Da Cassano d’Adda a Tolentino: dopo il terremoto una nuova amicizia

Un momento della festa del gemellaggio
Foto: Roberta Porfiri
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Tutto era pronto per la festa del ‘Ciao’, organizzata nell’oratorio della parrocchia ‘Santa Famiglia’ dall’ACR: festoni, stellette, colori vivaci per rallegrare una serata speciale per bambini e ragazzi con il tema ‘Circondati dalla gioia’. Ma… a pochi giorni dalla festa, domenica 30 ottobre, Tolentino è stata risvegliata da un boato improvviso, rendendo molte case inagibili.

Così quell’oratorio in festa fu il biglietto da visita per l’accoglienza di molte persone impaurite e senza casa. E l’oratorio è stato ‘invaso’ dai lettini da spiaggia. Una festa in ‘sospeso’ che ha rallegrato un po’ le paure di chi ha domandato un posto per dormire di notte in compagnia. La nuova collocazione oratoriana fu postata su facebook per ricevere tanti ‘like’, ma soprattutto tanta solidarietà. E soprattutto una particolare ‘attenzione’ da parte dell’Azione Cattolica di Cassano d’Adda, diocesi di Cremona.

Molti contatti, diversi doni spediti ed una ‘raccolta fondi’ per un bonifico. Forse tutto sarebbe finito lì, ma… dopo tanti contatti una proposta da Tolentino, quella di consegnare personalmente la colletta, cioè fare un viaggio di circa 1000 km da Cassano d’Adda a Tolentino (con ritorno) in meno di due giorni. Dopo un po’ di riflessione la sfida è stata accettata e così nell’ultimo fine settimana di gennaio, nonostante il maltempo, la sorpresa della visita: un gruppo di sei persone dell’A.C.I della città lombarda sono stati ospiti della parrocchia ‘Santa Famiglia’, consegnando a quella tolentinate ciò che avevano raccolto nel tempo.

E da qui un gemellaggio e nuove amicizie. Roberta, socia dell’A.C.I. tolentinate, ha raccontato la nascita dell’incontro: “Nel mese di novembre, subito dopo il terremoto del 30 ottobre, decido di condividere sulla pagina facebook degli educatori AC al livello nazionale, un mio pensiero ed alcune foto per raccontare cosa la nostra città stesse vivendo ed in che modo la nostra comunità stesse sostenendo ed accogliendo i parrocchiani rimasti senza casa. Subito ho ricevuto risposte di speranza e sostegno nella preghiera da molti educatori, ma in particolar modo Giusy mi ha contattato in privato scrivendomi di volerci aiutare anche con materiali di qualsiasi genere ed ‘aiuti concreti’... come sottolineava lei. Poi ci siamo scambiati il numero di telefono e la storia diventava sempre più seria fino ad averli potuti conoscere di persona, scambiare con loro sguardi, sorrisi, calorosi abbracci e soprattutto raccontarci delle nostre vite di comunità parrocchiali”.

Insomma una giornata particolare, come ci hanno raccontato i cassanesi Giusy e Roberto: “Della giornata vissuta insieme rimane un caldo silenzio: silenzio nelle strade, silenzio interiore su cosa sarà il domani dopo quanto accaduto, ma un calore umano di solidarietà, di condivisione, di accoglienza, di voglia di stare insieme. Un calore che scalda il cuore; quel calore che si propaga e che si mantiene nella vita di ogni giorno e che ti fa sentire meno solo”. Anche Fernanda ha mostrato la propria gioia di questo incontro: “Resta la gioia di sentirmi parte di una comunità con cui condividere i momenti della nostra vita. Mi sono sentita accolta; avevo la sensazione di parlare con amici con cui si riprende un cammino già iniziato da lontano”.

Mentre Roberta ha confermato: “E’ stata una giornata piacevole: la nostra comunità parrocchiale ha accolto con gioia dei nuovi amici, amici di A.C.I. Personalmente sono rimasta stupita per come questo nuovo incontro sia stato per me come un ritrovarsi tra amici che si conoscono da sempre...invece non avevo mai avuto la possibilità di incontrarli prima. Resta in me il desiderio di approfondire questa conoscenza che sarà sicuramente un arricchimento reciproco per la nostra vita come laici di azione cattolica”.

