Cuba, la prima chiesa costruita dopo la revoluciòn

La chiesa di Sandino, a Cuba, la prima costruita dopo la rivoluzione di Fidel Castro
Foto: Twitter @KustraD
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Quando Fidel Castro prese il potere nel 1959, i beni delle chiese furono sequestrati, i missionari espulsi. Poi, le cose migliorarono, gradualmente, fino a che furono possibili persino i viaggi di tre Papi, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e due volte Papa Francesco. Ma da allora ad oggi non erano state costruite nuove chiese. Fino ad oggi.

Dal 26 gennaio, sessanta anni dopo la revoluciòn, Cuba ha potuto contare su una nuova chiesa. È stata costruita a Pinar del Rio, in località Sandino, ed è stata inaugurata con una Messa cui ha partecipato anche Caridad Diego, incaricata degli Affari Religiosi del Partito comunista di Cuba.

A permettere la costruzione della Chiesa sono state soprattutto donazioni provenienti dagli Stati Uniti, e in particolare quelle dei fedeli della Chiesa di San Lorenzo, a Tampa, in Florida. Non è un caso. Moltissimi sono stati i cubani a lasciare la isla ed arrivare in Florida, dove c’è un gruppo di esuli molto nutrito. E moltissimi sono stati i progetti che hanno portato, negli anni di embargo, aiuti alle chiese locali a partire dagli Stati Uniti.

Nel 1972, la Conferenza Episcopale USA appoggiò la richiesta che i vescovi cubani avevano avanzato nel 1969 di porre fine all’embargo USA contro Cuba. Nel 1985, le conferenze episcopali di Cuba e America si scambiarono una visita. E uno dei maggiori supporter di un nuovo legame diplomatico tra Cuba e gli Stati Uniti – e tra i più decisi a criticare l’embargo – fu il Cardinal Bernard Law, all’epoca arcivescovo di Boston, che andò a Cuba nel 1985 e nel 1989 e in entrambe le occasioni si incontrò con Fidel Castro.

Non sorprende, dunque, il gemellaggio tra la parrocchia di San Lorenzo e quella di Sandino a Cuba, cominciata nel 2010. La nuova chiesa può contenere circa 200 fedeli. È una delle tre sole chiese che il governo cubano ha autorizzato a costruire, e la prima ad essere terminata, mentre le altre due chiese sono a La Habana, la capitale, e Santiago di Cuba.

Il fatto che la prima chiesa ad essere terminata sia a Sandino ha anche un significato simbolico, perché lì c’era uno dei “villaggi di prigionieri” (in totale, secondo stime, sarebbero stati 21) creato all’inizio della revolucion dal regime comunista per deportarvi le famiglie accusate di aver collaborato o aver preso parte alla rivoluzione dei campesinos di Escambray degli Anni Sessanta.

La ribellione dei Monti Escambray durò dal 1959 al 1965. I rivoltosi, oppositori di Fidel Castro, erano ex soldati di Fulgencio Batista, il dittatore poi detronizzato dalla rivolucion, ma anche contadini locali ed ex guerriglieri che erano stati al fianco di Fidel. Le forze governative eliminarono tutti i rivoltosi nel 1965, anno in cui ufficialmente terminò quella che viene chiamata ancora lucha contra banditos, guerra contro i banditi.

Sono molti, insomma, i simbolismi che si sono incrociati nella celebrazione di inaugurazione della Chiesa. Di certo, molta dell’apertura è dovuta anche al lavoro della Chiesa Cattolica sul territorio, che, nonostante le persecuzione del regime ateo imposto da Fidel, non ha mai nemmeno interrotto le relazioni diplomatiche con Cuba. Fu anche per questo motivo che la Santa Sede fu un mediatore privilegiato quando sia Cuba che gli Stati Uniti ritennero, nel 2014, arrivato il momento di riaprire le relazioni.

Un percorso che ha una accelerazione a partire dal 1989, dopo la caduta del muro di Berlino. A Natale, Giovanni Paolo II invia il Cardinale Roger Etchegaray a Cuba per creare ponti. Alla Messa di inizio anno, davanti ad una folla sterminata, il Cardinale chiede alla folla: “Che messaggio devo portare al Papa?” E la folla: “Che venga!” E il Cardinale: “Ho sentito il vostro messaggio. Non so cosa risponderà, ma di certo verrà”.

Durante i nove giorni di permanenza a Cuba, il Cardinale Etchegaray incontra anche Fidel Castro, e chiede un allentamento di tensioni ta Chiesa e Stato, dopo 30 anni di oppressione. Dall’altra parte, Fidel Castro non fa mistero della sua volontà di accogliere il Papa, in parte perché una visita avrebbe ridato lustro alla sua immagine internazionale in declino e in parte perché pensava che sarebbe stato bene parlare a quattr’occhi con Giovanni Paolo II di molti dei problemi del mondo secolare, come il disarmo, il debito del Terzo Mondo, la povertà

Ma Giovanni Paolo II decide di agire con cautela, e aspetta degli sviluppi positivi in tema di libertà religiosa da parte del governo Cubano prima di prendere un qualunque impegno. Castro, dal canto suo, comincia il percorso di avvicinamento, con “piccoli ma significativi passi” secondo l’analisi di Enrique Lopez Oliva, un professore di religione e storia all’università della Habana al quale fu permesso di diffondere Religion en Cuba, una newsletter quindicinale, l’unica pubblicazione indipendente del Paese.

