Cosa vuol dire oggi avere fiducia? Se ne parla al Festival Francescano di Bologna

Al direttore scientifico del Festival Francescano, fra Dino Dozzi, chiediamo di spiegare il motivo per cui il festival mette a tema la fiducia

Festival Francescano 2021
Foto: www.festivalfrancescano.it
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Si tiene nel centro di Bologna la nuova edizione del Festival Francescano: da venerdì 23 a domenica 25 settembre, tre giorni di spiritualità, arte e spettacoli nelle piazze, tra la gente, con un centinaio di laboratori, conferenze e spettacoli. Inoltre in apertura al Festival, giovedì 22 settembre, una tavola rotonda tra storici ripercorrerà il discorso che san Francesco tenne nella piazza bolognese, parlando di pace, di angeli e di demoni in una città divisa.

La XIV edizione è dedicata alla fiducia, un tema chiave della contemporaneità: ‘Fiducia. Oltre la paura’ è il titolo che legherà decine di incontri e interventi, che vedono protagonisti poeti, filosofi, attivisti, giornalisti, religiosi, artisti, e altre personalità, alcune molto giovani, del nostro tempo. Tra loro, mons. Felice Accrocca, Vandana Shiva, fra Paolo Benanti, Giovanni Scifoni, Michela Marzano, Gemma Calabresi, Milena Gabanelli ed il card. Matteo Maria Zuppi.

Nel Manifesto scientifico è spiegato il valore della fiducia: “Oggi, purtroppo, molte persone non hanno più fiducia in se stesse a causa delle difficoltà incontrate nella vita per tanti motivi: di salute, familiari, di lavoro… Da questo punto di vista la fiducia è una sorta di sguardo diverso su ciò che ci sta intorno. Lo è in particolare la fiducia matura, quella che non è ingenua, ma bensì consapevole; quella che magari è passata anche attraverso episodi di sofferenza e di delusione, ma che nonostante ciò, non molla. Una fiducia resiliente, ostinata”. 

Al direttore scientifico del Festival Francescano, fra Dino Dozzi, chiediamo di spiegare il motivo per cui il festival mette a tema la fiducia: “Perché ci sembra che le circostanze in cui ci troviamo abbiano provocato una notevole diminuzione di fiducia. La pandemia, con le limitazioni pur necessarie agli incontri in presenza, con le mascherine, con l’invito ad evitare gli altri in quanto possibili portatori di contagio, ha creato un clima di sfiducia diffusa che è urgente superare. Abbiamo bisogno di recuperare fiducia nel dialogo, per evitare le guerre che provocano un mare infinito di sofferenza. Anche la casa comune che abitiamo sta andando a fuoco: è urgente recuperare fiducia negli strumenti che abbiamo e sulla capacità di coinvolgere tutti per difenderla”.

Cosa vuol dire andare oltre la paura?

“E’ triste e brutto vivere nella paura degli altri, chiudendosi, innalzando barriere di ogni tipo, tra un popolo e l’altro, tra una religione e l’altra, tra un partito e l’altro, persino tra parenti e amici. Abbiamo bisogno di andare oltre la paura, perché è la paura a farci sentire e dire che gli altri sono l’inferno. Gli altri (persone, popoli, culture, religioni), se avvicinati con fiducia, ci aiuteranno a vivere più serenamente e insieme costruiremo un mondo più umano”.

Quale fiducia racconta la Chiesa?

“Il messaggio fondamentale che la Chiesa propone ha il nome di Vangelo, ‘bella notizia’ dell’amore di Dio per tutti gli uomini. E’ l’unico creatore e padre di tutti a prendersi cura di tutti, anche se l’esercizio spesso egoistico della nostra libertà, pone dei limiti alla sua onnipotenza messa al servizio del suo amore per noi. Dalla paternità universale di Dio nasce la riconoscenza dei figli e la responsabilità dei fratelli. Papa Francesco, nel suo magistero, propone con grande forza e chiarezza questa linea: ‘Evangelii gaudium’ parla della gioia che nasce dall’incontro con il Vangelo; ‘Laudato sì’ presenta la riconoscenza per il dono della casa comune e la responsabilità affidata a tutti del prendersene cura; ‘Fratelli tutti’ allarga l’orizzonte all’umanità intera, considerata come una grande famiglia di fratelli, tutti diversi, ma tutti preziosi. Questo il messaggio di fiducia che la Chiesa proclama. E che testimonia anche nella concretezza delle sue comunità sparse in tutto il mondo, pur nelle sue povertà e fatiche”.

Chi sono oggi i testimoni che possono dare fiducia?

“Sono soprattutto i santi, coloro, cioè, che prendono seriamente l’incontro con il Vangelo di Gesù Cristo e vivono da figli di Dio e da fratelli di tutti. Nella loro diversità: si pensi a Padre Pio od a papa Giovanni Paolo II, a Madre Teresa di Calcutta o a Charles De Foucauld, a Massimiliano Kolbe od a Carlo Acutis. In ogni tempo e in ogni luogo ci sono stati, e ci sono ancor oggi, santi che hanno mostrato concretamente che si può vivere davvero da figli di Dio e da fratelli di tutti, diffondendo ovunque fiducia. Ma ci sono anche ‘i santi della porta accanto’, che magari non saliranno all’onore degli altari o della cronaca, ma che diffondono fiducia attorno a sé: persone umili ma preziose, testimoni quotidiani di speranza e di fiducia”.

Per quale motivo conviene fidarsi?

“Perché Dio è il primo a fidarsi degli uomini, dando loro l’inestimabile dono della libertà e correndo così fiduciosamente il rischio del rifiuto. Dio si è fidato tanto degli uomini da venire tra loro nell’uomo Gesù affidandosi così alla loro libera accettazione. Non che gli sia andata tanto bene: abbiamo ucciso Gesù. Ma lui, sfidato sarcasticamente a scendere dalla croce, ha preferito fidarsi più dell’amore e del perdono che dell’onnipotenza e della vendetta. E continua a restare in mezzo a noi nell’umiltà della Parola e dell’Eucaristia. Nonostante tutto, Dio continua a fidarsi di noi. Come cristiani ci viene chiesto di imparare da Lui e di fidarci di Lui e dei nostri fratelli. La fiducia in Dio e la fiducia vicendevole sono gli unici strumenti che abbiamo non solo per creare un mondo più umano e vivibile, ma anche semplicemente per avere un futuro”.

Come raccontare in chiave francescana la fiducia?

“San Francesco è un grande testimonial di fiducia. Come immagine del Festival sulla fiducia abbiamo scelto il lupo accarezzato dalla mano di Francesco. Racconta il fioretto che san Francesco parla con fiducia al lupo raccontandogli la paura che di lui hanno gli abitanti di Gubbio; ed a questi ultimi racconta la fame del lupo: nel dialogo semplice e fiducioso sarà così facile trovare la soluzione del problema. E’ con la stessa fiducia che, in tempo di crociate, san Francesco andrà dal Sultano d’Egitto senza armi ma fidandosi del dialogo amichevole. Morente, dirà ai suoi frati: ‘Io ho fatto la mia parte, il Signore vi insegni a fare la vostra’, aprendo così con fiducia il futuro alla creatività dei suoi fratelli. Lo ‘spirito di Assisi’, caratterizzato dall’incontro tra religioni diverse ed inaugurato da Giovanni Paolo II nel 1986, continua nel mondo. Non c’è iniziativa di dialogo, di riconciliazione e di pace che non parta da Assisi. Pare proprio che fiducia faccia rima con francescanesimo”.

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