Costruire il futuro con i migranti, il rapporto Caritias- Migrantes dopo la pandemia

La mobilità internazionale cresce, insieme alle situazioni di vulnerabilità

La copertina del Rapporto
Foto: Migrantes
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Il quadro è stabile, e purtroppo non è buono. É quanto emerge dal XXXI Rapporto Immigrazione 2022 Caritas Italiana e Fondazione Migrantes che è stato presentato oggi a Roma. 

Un dato particolare segna la situazione italiana la questione della appartenenza religiosa. 

La questione ucraina cambia tutto certo ma, come si legge nel testo del Rapporto, i cittadini stranieri musulmani residenti in Italia al 1° gennaio 2022 sono un milione e mezzo, il 29,5% del totale dei cittadini stranieri, in aumento rispetto allo scorso anno: marocchini, albanesi, bangladeshi, pakistani, senegalesi, egiziani e tunisini. Scende invece la presenza di cittadini stranieri cristiani residenti in Italia anche se rimangono la maggioranza assoluta della presenza straniera residente in Italia per appartenenza religiosa. I cittadini stranieri di religione cattolica rappresentano la seconda confessione più rilevante tra gli stranieri cristiani residenti in Italia, un interesse particolare è per la presenza ucraina. 

Il Rapporto Immigrazione è il primo post-pandemia e ci sono segnali di lenta ripresa, ma anche criticità e fatiche dei cittadini italiani e stranieri. La causa è soprattutto nella scarsa attenzione delle politiche sociali verso le fasce più fragili della popolazione nel periodo culminante dell’emergenza sanitaria.

 

C'è una ripresa della crescita della popolazione straniera residente in Italia, i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri sono oltre 1 milione e di questi il 22,7% ha acquisito la cittadinanza italiana. il quadro socio-anagrafico pone l’urgenza di politiche che potenzino efficacemente le opportunità da offrire ai ragazzi stranieri, anche per non disperdere il potenziale prezioso che rappresentano per un’Italia sempre più vecchia.

Per il lavoro aumentano le opportunità ma non la stabilità, ma i migranti fanno i lavori che gli italini non vogliono fare e questo provoca un fenomeno di “etnicizzazione”. L’accentuarsi e il protrarsi di questo divario di tutele e di disuguaglianze economiche, accelerato dalla pandemia, rischiano di trasformarsi in una condizione permanente, un vero e proprio status non solo occupazionale, dal quale difficilmente si potrà uscire.

A proposito di istruzione poi  diminuiscono gli alunni stranieri, aumentano i nati in Italia. I dati dimostrano che le provenienze e la distribuzione regionale degli studenti universitari stranieri sono strettamente collegate alle statistiche relative alla presenza dei cittadini stranieri residenti in Italia. Si deduce, quindi, che si tratti di una parte importante di “studenti stranieri” che vivono sul territorio nazionale già da tempo, dove hanno conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado, e non veri e propri foreign students.

Grave rimane la situazione delle carceri, e dei poveri costretti ad andare alla Caritas. Le persone di origine straniera che sono transitate nel corso del 2021 nei Centri di Ascolto della Caritas (CdA) sono state 120.536. Sul totale, gli stranieri incidono per il 55% e rispetto allo scorso anno aumentano di tre punti percentuali sul totale dell’utenza.

In Italia molta parte dello 'storytelling' vive ormai da anni di “emergenze”, con un netto incremento nel tempo della pandemia. Ma serve un cambiamento che passi dall'emergenza alla normalità nel  documentare e valorizzare le storie di vita dei migranti.

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