Una tolleranza anche giustificata dal fatto che la pubblicazione non aveva grandissima diffusione, circa 30 copie, e 12 abbonati erano tutti giornalisti stranieri e ambasciate.

Ma Castro fa anche passi più importanti. Nel 1996, il governo cubano permette a 30 sacerdoti stranieri di unirsi ai 210 sacerdoti cubani che già erano sul campo a Cuba. Le 30 suore che arrivano, per il loro lavoro incessante negli ospedali e tra i profughi, vengono definite da Fidel Castro un “modello per i Comunisti”.

Tutti passi che sciolgono ulteriormente la diplomazia vaticana.

Il 12 luglio 1994, Fidel Castro incontra per due ore nella nunziatura apostolica di Cuba il Cardinal Bernardin Gantin, al tempo presidente della Congregazione dei Vescovi e presidente della Commissione Pontificia per l’America Centrale.

Tornato a Roma, Gantin parla a Giovanni Paolo II del miglioramento dell’atmosfera religiosa, spiega che Castro avrebbe apprezzato una visita papale. “I cambiamenti verso la Chiesa sono parte di un cambiamento più ampio a Cuba… un cambiamento che è sia sociale che economico. In generale, la nazione ha bisogno di grandi cambiamenti, e questi sono avvenuti, seppur su piccola scala,” spiega il Cardinal Gantin al Papa.

All’incontro aveva partecipato anche Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo dell’Avana: nell’ottobre 1994, Giovanni Paolo II farà di lui il primo cardinale cubano creato dai tempi della revoluciòn e il secondo cardinale cubano di tutti i tempi.  E Castro prenderà la nomina come un gesto di riconciliazione, permettendo a 2500 fedeli cubani di volare a Roma per prendere parte alla concistoro in cui Ortega viene creato cardinale – una celebrazione in cui lo stesso Castro sarà rappresentato da un alto ufficiale del governo.

E i rapporti diventano ancora più stretti quando, nel 1996, la Santa Sede critica l’Helms-Burton Act, la legge degli Stati Uniti che intende isolare Cuba dopo che il governo aveva abbattuto due aerei civili pilotati da cubani-americani, e che permetteva agli americani di fare causa e marchi stranieri se questi usano proprietà che sono state loro sequestrate dopo la rivoluzione cubana del 1959, e impedisce l’ingresso negli USA agli amministratori di aziende sospette.

Giovanni Paolo II porta avanti una diplomazia attiva, ma in segreto, secondo i metodi che la Santa Sede aveva già sperimentato con la cosiddetta Ostpolitik.  Il Papa chiede riconciliazione tra tutti i Cubani che vivono a Cuba e in nazioni straniere, inizia un dialogo con Castro e auspica lo stabilimento di un dialogo politico e diplomatico tra Cuba e Stati Uniti, in modo da favorire, quando fosse venuto il momento, una pacifica transizione nell’isola. E la prima richiesta è la fine dell’embargo USA a Cuba.

E questo percorso ha permesso anche una apertura sui temi religiosi. L’ateismo di Stato è stata la religione ufficiale di Cuba sino al 1992, quando la Costituzione Cubana sostenne la libertà religiosa, anche se in fondo più che di libertà religiosa si parla di libertà di culto. Ci volle la visita di Giovanni Paolo II per superare il sospetto tributato a quanti andavano a Messa, e per considerare il Natale una festa nazionale Il Venerdì Santo è poi diventato festa nazionale in occasione del viaggio di Benedetto XVI nel 2012. E nel frattempo alcuni gruppi religiosi avevano ottenuto il permesso di importare materiali religiosi e di incontrare i leader delle loro religioni. Di certo, un segno dell’impatto diplomatico della Chiesa Cattolica. Che non riguarda solo la religione cristiana. La visita di Giovanni Paolo II a Cuba portò ad esempio alla concessione per gli ebrei di celebrare i loro riti pubblicamente e di importare materiale religioso e cibo kosher per la Pesach.

Ora, dopo che Papa Francesco ha fatto di Cuba anche uno scalo ecumenico, perché è lì che si è tenuto il primo storico incontro tra un Papa e un patriarca di Mosca il 12 febbraio 2016, dopo la morte di Fidel Castro che pure ha potuto incontrare tre Papi, Cuba può di nuovo costruire una chiesa. La transizione è ancora lunga, ma è un passo avanti importante.

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