare il terzo secolo dall’apparizione e fu completata solo nel 1924, dopo la Prima Guerra Mondiale. Le decorazioni furono invece completate solo nel 1999, dopo decenni di fermo dovuto alla dominazione sovietica.

Il quadro di Maria e del Bambino Gesù è opera di un pittore locale del XVII secolo, ma per diverso tempo si è pensato che fosse un resto della chiesa del XV secolo. Si tratta di una copia dell’icona di Maria Salus Populi Romani, che è venerata nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma e cui Papa Francesco è molto legato.

Il dipinto è solitamente coperta da un rivestimento d’oro e d’argento, eccetto per i volti e le mani di Maria e Gesù.

La Santa Sede concesse il permesso di incoronare solennemente Maria e Gesù nella miracolosa immagine di Siluva. L’incoronazione fu preceduta da una ampia investigazione del vescovo Steponas Giedraitis, che stabilì una commissione per esaminare gli ex voto e i resoconti dei miracoli. L’incoronazione avvenne l’8 settembre 1786, giorno della festa liturgica del santuario, dopo che l’investigazione aveva portato alla conclusione – scrisse il vescovo - che dal 1622 l'eterno ed onnipotente Dio, per mezzo di grazie chiaramente concesse, veramente ha voluto essere miracoloso in quel dipinto della nobilissima Vergine Maria di Šiluva.”

Circa 30 mila fedeli presero parte alla celebrazione dell’incoronazione, inclusi ufficiali di alto rango da Lituania e Polonia. Nel 1886, c’erano 40 mila persone a partecipare al centenario dell’incoronazione, arrivati nonostante gli sforzi della Russia zarista – che aveva annesso la Lituania nel 1796 – di chiudere l’accesso al santuario.

Tra le due Guerre Mondiali, la Lituania raggiunse l’indipendenza, e Siluva fu meta di un pellegrinaggio di un numero tra i 100 e i 150 mila pellegrini durante l’ottava della Natività di Maria.

I pellegrinaggi continuarono anche sotto dominazione sovietica, nonostante le autorità comuniste avessero chiuso le strade che conducevano alla città e persino mandassero gente in esilio o in prigione per aver partecipato a processioni religiose.

La particolarità della Vergine di Siluve è che il suo messaggio è stato diretto a cristiani non cattolici, e che i figli della Riforma sono stati chiamati a ritornare alla pienezza della Chiesa fondata da Gesù Cristo.

Ed è da Siluva che parte l’iniziativa della preghiera contro la pandemia. E l’invito è di accendere una luce verso la più antica apparizione mariana d’Europa.

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