Ma cosa ha mosso una parrocchia lombarda ad interessarsi ad una realtà così lontana? Ce lo hanno spiegato Giusy e Roberto: “Beh, tutto è nato per caso e si è poi trasformato in una fonte di provvidenza contagiosa se non fosse stato per quella foto postata su facebook da Roberta, con la frase che tutto era pronto per la ‘festa del ciao’ e invece... il salone si è trasformato in un centro di accoglienza, non ci saremmo mai incontrati. E ancora in modo provvidenziale se Roberta non avesse detto ‘quanto avete raccolto potreste venirlo a portare voi’ tutto si sarebbe risolto in un banale bonifico. Potremmo quasi dire che non siamo stati noi a scegliere voi così lontani, ma voi a scegliere noi, proprio come ha detto Gesù nel Vangelo”.

Fernanda ha aggiunto: “Io mi sono messa nei vostri panni e ho capito che il calore umano, la vicinanza era la cosa che io avrei desiderato avere”. Mentre Giusy e Roberto hanno raccontato il modo con cui sono riusciti a coinvolgere le persone: “Potremmo dire di aver contagiato con una malattia del bene quanti incontravamo... dire di poter aiutare concretamente chi all’apparenza così lontano, ma in realtà molto vicino, ha fatto scattare la molla della generosità solidale. Tolentino sembrava da sempre la città della porta accanto... la macchina del caffè donata con il cuore, i premi per una tombolata per i ragazzi, i soldi raccolti nella tombolata dell’Epifania, le spedizioni regalate, la raccolta fondi in chiesa, il passaparola con altri soci di AC e i ragazzi dell’ACR, i colleghi, i parenti, gli amici, hanno fatto sì che il nostro contributo fosse più consistente. A Tolentino siamo arrivati in sei ma con noi tanti altri cassanesi”.

Infine a Roberta abbiamo chiesto di spiegarci come, a distanza di mesi, vive la situazione del post sisma la parrocchia tolentinate: “La nostra parrocchia come comunità sta cercando di camminare con speranza viva. Nonostante tutto la comunità non si è mai data persa ed i locali parrocchiali hanno dato la speranza per accogliere e ricostruire. Si vive ancora col timore che nulla sia finito, ma soprattutto si gioisce perché nulla avrà mai fine”.

Abbiamo raccolto anche la testimonianza della presidente parrocchiale tolentinate di A.C., Stefania, che ha raccontato quei minuti del terremoto del 30 ottobre scorso: “Il terremoto ci ha colpito nel momento più intimo per una famiglia, la domenica mattina. Il momento dello stare insieme nell’intimità del focolare domestico per il giorno di festa. Basta pensare che eravamo ancora in pigiama ed anche in stanze diverse ma in un attimo io e mio marito ci siamo ritrovati abbracciati con i nostri due bambini nell’attesa che la scossa finisse.

Senza perdere la lucidità ci siamo ricomposti e siamo scesi in strada. Ricordo bene la sensazione dello scendere dalle scale e del percepire che i danni alla casa sarebbero stati importanti, poi gli sguardi e le lacrime dei condomini e dei vicini. In quei momenti il nostro quartiere era nel caos, in quei primi momenti l’emergenza era riuscita a diffondere il terrore nei nostri cuori. Il nostro quotidiano sembrava esserci stato deturpato per sempre. Ma c’è una cosa che ricordo bene e che ha subito, con una presenza, colmato la sensazione di vuoto vissuta. Alle ore 11.00, il consueto orario della nostra celebrazione eucaristica domenicale, ci siamo ritrovati a celebrare la messa all’aperto nei giardini parrocchiali inaugurati proprio qualche mese prima… forse una coincidenza o forse già un disegno scritto. Il ritrovarsi con Gesù Eucarestia è stata la presenza che ha colmato il vuoto dei nostri cuori.

Il ritrovarsi anche con i fratelli ci ha fatto sentire di nuovo a casa e ci ha dato la forza di ripartire… di prendere atto che la nostra vita è cambiata ma la ricostruzione dei cuori feriti è possibile se affidata a Dio. Il terremoto allora è stata un’opportunità, un’occasione di crescita nella Fede. Ringrazio Dio per la sua costante presenza incarnata in tanti fratelli che ci hanno testimoniato la loro vicinanza… Questa sì che è’ una bella storia!”

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